I segni della croce: in dialogo con Alessandro Zaccuri

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zaccuriI segni della croce. La presenza del cristianesimo nella cultura di oggi, è il titolo di una conferenza tenuta di recente dallo scrittore e giornalista Alessandro Zaccuri in una parrocchia del bolognese.

Sembra un titolo prevedibile, che sottintende un’indagine nota: quella delle cosiddette radici cristiane della nostra cultura o, ancora meglio, della presenza dei semina verbi nella cultura contemporanea. Una riflessione che, seppure fatta in buona fede, non porta mai a un avanzamento della riflessione teologica sui rapporti tra cultura e fede. Infatti, riconoscere soltanto che l’immaginario contemporaneo è popolato di immagini e parole appartenenti alla tradizione cristiana non ci permette di esplorare a fondo i territori spesso scandalosi della cultura ma si limita a rassicurarci sul fatto che qualcosa del cristianesimo continua ad ardere, in qualche forma, sotto le ceneri della modernità.

La posizione di Zaccuri rispetto a questa proposta è certamente più profonda perché secondo l’autore milanese risulta «perfettamente inutile cercare di dimostrare quanto di cristiano sia ancora riconoscibile nell’immaginario dei nostri anni se prima non si fosse chiarito che cosa è cristiano e che cosa del cristianesimo è stato espresso, fin dalle origini, attraverso l’immaginario».[1]

Secondo Zaccuri, infatti, la nascita dell’annuncio cristiano risulta come un evento paradigmatico rispetto allo sviluppo successivo dell’immaginario moderno e contemporaneo. Il cristianesimo, cioè, non andrebbe semplicemente ad aggiungere elementi a un immaginario già esistente, ma piuttosto ne ridefinirebbe i codici espressivi e narrativi alla radice. Il cristianesimo, infatti, pone un sigillo indelebile sulle vicende umane e sul linguaggio per esprimerle: dopo Cristo certe cose non sono più esprimibili se non attraverso le parole di cui il messaggio cristiano ha rivestito quelle vicende, attribuendo loro un nuovo significato: salvezza, divinità, passione, croce, sofferenza, bellezza, corpo ecc.

Dopo l’annuncio cristiano, e il vissuto che di questo annuncio si farà dalla prime comunità fino a noi, le vicende più profonde e inevitabili della vita dell’uomo vengono illuminate da una luce che ne permette una narrazione che in altri termini non può più essere detta. Il corpo dell’innocente non sarà mai più distinguibile dal corpo di Cristo, solo per fare un esempio. Questa è dunque la matrice dell’immaginario cristiano, che è rintracciabile in qualsiasi narrazione che si interroghi sulle questioni più urgenti e «pericolose» per l’uomo.

Si tratta tuttavia di una presenza-assenza – soprattutto nell’ambito delle produzioni culturali recenti – perché è innegabile che, seppure molte delle recenti produzioni dell’industria culturale contemporanea si esprimano attraverso elementi dell’immaginario cristiano, esso viene inevitabilmente degradato e in parte corrotto.

Per spiegare questa presenza-assenza Zaccuri utilizza un’immagine molto efficace, quella della sconsacrazione. Se in un luogo, anche se sconsacrato, continua a sopravvivere una memoria residuale del sacro, allo stesso modo nella cultura gli elementi dell’immaginario cristiano possono essere profanati e sconsacrati ma mai completamente cancellati. «Quando una croce viene tolta dal muro – dice Zaccuri – il segno di quella croce vi rimane sopra come un ombra, e noi dobbiamo andare alla ricerca di quel segno».

Tuttavia questo genere di ricerca, per essere autenticamente efficace, deve poter ammettere, senza imbarazzo, la possibilità di penetrare la natura spesso scandalosa e oltraggiosa di alcune produzioni della nostra cultura. D’altra parte, tra lo scandalo e il messaggio cristiano corre una relazione sostanziale che non può sfuggire a chiunque si avvicini ai racconti evangelici. Allo stesso modo la stretta relazione che vede intrecciarsi fede e cultura è parte integrante del mistero di Cristo, «perché il cristianesimo è per sua natura un evento secolare e può essere addirittura considerato come una forma intransigente di materialismo», dice Zaccuri. Questo mistero è reso noto da uno dei testi più pregnanti del Nuovo Testamento, il Prologo di Giovanni: il Logos si è fatto carne e la carne assume la potenza della Parola.

«È questo l’intreccio su cui si fonda il rapporto tra il cristiano e l’immaginario, un rapporto che nell’esperienza millenaria della Chiesa si è espresso principalmente attraverso il racconto, imponendosi come paradossale – ma non meno efficace – forma di realismo».[2]

Con l’intervento del giornalista e saggista Alessandro Zaccuri, I segni della croce. La presenza del cristianesimo nella cultura di oggi, è stata inaugurata il 17 ottobre 2018, presso la parrocchia di Castenaso (provincia di Bologna), la Scuola di formazione teologica locale.


[1] A. Zaccuri, In terra sconsacrata. Perché l’immaginario è ancora cristiano, Bompiani, Milano 2008, 146.

[2] A. Zaccuri, In terra sconsacrata. Perché l’immaginario è ancora cristiano, Bompiani, Milano 2008, 14.

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