Lettera ai giovani del 15 marzo

di: José Ignacio González Faus

climate protes

Amiche e amici,

anzitutto congratulazioni e un applauso da parte di un povero vecchio ottuagenario, anche se forse dovrei cominciare chiedendovi perdono per il pianeta che vi lasciamo. Congratulazioni perché, tutti insieme, avete chiamato in causa i nostri politici. Adesso sappiamo che dei semplici giovani studenti sanno ciò che i nostri politici (a quanto pare) non sanno! O non vogliono sapere….

Oggi, in forza dell’esperienza che credo di avere acquisito nella mia lunga vita, vorrei commentare con voi le manifestazioni del 15 marzo, affinché non rimangano uno dei tanti simboli, belli ma inefficaci, con cui le nostre società sembrano voler tranquillizzare le loro coscienze.

Il mio primo consiglio è molto semplice: non salverete la terra, se non riuscirete a cambiare il sistema economico. In altre parole, bisogna passare dalla società dei consumi alla società della cura. Non mi sembra perciò un caso che sia stata una donna a dare il via a tutto questo vostro movimento.

Ma, siccome questo sistema che bisogna cambiare si difenderà in maniera cieca e appassionata, permettetemi un altro avvertimento: nel caso che i politici vi prestino attenzione, cercheranno di adottare delle misure che colpiscono i paesi più poveri, mentre i ricchi si permetteranno di continuare a inquinare.

Questo è quanto abbiamo fatto finora: il sistema produce solo a condizione di non condividere, sa solo creare dei ricchi sempre più ricchi a spese dei poveri sempre più poveri. Quando entriamo in una di queste crisi periodiche che il sistema produce, ne usciamo con la formula diabolica di “austerità” (“per i più poveri”) e di prosperità per i più ricchi.

Guardate a questa Europa delle due misure: permissiva quando la Germania o la Francia commettono qualche infrazione, ma crudele quando a commetterla è la Grecia. Dialogante fino all’esaurimento con la follia della Brexit inglese, mentre con la Grecia non si è voluto nemmeno ascoltarla, anche se si sapeva che tutta l’austerità (detto in maniera più chiara: tutta la miseria) imposta l’avrebbero pagata i più poveri tra i greci e non i veri colpevoli. Questa “Europa delle banche” non è l’Europa né dei popoli né, tanto meno, delle persone.

E non perché l’Europa sia cattiva. È il sistema che ci ha rovinato. Lo stesso che corruppe il prezioso “sogno americano” di oltre due secoli fa, e che induce oggi il suo presidente milionario a negare il cambiamento climatico, così come induce i suoi affaristi ad approfittarsene per vendere “fughe su Marte” il giorno in cui la terra fosse inabitabile…

Il sistema che è nato per servire “mamòn” (termine aramaico che significa ricchezza privata), un falso Assoluto, nemico del vero Assoluto.

Il sistema non cessa di dirci che bisogna avere pazienza perché stiamo sviluppandoci e giungerà il giorno in cui tutti saranno ricchi. Questo argomento è quello che voi avete pesantemente confutato. Quel giorno non arriverà mai perché, prima che giunga, sarà distrutto il pianeta che ora consuma ogni anno più di quello che può rigenerare.

Pertanto, non si tratta di essere pazienti finché tutti saranno ricchi, ma impazienti affinché i ricchi finiscano presto. Perché il pianeta terra ha un rimedio soltanto (se ancora ce l’ha) in una civiltà di sobrietà condivisa. Tutti con i loro bisogni soddisfatti, ma nessuno con un lusso esagerato. Per mettere fine alla povertà e salvare il pianeta, bisogna finirla con tutte le grandi fortune: anzitutto con quell’1% che possiede quasi tanta ricchezza quanto la metà degli abitanti della terra. E poi, progressivamente, fare in modo che non ci siano più tutti coloro che soffrono su di sé queste cifre che gridano ingiustizia.

Spero che arrivi il giorno in cui un’autorità mondiale emani una legge secondo cui nessuno possa avere una fortuna superiore a una certa somma (diciamo all’incirca: mezzo milione di euro).

Mi sono dilungato su questi paragrafi finali perché possiate riflettere su quanto è difficile il cammino che avete intrapreso. Ma siate coraggiosi perché vi giocate il vostro futuro. Coloro che tra voi sono cristiani, celebrino con più gioia il motto “Venerdì per il futuro”. Perché nei venerdì noi cristiani ricordiamo la morte in croce di Colui che è vissuto solo per annunciare che era possibile, ed è a noi vicina, una società in cui regna solo l’Amore. E che donando così la sua vita, diede nuova vita al mondo.

Coraggio e mille abbracci a tutte e a tutti.

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