Cattolici e migranti: sospetti, generosità e ambivalenze

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Le cronache quotidiane, le scelte del governo populista, le resistenze nelle comunità cristiane fanno emergere la questione immigrati fra le più urticanti e difficili da gestire. La difficoltà non è solo italiana, ma europea.

I vescovi francesi hanno deciso di investire un’attenzione particolare sul tema. Davanti ai rifugiati, i cattolici transalpini sono fra loro più conflittivi e polarizzati, ma anche tendenzialmente più ambivalenti e disponibili dell’insieme della popolazione francese.

Nasce da qui una ricerca promossa dal Servizio nazionale per la pastorale dei migranti, dal Secours catholique, da Terre solidaire e dal Servizio gesuita per i rifugiati, affidato a More in Common (iniziativa internazionale per contrastare le polarizzazioni sociali) e realizzato dall’istituto di ricerca Ifop: Perceptions et attitudes des catholiques de France vis-a-vis des migrants, giugno 2018. In vista di un’azione pastorale per l’accoglienza nelle comunità cristiane da avviare nell’autunno prossimo.

Polarizzati e disponibili

Polarizzati, ma ambivalenti: il dato è comune all’insieme della popolazione, ma è ancora più profilato nei cattolici. Due gruppi alle estremità (valgono il 21% e il 15%) pro e contro, mentre la maggioranza è inquieta e incerta. Un terzo dei praticanti è attraversato dall’insicurezza culturale, con la sgradevole percezione di un islam invadente e incomprimibile.

Tuttavia, la generosità dei cattolici nei confronti degli immigrati è nettamente superiore a quella della popolazione in genere e, nel suo insieme, il 61% dei fedeli rifiuta la chiusura delle frontiere e scommette (per il 71%) in una possibile integrazione grazie al lavoro. In generale, più la fede è vissuta con tranquillità nel contesto della modernità più cresce la disponibilità a giudicare e vivere il problema con moderazione e fiducia.

Vi è un diffuso pessimismo sulla situazione del paese a cui l’elezione di Macron ha solo parzialmente posto rimedio. Esso è legata a un giudizio negativo sulla globalizzazione. Il 48% ritiene che il paese debba difendersi dai suoi effetti negativi. Fra i più sofferti, viene in evidenza la domanda di identità culturale. Per il 47% essa sta scomparendo (contro un identico gruppo che afferma il contrario), e il richiamo alle radici cristiane del paese (54%, e il 69 % dei praticanti) ne è la conseguenza. In particolare per quelli che dubitano della compatibilità fra islam e valori repubblicani.

I cattolici sono tendenzialmente benevoli verso gli immigrati, convinti (per il 66%) che senza di essi molti mestieri rimarrebbero deserti. Il lavoro può fare la differenza: lo crede il 71 % dei cattolici di contro al 44% della popolazione. La loro opinione torna a combaciare con quella generale nella valutazione circa i “privilegi” di cui gli immigrati godrebbero da parte dei servizi assistenziali. Non condividono la chiusura delle frontiere, ma per il 58% ritengono che il paese non abbia le risorse per accogliere tutti, né l’obbligo di farlo.

I ripetuti appelli di papa Francesco hanno un impatto positivo. Li condividono il 61%. Se solo il 24% ritiene l’islam incompatibile con la fede e la cultura repubblicana, due su tre percepiscono la sua crescita con inquietudine. Le reti associative cattoliche e le parrocchie garantiscono una netta differenza positiva rispetto agli aiuti concreti: mentre nella popolazione si mobilità uno su tre, fra i cattolici è uno su due.

Quanto conta Francesco?

L’indagine ha visto il coinvolgimento diretto dei protagonisti più esposti sul terreno, appositi gruppi di discussione e un successivo seminario nazionale di valutazione.

L’inchiesta ha diviso l’intero spettro del cattolicesimo francese (il 53% della popolazione) in cinque diversi gruppi, da sinistra a destra: cattolici multiculturalisti (21%: giovani, di sinistra, diplomati), liberali (24%: giovani-adulti, buon livello di reddito, macroniani), cattolici culturalmente insicuri (22%: adulti-anziani, reddito medio, donne), nazionalisti secolarizzati (18%: adulti, formazione medio bassa, non praticanti), nazionalisti (15%: pensionati, di destra, nelle campagne).

Un posto particolare sul tema dell’immigrazione è quello di papa Francesco, supportato con convinzione dall’episcopato. Ha fatto dell’ospitalità e dell’accoglienza una delle cifre del suo pontificato. Non senza dissensi.

L. Dandrieu, direttore di Valeurs actuelles, parla di un «universalismo che spinge l’amore per l’altro fino al disprezzo per i propri» e un informatore noto come H. Tincq denuncia lo spostamento a destra del cattolicesimo francese nonostante il papa, una «nuova intransigenza cattolica». E tuttavia è indicativo che, fra i giovani del sondaggio, il 72% sia d’accordo con il suo invito ad accogliere, proteggere, promuovere e integrare i nuovi venuti. Nonostante le reticenze e le polarizzazioni, i suoi appelli raccolgono il 61% del popolo credente. Ha soprattutto una funzione di contenimento verso i cattolici conservatori, contribuendo al loro posizionamento più moderato, spostandoli verso il polo dell’ospitalità.

«Francesco sembra aver contenuto le reticenze: in una inchiesta realizzata nel settembre 2015 per La Croix e Pelerin, il 58% dei cattolici praticanti approvavano l’appello del papa a mobilitarsi di fronte alla crisi dei migranti e ad accogliere in ciascuna parrocchia cattolica d’Europa una famiglia di migranti. Nella nostra inchiesta lo sostiene il 63%. In particolare l’evoluzione è notevole fra i non praticanti. Il 61% nella nostra inchiesta approva l’appello del papa, contro il 40% del 2015». Difficile immaginare che il magistero dei vescovi avrebbe avuto effetti così positivi, senza il diretto impegno del pontefice.

Globalizzazione e identità

Un secondo tema singolare è l’islam. Se la globalizzazione apre le domande identitarie della popolazione e dei cattolici, è indubbio che l’islam ne rappresenti una parte significativa. Due cattolici su tre ritengono che l’influenza dell’islam sia sempre più forte, ma solo il 24 % lo ritiene incompatibile con la società francese. Il 47% è convinto che in esso vi siano valori similari a quelli cristiani. «La domanda culturale, prima marginale, è ormai centrale. La risposta data dai cattolici è in parte correlata alla loro percezione dell’islam: più la seconda religione di Francia suscita l’ostilità o l’inquietudine, meno si è inclini a vedere l’immigrato come un arricchimento».

Nel dibattito pubblico l’islam è legato al tema della coesione nazionale e, in tale quadro, prende spazio la teoria della «grande sostituzione» e dello scontro di civiltà. Eventi come l’assassinio di p. Hamel rafforzano l’immagine dell’islam come una minaccia.

I gruppi cattolici si dispongono frontalmente: da un lato, multiculturalisti e liberali, dall’altro, nazionalisti, secolarizzati e incerti. Questi ultimi, che rappresentano spesso l’ago della bilancia, guardano con apprensione alla pratica rigida dell’islam. «A forza di essere troppo rigidi, si cade nell’estremismo» ha commentato un giovane del gruppo.

Una nuova narrazione

Accoglienza, integrazione e identità costituiscono tre sfide connesse, molto esposte alla polarizzazione. Se l’apertura all’accoglienza è spesso dipendente dal flusso mediatico (si è convinti di una crescita di arrivi che non è reale, si parla di «effetto Calais», un agglomerato di profughi in attesa di trasferimento in Inghilterra), il tema dell’integrazione è più complesso. «Uno spostamento si è operato in proposito nell’arco di un decennio. La sfida non è più di sapere se i nuovi arrivati arriveranno a integrarsi o no: la stragrande maggioranza è persuasa che non vi arriveranno mai». Nonostante che il 45% li ritenga privilegiati in ordine agli alloggi popolari e ai servizi pubblici (contro il 43%).

Le polarizzazioni sono avvertite con qualche sofferenza dai cattolici, in particolare dai multiculturalisti e dagli insicuri. Ma la pluralità delle visioni e delle percezioni non pare insormontabile. «L’inchiesta mostra che percezioni negative non concludono sempre con attitudini di ostilità e che il livello di impegno dei cattolici non è legato solo alle proprie attitudini. Esistono punti di convergenza in favore dell’ospitalità e delle strategie possono essere elaborate per consolidare una maggioranza (pro-accoglienza), stabile nel tempo».

Si è già accennato a rilevanti atteggiamenti in cui i cattolici divergono in positivo rispetto alla popolazione: il dono economico, finanziario e di impegno rispetto ai migranti, l’attesa della funzione integrativa del lavoro, una linea normalmente più moderata e possibilista rispetto alla maggioranza, l’affermazione di non chiudere le frontiere. Ma non sono risultati acquisiti. «Se l’accoglienza dei migranti è giustificata, se la loro integrazione è auspicata e possibile, niente garantisce il loro successo. In materia i cattolici sono da convincere: una maggioranza fra loro pensano che non ci si arriverà». Esprimono, cioè, una posizione di attesa e di auspicio.

Il lavoro da fare è quello di elaborare una narrazione in grado di resistere e di sovvertire quella prevalente nei media. Un racconto che punti sui giovani, sull’efficacia già dimostrata delle buone prassi a livello parrocchiale e di associazioni, sul sostegno agli interventi pubblici.

Ciascun gruppo ha bisogno di essere preso in considerazione: per confermare gli impegnati, per rassicurare quanti temono la fine della cultura e dei valori cattolici, per rinnovare il nesso tra fede e impegno sociale. Trasformare, cioè, l’ambivalenza paurosa in ambivalenza positiva. Come ha fatto notare una signora “insicura”: «Si può avere paura dei migranti e, nello stesso tempo, avere la forza di aiutare coloro che sono nella necessità. Non c’è affatto bisogno di rinunciare a quello che si è per essere accoglienti. Basta che ciascuno faccia degli sforzi per comprendere l’altro».

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