Un Sinodo per l’Amazzonia

di: Antonio Dall'Osto

Un’assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per la regione Panamazzonica: papa Francesco ne ha dato notizia all’Angelus di domenica 15 ottobre, al termine della celebrazione, in Piazza San Pietro, durante la quale aveva proclamato 35 nuovi santi: 30 protomartiri brasiliani, 3 messicani, uno spagnolo e l’italiano Angelo da Acri.

Il papa ne ha indicato anche la finalità: «Scopo principale di questa convocazione è individuare nuove strade per l’evangelizzazione di quella porzione del popolo di Dio, specialmente degli indigeni, spesso dimenticati e senza la prospettiva di un avvenire sereno, anche a causa della crisi della foresta amazzonica, polmone di capitale importanza per il nostro pianeta». E ha precisato di aver maturato questa idea accogliendo il desiderio di alcune conferenze episcopali dell’America Latina.

Nei mesi scorsi il papa aveva espresso in varie circostanze la volontà di convocare un incontro mondiale dei vescovi per l’Amazzonia. L’ultima volta, alla fine di settembre incontrando i vescovi dell’Ecuador in Vaticano. In precedenza, lo scorso mese di maggio, aveva manifestato il medesimo proposito con i vescovi del Perù. E il segretario generale della Conferenza episcopale ecuadoriano, Rene Coba Galarza, dichiarò, dopo un incontro con papa Francesco il 25 settembre scorso, che ciò che stava a cuore al papa era un annuncio cristiano nel rispetto dei popoli indigeni e della loro identità e senza calpestare le loro convinzioni e la loro visione del mondo.

Inoltre, nella sua visita in Colombia, all’inizio di settembre, il papa aveva esortato i vescovi a «non abbandonare a se stessa la Chiesa in Amazzonia».

In realtà, di questa proposta del Sinodo si era già cominciato a parlare nell’aprile del 2014. In quell’epoca, il papa aveva ricevuto in Vaticano il vescovo austriaco dell’Amazzonia Erwin Kräuter, il quale ne parlò in una successiva intervista. Il papa gli avrebbe detto di aver pregato affinché la Conferenza episcopale brasiliana maturasse proposte «coraggiose e audaci». Tra queste – notizia poi smentita da Kräuter – la separazione del celibato dall’eucaristia. Ma questa classica fake news – notizia falsa – all’inizio del 2015, aveva dato la stura a una serie di speculazioni fomentate dai gruppi critici ultraconservatori, che parlavano di un presunto allentamento, da parte del papa, o persino di abolizione, del celibato in Amazzonia, al punto che il Vaticano si sentì in obbligo di pubblicare una chiarificazione. L’ufficio stampa, infatti, smentì anche la notizia di una presunta lettera del papa in cui avrebbe parlato dell’introduzione dei “viri probati” nella regione. Destinatario delle lettera sarebbe stato il cardinale brasiliano Claudio Hummers – grande amico di lunga data del papa Francesco – ex capo della Congregazione per il clero e presidente della Commissione episcopale per l’Amazzonia,.

Ma nonostante le smentite, questi gruppi ultraconservatori da tempo andavano dicendo che la regione dell’Amazzonia sarebbe servita al papa come terra di sperimentazione per una radicale ristrutturazione della Chiesa. Nei loro blog e siti Internet scrivevano infatti che il papa voleva abolire il celibato nella regione e avesse inoltre in progetto l’ordinazione dei “viri probati” e più ampiamente l’ammissione al sacerdozio degli uomini sposati. Lo scopo di queste notizie era sempre lo stesso: screditare il papa, facendo sapere che nella remota regione della giungla amazzonica, e nascosto agli occhi dei veri credenti, starebbe compiendo segretamente la rivoluzione nella Chiesa.

In realtà, papa Francesco non ha mai parlato, in relazione al Sinodo, di celibato o di viri probati, ma solo di aprire nuove vie per l’evangelizzazione delle popolazioni indigene dell’Amazzonia e dei problemi della salvaguardia dell’ambiente, contro lo sfruttamento, come aveva scritto diffusamente nell’enciclica Laudato si’.

Il sinodo si terrà a Roma nell’ottobre 2019 durerà circa una settimana.

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