Internet e pornografia

di: Tebaldo Vinciguerra

Il sinodo dei vescovi dedicato al tema «Giovani, la fede e il discernimento vocazionale» si svolgerà nel mese di ottobre 2018. Tra le tappe che portano al sinodo, spicca l’incontro di più di 300 giovani rappresentanti da tutto il mondo, convenuti a Roma dal 19 al 24 marzo per una riunione pre-sinodale che ha visto coinvolti anche 15.000 giovani collegati online.

Hanno elaborato un documento finale (qui): è il riassunto di tutti i contributi dei partecipanti basati sul lavoro di venti gruppi linguistici, e di ulteriori sei gruppi tramite i social media. Gli addetti ai lavori che ho avuto modo di contattare confermano che è «davvero il lavoro dei giovani» – dato che gli adulti si sono essenzialmente limitati a partecipare in qualità di organizzatori e osservatori.

Vivere online

Il documento contiene queste considerazioni: «Le relazioni online possono diventare disumane. Gli spazi digitali ci rendono ciechi alla fragilità dell’altro e ci impediscono l’introspezione. Problemi come la pornografia pervertono la percezione che il giovane ha della propria sessualità. La tecnologia usata in questo modo crea una ingannevole realtà parallela che ignora la dignità umana. (…) La Chiesa dovrebbe rivolgere la sua attenzione alla piaga della pornografia, includendo gli abusi in rete sui minori, il cyberbullismo e il conto salato che essi presentano alla nostra umanità».

Considerazioni che, sì, echeggiano indubbiamente i pronunciamenti di molti specialisti, ma che hanno in aggiunta l’autorevolezza della giovinezza e dell’internazionalità. La «realtà parallela», che ignora la dignità umana, richiama alla mente le riflessioni di Bauman sulla dicotomia tra vita online e vita offline. Questa seconda inevitabilmente influenzata dalle numerose ore – anche nove al giorno per molte persone – trascorse online, in modalità arci-connessa.

La vita online, di per sé, favorisce lo scollegamento con la realtà e le sue esigenze. Per esempio: le esigenze di una relazione (qualsiasi altra situazione è mediata attraverso Internet e uno schermo); le esigenze del tempo (la velocità di un clic fa dimenticare tanti ritmi sociali e naturali); le esigenze di gestire un conflitto (basta chiudere la pagina o bloccare la persona importuna); le esigenze di assumersi le proprie responsabilità (è facile odiare, condannare, o condividere rimanendo dietro la tastiera, confidando anche in una relativa anonimità).

La perversione pornografica dell’immagine

Quando per giunta nella vita online di una persona è incardinato un consumo di pornografia, a maggior ragione le convinzioni e i comportamenti vengono influenzati da una visione della sessualità e della relazionalità fortemente storpiata, pervertita, che ignora la dignità umana come spiega appunto quel documento finale. E quelle convinzioni e comportamenti sono particolarmente influenzabili nel bambino, nel giovane. Stando a una mera logica commerciale, se il sesso è mercanzia, tanto vale iniziare a creare un pubblico di consumatori il prima possibile.

C’è un mercato della pornografia che adesca i giovani. Non sorprende se la maggior parte dei primi accessi a materiale pornografico online oramai è involontaria. Si tratta cioè di vittime giovanissime che incappano in foto o video hard mentre cercavano tutt’altro; quando non sono ancora giunti all’età in cui ci si pone certe domande sul sesso; in una stagione della loro vita in cui non era ancora arrivato nessun adulto a fargli vedere un giornalino o un DVD scabroso. I giovani meritano una speciale protezione.

È degno di nota il fatto che dal congresso internazionale Child Dignity in the Digital World, tenutosi lo scorso anno all’Università Gregoriana, siano scaturiti una dichiarazione presentata al Santo Padre e, più recentemente, un piano strategico la cui visione è riassunta in queste parole: creare un mondo digitale in cui bambini e adulti vulnerabili siano rispettati e liberi di esercitare i loro diritti digitali, al sicuro da sfruttamenti e abusi.

La rete: pervasività della pornografia

Il tono dato dagli esperti coinvolti non lascia dubbi: la pornografia di Internet, sregolata e pervasiva, «bombarda» i cervelli in fase di sviluppo dei bambini e dei giovani. Il piano strategico insiste sul bisogno di accrescere la consapevolezza in merito ai pericoli che si corrono online, e alle ripercussioni di questi pericoli. L’intento è creare un’alleanza trasversale tanto larga da comprendere società civile, enti internazionali, industria tecnologica, ricercatori e istituzioni religiose.

A queste ultime spetta un particolare compito affinché, nel loro lavoro sulla famiglia, la vita o la povertà, si concentrino anche sulla pornografia: questo costituisce un secondo e forte richiamo oltre a quello espresso in occasione dell’incontro pre-sinodale. Ai ricercatori e alle autorità responsabili delle questioni sanitarie sono, invece, rivolti più appelli affinché continuino un lavoro di studio sulle conseguenze del consumo di pornografia e attivino uno sforzo parallelo di prevenzione e informazione.

Per la precisione, si parla di campagne di deterrenza per il consumo di pornografia da parte di giovani e adulti, e di una migliore segnalazione delle risorse specializzate per chi si trova in situazione di dipendenza.

Responsabilità della politica

Lo scorso 10 marzo, il dipartimento del governo inglese competente per il digitale, la cultura, i media e lo sport ha pubblicato una serie di misure nell’ambito della «Strategia digitale nazionale» (qui). Si annuncia per esempio l’imposizione di una verifica severa dell’età per chi desidera accedere dal Regno Unito a siti pornografici, e questo entro la fine dell’anno. È un lavoro lungo: una simile verifica era discussa sin da quando il governo inglese aveva iniziato ad affrontare la questione della pornografia, e all’epoca a dirigerlo era Cameron.

Già il 25 novembre 2017, era stato il presidente della Repubblica Francese a esprimersi sulla pornografia, fatto che non passò inosservato. In un discorso più ampio, dedicato all’eliminazione della violenza verso le donne (qui), Macron si è scagliato contro la sorta di «propaganda tacita» in favore dei «comportamenti più indegni».

La pornografia unisce stereotipi, violenza e virtualità, influenza le menti giovani, e il suo consumo è oramai diventato banale. Essa è radicata nelle scuole francesi: un problema che genitori e insegnanti hanno per lungo tempo rifiutato di percepire. Tenendo conto di questo, il presidente transalpino ha annunciato un’operazione di sensibilizzazione affinché i genitori siano in grado di individuare meglio i sintomi di esposizione alla pornografia che i loro bambini potrebbero manifestare.

Questi proclami, queste misure annunciate, che dovrebbero coinvolgere gli operatori tecnologici, le amministrazioni e i ministeri dell’educazione o della sanità, sono indubbiamente benvenute. Meglio tardi che mai. Purché ci sia un’autentica volontà di avanzare in questa direzione.

Il lavoro è difficile, indubbiamente, e questo per vari motivi, tra i quali: la complessità che rappresenta Internet con la sua vastità e la sua globalità, l’influenza di concezioni svianti di cosa siano la libertà o i diritti, un preoccupante smarrimento antropologico che si manifesta in vari modi, la persistenza di potenti interessi economici (la prolungata e recente polemica sull’opportunità di abbassare l’età del digital consent a 13 anni in Irlanda ha indubbiamente i suoi risvolti economici).

I giovani e il lavoro del discernimento

Ma è un lavoro necessario. Ne sono ben consapevoli i giovani stessi e lo dimostrano, loro che hanno un rapporto con il porno ben diverso da chi, nel 2018, è a capo di ministeri, governi, centri di ricerca o ospedali e che, plausibilmente, era adolescente nell’epoca pre-Internet.

I giovani, per i quali l’esortazione Gaudete et exultate (cf. la presentazione su SettimanaNews) evidenzia un particolare e urgente compito (166-168): quello del «discernimento» per capire se – in un mondo fatto di zapping costante e di molteplici e simultanei scenari virtuali – il contenuto con il quale si è confrontati sia vino che viene da Dio oppure un inganno «dello spirito del mondo».

Il tutto senza dimenticare un bellissimo pensiero dell’esortazione: «Quanto detto finora non implica uno spirito inibito, triste, acido, malinconico, o un basso profilo senza energia. Il santo è capace di vivere con gioia e senso dell’umorismo. Senza perdere il realismo, illumina gli altri con uno spirito positivo e ricco di speranza».

Tebaldo Vinciguerra, italo-francese e padre di famiglia, è diplomato in scienze politiche. Dal 2011 al 2016 è stato responsabile presso il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace per questioni inerenti l’ecologia e lo sviluppo, analizzando numerose sfide dei nostri tempi alla luce della dottrina sociale della Chiesa. Attualmente lavora presso il Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, recentemente istituito da papa Francesco (riprendiamo questo suo intervento pubblicato sul sito dell’associazione Puri di Cuore nel maggio scorso).

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