Legalizzazione droghe leggere: rinuncia ad educare

di: Giovanni Mengoli

Sul dibattito legato alla proposta di legge in commissione al Parlamento in questi mesi, mi permetto di offrire una breve riflessione che prova ad analizzare la questione da un punto di vista che sento molto caro e importante per il futuro del nostro paese.

Chi ha presentato la proposta di legge l’ha motivata insistendo principalmente sull’idea che legalizzando le droghe leggere verrebbe dato un duro colpo alla criminalità organizzata. Credo che sia difficile poter fare una valutazione anticipata in questo senso: conosciamo bene infatti il detto popolare: “Fatta la legge, trovato l’inganno”.

Ugualmente, pur avendo un mio pensiero in proposito, non vorrei entrare nel dibattito tra chi sostiene la possibilità della legalizzazione in forza del fatto che “non è uno spinello ogni tanto che crea dipendenza o incapacità ad avere una propria vita come tanti”; o viceversa chi vi è contrario in ragione del dato inconfutabile che tutti coloro che finisco nella schiavitù delle droghe cosiddette “pesanti” sono sempre prima passati attraversato la sperimentazione delle droghe leggere.

Credo sia piuttosto importante provare ad affrontare la questione dal punto di vista del senso che coloro che fanno uso di droghe leggere associano a questo comportamento. Lo stesso ragionamento si potrebbe fare sull’uso smodato dell’alcol, specialmente tra i giovani, ma qui il discorso si farebbe più articolato, perché davanti ad una sostanza che si trova comunemente in commercio.

Tornando al ragionamento sull’uso delle droghe leggere, secondo alcuni si tratta di un divertimento come tanti, un modo per stare insieme agli amici e ricercare nuove emozioni. Potrei controbattere dicendo che sono stupito dal fatto che non ci sia capacità  di divertirsi e stare insieme,  senza fare a meno di questa modalità artificiosa per provare emozioni positive.

Alti sostengono: “Che male c’è? Lo fanno tutti!” Rispondo che non esistono scelte neutre. Le nostre azioni hanno sempre delle ripercussioni: se non altro sul piano economico, se si vuole proprio escludere quelle sulla salute! Mi stupisce inoltre che tanti si comportino come un branco di “pecoroni”, e quando sono in gruppo non abbiano il coraggio di andare controcorrente.

Ci si potrebbe fermare qui, se non fosse che, nel momento in cui viene presentato questo disegno di legge, è come se fosse lo Stato a  portare le argomentazioni suddette!

Uno Stato che, come ci ricorda l’amico ex magistrato Maurizio Millo, ha nelle sue fondamenta una Costituzione che non è neutra, che non è indifferente alle scelte dei suoi cittadini, ma porta in sé un alto messaggio educativo, chiedendo loro di impegnarsi a costruire una convivenza all’insegna della solidarietà e della responsabilità.

Una legge come quella della legalizzazione delle droghe leggere si pone in controtendenza con la prospettiva educativa della Costituzione; come se fosse indifferente per lo Stato una scelta dei suoi abitanti in merito all’uso.

Potremmo concludere quindi che, approvando questa legge, lo Stato rinuncerebbe ad educare i suoi cittadini verso scelte ben più alte e di maggior senso, come furono quelle che ispirarono i padri costituzionali nella redazione della Costituzione Italiana. La prospettiva che ne deriverebbe è veramente desolante!

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2 Commenti

  1. pietro 8 settembre 2016
  2. pietro 8 settembre 2016

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