Migrazione in padre Léon Dehon

di: Juan José Arnaiz Ecker

Motivazione

Gli anni 2015 e 2016 hanno conosciuto un enorme movimento migratorio verso l’Europa, frutto delle forti e drammatiche convulsioni nel vicino Oriente. L’attenzione che il Governo generale dehoniano (SCJ) vuole dare a questo tema ci spinge a domandarci: come ha interpretato Dehon il movimento migratorio? Abbiamo cercato nelle fonti disponibili su Dehondocs [febbraio 2016] l’uso che il fondatore fa dei concetti “émigrant” e “émigration”.

Le fonti

Le citazioni esplicite su Dehondocs dei termini francesi riferiti appaiono in testi redatti nello spazio di tempo che va dal 1889[1] al 1913. È un tema presente in tutta la sua età adulta. Finisce precisamente alle porte della Grande Guerra, evento che segna il crollo di una delle linee più profonde del carattere e della riflessione di Dehon: il suo patriottismo.

Quattro sono i generi letterari che usa per trattare il tema. Da una parte, abbiamo il suo diario e le relazioni sui viaggi, che ci consentiranno di entrare nella sua considerazione e vissuto, più da vicino della persona del migrante. Dall’altra, abbiamo articoli giornalistici e qualche piccolo brano della sua opera sociale, che ci consentiranno di entrare nella sua comprensione delle cause, delle conseguenze e delle soluzioni di questo tema. In questo senso è interessante costatare che è nei testi del diario personale dove più volte appare il termine ‘migrante’ riferito alla persona, mentre lo stesso termine in senso concettuale appare maggiormente nei generi che esigono una più ampia riflessione per essere pensati per il grande pubblico[2]. Ecco un minimo conteggio:

 

Diario

Articoli giornalistici

Opere sociali

Racconti dei viaggi

“émigrant”

21

9

1

5

“émigration”

8

13

4

7

Comprensione in Dehon della emigrazione

Emigranti italiani

La partenza degli emigranti italiani per l’America. Particolare di un dipinto di Angelo Tommasi del 1896 (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna)

Incominciamo dal concetto “émigration”, che ci permetterà di avvicinarci ai fatti concreti e conoscere il modo di pensare e di situarsi di Dehon davanti al fenomeno.

Un primo dato che ci offre la lettura di questa raccolta di testi è la differenza che Dehon sembra stabilire tra una prima emigrazione (secoli XVI-XVII) e una seconda (secolo XIX).

Appaiono alcuni riferimenti negativi alle conquiste di spagnoli, portoghesi e anglosassoni, protagonisti della ‘prima emigrazione’, che hanno spinto e schiacciato le popolazioni native con “les flots montants de l’émigration”[3]. Si esprimerà con gli stessi termini in riferimento all’emigrazione irlandese, francese e tedesca dei secoli posteriori, ma in questo caso evidenzia uno degli elementi motivazionali dell’abbandono della terra di nascita: la religione[4]. Per vivere la propria fede (non cattolica) molti lasciarono l’Europa e si imbarcarono per il Nuovo Mondo; tuttavia, questo fatto viene positivizzato perché anche la fede cattolica conoscerà un progresso[5], una estensione[6]; potrà anche introdurre gesti nuovi in queste terre come la riconciliazione tra le tribù indie di Minnesota e i Sioux[7].

Ma le sue analisi del momento indicano una valanga costante di migrazione europea in Canada[8], Stati Uniti[9], Brasile[10], Argentina[11] o la stessa Australia[12]. I protagonisti di questa ‘seconda migrazione’ sono descritti come “ouvriers de culture ou débardeurs du port. La plupart sont venus dans le dénuement, chassés de chez eux par l’état précaire où se trouvaient certaines provinces au point de vue économique”[13]; è questa la descrizione di emigranti italiani, ma è perfettamente applicabile a quelli di altre nazionalità. Ma esiste anche un lato critico. Questi “nouveaux émigrants apportent avec eux les principes du radicalisme moderne et les idées révolutionnaires, ce qui constitue un grand danger pour l’avenir du catholicisme”[14]. Cioè, le ‘vecchie’ idee/problemi viaggiano insieme a questi nuovi migranti verso il nuovo mondo: “les mœurs ont fléchi autant que les institutions”[15].

Una visione eurocentrica

La considerazione della persona de migrante viene pensata in termini di “races fécondes”. L’etnocentrismo, o meglio eurocentrismo, di Dehon su questo punto è abbondante. Un testo come esempio: “Amérique, Asie, Océanie, Afrique, il n’est plus aucun lieu du monde où les races européennes ne se soient installées, où elles n’imposent leurs langues, leurs idées, leurs mœurs et leurs institutions”[16]. Inevitabilmente, in questa considerazione troviamo anche quello che per lui sono elementi discordanti o problematici, o in parole sue, “moins favorable”. Si tratta degli ebrei. Descrivendo il fenomeno migratorio a Jersey City [New Jersey], dice: “La couche ancienne de la population était formée des meilleures races d’Europe: Anglais, Irlandais, Allemands et quelques Français. La nouvelle émigration est moins favorable. Il y a presque un million de juifs. Ils ne s’assimilent pas à un peuple, ils restent toujours juifs”[17].

Tornando a elementi positivi del fenomeno migratorio, Dehon li trova nell’ambito scientifico e politico, sebbene sempre attraverso la genialità europea che per Dehon è la più adeguata o viabile. Scoperte, avvicinamento dei popoli, anche “une plus grande communication d’aliments entre les peuples des différents climats”[18]. E, senza dimenticare, lo ripetiamo, “l’action des missionnaires et l’émigration catholique [que] profiteront aussi des voies nouvelles de communication et porteront partout le nom et le règne du Christ, malgré tous les obstacles”[19]. Ma ci sono elementi negativi. Quello che rappresenta “l’avidité des compagnies d’émigration […] vrais seigneurs féodaux”, specialmente nel caso del Brasile[20], è un fatto concreto. Ma la sua valutazione è più profonda.

Esperienza negativa e dolorosa

Emigrati italiani in America

Emigrati italiani in arrivo a Ellis Island (New York, USA)

L’emigrazione in Dehon è un elemento fondamentalmente negativo e doloroso. La sua analisi di cause, conseguenze e soluzioni ha come cornice la sua personale analisi della società, che egli considera in crisi. Questa crisi si dilunga in quattro questioni: la questione economica, la questione operaria, la questione delle classi medie e la questione agricola, che è dove situa e comprende “l’émigration [que] décime l’Europe”[21].

Un articolo del 1892[22] sull’emigrazione rurale ci offre la sua visione sull’assunto. L’esodo rurale, che evidenza una lotta tra nuovi valori (lusso, piaceri, abbondati stipendi) e i grandi valori tradizionali, mette in questione la stabilità morale e fisica della nazione. Tre sono per Dehon gli elementi che fondano una nazione: religione, famiglia e proprietà. La proprietà equivale a dire praticamente la proprietà della terra. Questa concezione della base economica (di sapore medievale-tradizionale) trova nella Rivoluzione (e i cambiamenti che ha portato con sé in ambito sociale e, pertanto, economico) la colpevole del suo deterioro: che le tasse siano il triple sulla terra che sui beni immobili, o che la legge di successione permetta la divisione illimitata della terra fino a farla diventare insignificante produttivamente ed economicamente, sono le decisioni che hanno portato alla campagna:

  • la miseria e la fame: “un autre signe éclatant de la misère, c’est l’émigration provoquée par la faim et la souffrance”[23],
  • lo spopolamento: “les étouffement de la petite propriété, abandon de la terre et émigration douloureuse vers les villes…”[24],
  • e il ritorno di sistemi sociali di semi-schiavitù: “Naturellement, l’émigration s’accroît. Des multitudes de miséreux déguenillés encombrent les ports d’émigration. Ils s’en vont aux États-Unis avec des contrats de travail qui les mettent dans une condition presque servile, ou bien ils vont s’exposer à la faim et à la mort dans l’Amérique du Sud”[25].

Pertanto, l’analisi della causa e la sua connessione con le conseguenze gli consentono una chiara formulazione del suo pensiero:

“L’émigration, causée par la misère, a commencé d’affaiblir ce peuple, qui devait former une grande puissance ! C’est par centaines de mille que les jeunes gens et les familles les plus entreprenantes ont quitté leur patrie ruinée pour chercher le pain quotidien en France ou en Amérique. Et maintenant voici la défaite et l’écrasement. C’est un désarroi général”[26].

Nell’ambito delle soluzioni, p. Dehon si rimette al pensiero sociale di Leone XIII sulla Rerum novarum. Lo cita almeno in due occasioni:

  • CSC 25: “stimule l’industrieuse activité du peuple par la perspective d’une participation à la propriété du sol… Le travail sera plus intense et plus fructueux ; la triste émigration diminuera”;
  • REV 8031006/20: “une participation à la propriété du sol comblera peu à peu l’abîme qui divise le corps social en deux classes: toute-puissance dans l’opulence, et faiblesse dans l’indigence ; – en outre, une production plus abondante, la pensée de travailler sur un fond qui est à lui redoublant l’ardeur de l’homme; enfin, l’arrêt dans le mouvement d’émigration”.

Qual è il soggetto adeguato per dare una soluzione a questo processo di distruzione della madre-patria? Lo Stato. Quello di ‘madre-patria’ è un concetto di speciale rilevanza per captare l’avvicinamento di Dehon alla figura dell’emigrante. La madre-patria è stata incapace di portare avanti i suoi obblighi di dare pane, lavoro, dignità e sicurezza:

“des centaines de mille émigrants qui abandonnaient chaque année la patrie où ils ne trouvaient plus ni pain ni travail; des centaines de mille hommes, femmes et enfants qui se renferment dans la vie malsaine des usines, en se faisant entre eux une désastreuse concurrence pour le travail; et tant de bras inoccupés, surtout pendant la saison d’hiver; tant de mendiants qui vont de porte en porte cherchant leur pain; et les salaires de famine”[27].

È diventata una mala madre. Le ragioni per Dehon sono la perversione del suo spirito, la rinuncia ai suoi valori fondamentali e il crollo di un autentico patriottismo[28].

Uno Stato fondato sui valori autentici è il soggetto di soluzione. Altro tipo di iniziative lo ricordano e lo confermano, come quella dell’‘apostolo della nuova agricoltura’, il p. Bonsignori di Brescia[29], o quella dell’università cattolica di Lille che fonda una “École de hautes études agricoles”[30]. Anche l’orientamento apostolico proprio della Congregazione SCJ sarà determinato dal fenomeno migratorio. Lo farà non certamente in chiave di accoglienza, ma di compagnia:

“Nous nous félicitons aussi d’y avoir entendu louer et encourager notre école apostolique de Clairefontaine, près Arlon, qui prépare des missionnaires pour les pays d’émigration et notamment pour l’Amérique du Sud”[31].

Risposte concrete

Dehon non è indifferente al movimento di emigrazione. Ma a livello operativo ciò che è decisivo per comprendere la sua risposta è l’indirizzo di questo movimento. Non è il movimento di accoglienza, è quello della compagnia. Non è l’Europa in cui vive Dehon quella che accoglie, ma quella che emigra. Ed emigra una Europa se non forte, sì dura. Dura nella sua configurazione, dura nella concezione dei motivi e scopi per quello che emigra, dura nella chiarezza di cosa fare e come fare arrivati a destinazione…

Una destinazione di accoglienza culturale o di estensione territoriale? Quelli che emigrano sono rappresentanti di un popolo, di una civiltà, di una razza (concetto da capire non tanto nel senso biologico, quanto in quello caratteriale). Lo spirito colonialista pare continuare a prevalere. Secondo le destinazioni certamente, ma non si percepisce nei testi la sensazione che gli emigranti siano accolti (per essere integrati in una realtà indipendente e totalmente nuova per loro), ma che sono accettati (per seguire vivendo in un territorio diverso da quello in cui vivevano e che non gli consentiva, semplicemente ma solamente, mangiare “le pain que la mère-patrie ne leur donne plus”[32]).

Per questo, in Dehon, questo fenomeno acquisisce, sin dalle sue prime annotazioni esplicite al riguardo, un carattere pastorale: “ils manquent de prêtres, pour les aider à conserver leur foi”[33]. Si tratta di accompagnare queste porzioni del gregge della Chiesa per guidarle pastoralmente nella nuova destinazione, dove quello esteriore cambia, ma quello interiore rimane. Dove, al massimo, si ritrova un nuovo modo di estendere la Chiesa attraverso la sua esemplarità e accogliendo nuove conversioni alla fede cattolica.

“Essere emigrante con” potrebbe esprimere questo interesse apostolico di Dehon, sia nel 1913 quando scrive che “desservie par un groupe de missionnaires qui accompagnent les émigrants dans leurs voyages”[34], sia in anni precedenti (1889-1899), quando affronta la questione di un’opera per emigranti a Clairefontaine. Matteo Sanfilippo riferisce così questo tema[35]:

Un petit nombre d’organisations internationales aident les catholiques belges émigrés en Amérique du Nord. Il s’agit d’associations religieuses qui naissent en Belgique, mais qui bénéficient de l’appui du Saint-Siège.

Dès les années 1880, quelques prélats belges songent à imiter la congrégation des missionnaires de Saint-Charles, fondée par Giovanni Battista Scalabrini[36], évêque de Plaisance, pour aider les émigrants italiens. En 1887, Charles Cartuyvels[37], vice-recteur de l’Université de Louvain, écrit à Scalabrini afin d’être informé de ses activités et de celles des salésiens en Amérique du sud. Il offre à l’évêque italien la direction d’une œuvre missionnaire belge, que Cartuyvels voudrait fonder près de l’abbaye de Clairefontaine. Scalabrini autorise deux prêtres de sa congrégation, Henri Degrenne et Giuseppe Molinari, à se rendre en Belgique en avril 1888. Une fois sur place, ils bénéficient de l’aide du nonce, Domenico Ferrata[38]. Le programme de Cartuyvels semble être en voie de réalisation. Les évêques du Namur et du Luxembourg forment un comité pour acheter l’abbaye de Clairefontaine et y établir le siège de la nouvelle œuvre. Les archives romaines témoignent toutefois des doutes émis par plusieurs clercs quant à la faisabilité du projet. Cartuyvels décidera finalement d’ajourner la fondation de l’œuvre et Degrenne qu’il avait envoyé à New York pour préparer le terrain, deviendra curé au Mexique.

En 1889, Clairefontaine passe aux mains des prêtres du Sacré-Cœur, dont le fondateur, Léon Jean Dehon, demande des renseignements à Scalabrini avant d’ouvrir des sièges pour les émigrants à Anvers, Buenos Aires et Montréal[39]. Les initiatives de Dehon rencontrèrent quelques succès, mais, peu après 1888, c’est la Société Saint-Raphaël de Belgique qui crée son réseau d’information et met divers services à la disposition des émigrants en Amérique du Nord, pendant trois décennies, elle protégera ses compatriotes s’établissant à l’extérieur de la Belgique. Son activité est ralentie par la guerre, mais au début des années 1920 la congrégation des Joséphites de Grammont réorganise la Société sous le haut patronage du cardinal Mercier, de Seghers, évêque de Gand, et de Waffelaer, évêque de Bruges.

Effettivamente, nel 1889 padre Dehon acquisisce la proprietà, finora abitato presso le suore domenicane, a Clairefontaine, vicino ad Anvers (Belgio). Così dava notizia il fondatore stesso su Le Régne:

Un nouveau centre de propagande pour le règne du Sacré Cœur de Jésus vient de se fonder en Belgique. Nosseigneurs les évêques de Namur et de Luxembourg ont bien voulu confier aux Prêtres du Sacré Cœur, qui dirigent cette Revue, la maison de Clairefontaine près d’Arlon. Ce monastère si riche en traditions pieuses et tout embaumé encore des souvenirs de saint Bernard est destiné à la préparation de missionnaires religieux pour l’Amérique du Sud et la Scandinavie. Il se recrutera surtout au Luxembourg, en Belgique et dans les provinces catholiques de l’Allemagne. Qui ne sent parmi les catholiques le besoin de pourvoir au plus vite au service religieux des innombrables émigrants qui partent pour l’Amérique méridionale ? Nous savons qu’en Belgique particulièrement le clergé est préoccupé de cette pensée. Nous avons la confiance que cette maison obtiendra facilement ses sympathies et son concours[40].

In una visita (12-15 maggio 1889), un suo antico compagno stenografo al Vaticano I, Dominique Hengesch, presenta a Dehon un progetto di fondazione a Notre-Dame de Clairefontaine “pour recruter des missionnaires”[41]. Così, dal 21 al 23 maggio, viaggia in Lussemburgo per valutare la fondazione, alla quale si aggiunge specificità: “missionnaires pour l’Amérique du Sud et la Scandinavie”[42]. E il 12-13 giugno annota nel suo diario: “Fondation de la maison de Clairefontaine. C’est bien Notre Seigneur qui nous a conduits là. Puissions-nous lui former là des enfants qui l’aiment véritablement et le servent avec ardeur et simplicité!” (NQT 4/352).

“Nous nous félicitons aussi d’y avoir entendu louer et encourager notre école apostolique de Clairefontaine, près Arlon, qui prépare des missionnaires pour les pays d’émigration et notamment pour l’Amérique du Sud”[43], è l’orientamento e senso della Scuola apostolica, ma Dehon, sin dall’inizio, conosce le difficoltà. Accetta che ci siano amici (come, per esempio, Cartuyvels) che vogliono che faccia una “procure pour les émigrants”[44], ma subito aggiunge: “Cette fondation sera difficile. Elle rencontrera une opposition puissante de la part d’une autre congrégation et de la part de la société de Saint-Raphaël qui désire garder le monopole de l’œuvre des émigrants. Nous voulons uniquement faire la volonté de Notre Seigneur”[45].

Sebbene a dire di Sanfilippo, “les initiatives de Dehon rencontrèrent quelques succès”, il progetto Clairefontaine dovrà riorientare la specificità del servizio agli emigranti. Ma la traccia rimane. Forse quello che riferisce sul suo diario[46] quando parla degli incontri di Dehon con un sacerdote canadese (Villenueve) e il Cardinale Simeoni, mostrano la serietà del compromesso in questo apostolato. Ma più chiaramente lo mostra il raduno avuto a Louvain nel 1899 per coordinare la crescita della presenza olandese della Congregazione SCJ. Due sono i progetti che si mettono in considerazione per il ‘decollo olandese: “faire une école hollandaise à Sittard ou une maison de secours aux émigrants à Rotterdam”[47].

Dehon compagno di viaggio

Che Dehon fu viaggiatore convinto e quasi instancabile è un dato conosciuto. In ruta verso l’America nel 1906 certamente ha condiviso viaggio con emigranti, allo stesso tempo che con alcuni missionari, incluso un Prefetto apostolico[48]. La nave “Chili” della compagnia Messageries Maritimes fu lo spazio in cui li fu vicina questa realtà: “Les troisièmes sont bondées d’émigrants”. Gli descrive fisicamente e anemicamente:

Tout ce monde vit pêle-mêle et assez pauvrement. Ils chassent la tristesse en chantant et en dansant. Ils nous donnent le spectacle des danses populaires espagnoles, la gota, le fandango. La jeunesse s’en tire assez gracieusement. Il y a des accompagnements d’accordéon, de battements de mains, de chocs de cuillers sur les plats (quelle curieuse danse que la gota !). Elle peut être interprétée comme une mimique de l’amour honnête et de la préparation au mariage. Danseurs et danseuses se font face d’abord, s’apprêtant à s’unir, puis finalement forment des couples qui tournoient comme dans la valse[49].

In Dehon gli allarmi scattano all’arrivo. Profonda preoccupazione e scandalo traspaiono dai suoi scritti quando si raffronta con quello che chiama “la traite des salaires”[50]. L’emigrazione come nuova schiavitù, questa volta intorno allo stipendio, acquisisce volti virulenti in Dehon, che lo denuncia senza palliativi: “traite des blancs sur une grande échelle”, “esclavage adouci”[51].

Descrive il funzionamento del cosiddetto sistema di “contrats à tant par tête”[52] a São Paulo (Brasile). I proprietari della terra che bisognavano di braccia per il lavoro, possiedono agenti di emigrazione (a Genova e Napoli per esempio), così come i loro corrispondenti a São Paulo e Santos. Questi agenti ottengono 180 franchi per lavoratore contrattato. Il costo del trasferimento su una nave è di 60 franchi, restando per loro 120. Un sistema molto oscuro ha come seconda conseguenza l’allontanamento degli autentici emigranti. Ha provocato addirittura l’intervento degli Stati: quello francese, che ha vietato l’emigrazione verso il Brasile che appariva come un reclutamento di schiavi[53], e di quello brasiliano[54], per moderare queste pratiche[55], controllare la qualità degli emigranti e le loro condizioni[56], così come riorientare la propaganda che consenta di coprire una necessità per loro forte in quel momento: “le peuplement des régions brésiliennes”[57].

Fatta la presentazione critica, descrive la soluzione che si trova sul terreno. A Paulista si trova con un servizio di colonizzazione e di emigrazione in processo.  Dipendenti dell’agenzia ricevono a Santos gli emigranti conducendoli in un alloggio per emigranti, dove verificano che si compiano i requisiti legali stabiliti; in concreto, la dimostrazione documentale fornita dal paese d’origine, che sono lavoratori o agricoltori[58]. Da Santos sono inviati per ferrovia alla ‘Hospederia dos Immigrantes’ a São Paulo, con capacità per 3000 ospiti[59]. Una volto lì le valigie devono passare una disinfezione, mentre gli emigranti sono vaccinati[60]. Accanto all’osteria c’è l’agenzia di colonizzazione e di lavoro[61], dove vengono stipulati, in presenza di un impiegato dell’agenzia e dell’emigrante, i contratti di lavoro. Viene consegnato loro anche un libro con la legislazione federale sul lavoro e il pagamento di stipendi. A giudizio di Dehon, siamo davanti “une belle organisation qui fera tomber toutes les critiques sur l’exploitation des travailleurs au Brésil”[62].

Nel 1910 Dehon avrà un’altra esperienza negli Stati Uniti e Canada. Quello che colpisce di più, forse, è l’aneddoto in cui è rimasto vicino a dover condividere realmente quello che accade agli emigranti, quando, con tutti gli alberghi pieni, ‘non ne fu posto al albergo’; condividerà una stanza con altre 5 o 6 persone, perché è meglio “dormir dans ce dortoir que sur le trottoir des rues”[63]. Viene letto, dunque, in chiave biblica[64].  È la stessa chiave che ascolterà nel discorso che viene indirizzato agli emigranti nella traversia del mare: un esodo in cui viene forgiata una “razza superiore” formata per la congiunzione dei midolli delle altre nazioni che nutrono un popolo nuovo in una terra nuova. Una terra con raggi di speranza in una nuova libertà[65]. L’inizio: senza albergo e in esodo.

La preoccupazione per l’estensione della fede, conseguenza migliore di una drammatica situazione, forma anch’essa parte dell’esperienza nordamericana. Lì conoscerà la Catholic Church Extension Society, dedita ad edificare scuole e chiese per gli emigranti cattolici e conservare così la fede. Senza albergo, in esodo e in cammino, a bordo di un vagone delle ferrovie che è cappella ambulante per le campagne missionarie della società e che le ditte ferroviarie agganciano gratis ai propri treni. Nuova terra, nuovi rapporti, nuovi concetti, nuove creatività: “J’eus le plaisir de faire dans ce wagon le voyage de Chicago à Detroit”[66].

A modo di conclusione

Le esperienze, le analisi e le conseguenti riflessioni del Dehon probabilmente non servono in modo diretto per sostenere una serie di azioni immediate da mettere in atto oggi. Il contesto che lui ha vissuto è diverso dall’attuale. Ma possono essere utili per aiutarci a entrare nel cuore di coloro che oggi intraprendono il viaggio. Non tanto nella pelle, che soffre le penurie fisiche e di sicurezza. Queste è sicuro che saranno le stesse ieri, oggi e sempre; con le diverse sfumature, perché il rischio è sempre rischio. Ciò a cui dobbiamo prestare attenzione oggi sarà frutto del contatto reale con l’immediato che ci circonda. Pertanto, una risposta anche contestualizzata. È vero però che si può trovare una utilità diretta, come dicevamo sopra, nella discrezione del cuore, cioè, della configurazione di sentimenti, mentalità, convinzioni e volontà dell’emigrante alla quale Dehon ci avvicina. Parlando di questo abbiamo usato l’aggettivo ‘duro’. L’emigrante è duro nella sua identità, duro nella coscienza di che cosa lo spinge fuori della sua terra. Duro nelle sue convinzioni e impostazioni di vita. Gli emigranti che oggi arrivano in Europa o in un qualsiasi luogo culturalmente diverso dal proprio paese di origine, possono avere uno schema mentale similare a quello che gli europei hanno avuto in epoca di p. Dehon?  Dobbiamo fare posto o integrare? Accogliere o estendere? Delimitare gli spazi o generare un modello di società nuova? Dobbiamo incominciare già a decidere cosa fare.


NB: Nel caso di citazioni dai testi di p. Léon Dehon, solitamente richiamati attraverso una sigla (es. NQT 27/29), si può accedere al testo originale dalla pagina di DehonDocs. Dopo aver eventualmente scelto il menu in italiano, cliccate sul pulsante ricerca (in alto sulla sinistra) e, tra le opzioni di ricerca, cliccate su citation SCJ. Qui inserite la sigla come riportata nella citazione (es. NQT 27/29).

[1] La prima citazione (THD 122) si trova nella sua tesi dottorale del 1864, ma è un riferimento accademico che consideriamo di poco rilievo.

[2] Non bisogna dimenticare che, in alcuni casi, le sue note personali diventano quasi letteralmente pagine dei suoi libri: NQT 20/61, due anni più tardi, diventano MLA 23; NQT 22/122 è la fonte di MLA 513, ecc.

[3] NQT 27/79.

[4] Cf. NQT 27/121.

[5] Cf. NQT 27/123.

[6] Cf. CHR 1890/106.

[7] Cf. CHR 1903/182. Forse qui possiamo includere la sua lettura delle Riduzioni gesuitiche, nelle quali, confrontati a condotte mosse per la gloria e la ricchezza, si sono messi “en lutte avec tous les autres émigrants” (MLA 420), cioè, contro una emigrazione di conquista e dominazione… non religiosa.

[8] Cf. NQT 27/38.

[9] Cf. NQT 25/67.

[10] Cf. NQT 725.

[11] Cf. NQT 22/122.

[12] Cf. CHR 1890/34. La sua analisi guarda anche ad altri casi come l’asiatico. È specialmente duro con la emigrazione cinese: “ils tiennent tout. Bornéo, les Philippines, et toutes les masses qui ne résistent pas, comme l’Inde par la densité de leur population, comme l’Australie ou la Californie par une législation féroce, sont pénétrées invinciblement de l’infiltration jaune” (EXT 8035105/1). I “gialli” (in fine) stanno portando avanti, in definitiva, una conquista: “La Chine […] fallait pousser ses émigrants plus loin, envahir la Sibérie, et, par le Turkestan, s’avancer jusqu’à l’Oural; mais elle était trop pacifique et trop insouciante” (NQT 31/95; cf. 31/96).

[13] MLA 736.

[14] NQT 27/122. È interessante la sua lettura del istallarsi migratorio negli Stati Uniti.

[15] NQT 27/130.

[16] CHR 1903/129. I modus vivendi et operandi europei in una nuova terra si riproducono in diversi settori; dall’assiologico: “le sens du respect, qui animait autrefois la vieille Europe” (NQT 26/25); all’urbanistico: “Le sanctuaire est situé à environ deux heures de train vers l’ouest de la grande ville commerciale, qui va atteindre le million d’habitants. Entouré d’une petite ville qui grandit à cause de lui, il s’élève dans l’immense uniformité de la plaine plautéenne, grande come le tiers de l’Europe, terre à viande et à blé, où se répandent des émigrants de toutes les contrées du Vieux Monde” (EXT 8035157/7); o al ecclesiastico: “L’arrivée de nombreux émigrants ruthènes aux Etats-Unis a nécessité la résidence d’un évêque ruthène qui habite Philadelphie” (NQT 25/80).

[17] NQT 25/67; cf. CHR 1897/178. Dehon considera gli ebrei emigranti, ma “ne sont pas des émigrants volontaires, c’est une nation dispersée violemment et qui s’en souvient”. È il fondamento per una argomentazione previa: “Nous ne sommes pas partisans d’un antisémitisme outré. Nous ne demandons ni l’expulsion, ni la spoliation des juifs. Nous sommes bien d’avis cependant qu’il y aurait des réserves à faire dans les droits qu’on leur accorde. Nous ne disons pas cela par motif religieux mais par motif patriotique. Nous ne croyons pas à la naturalisation sincère des juifs pour les neuf dixièmes d’entre eux” (REV 8031111/4). Chiama l’attenzione il suo sospetto sulla incapacità d’assimilazione degli ebrei in realtà culturali e religiose aliene (come la Francia cristiana), mentre elogia la persistenza identitaria, nazionale e religiosa delle masse emigranti in America.

[18] CHR 1903/129.

[19] CHR 1890/34; cf. NQT 27/122.

[20] MLA 324.

[21] CHR 1893/148.

[22] CHR 1892/89. A RSO 1/65 Dehon indica come causa tecnica dell’emigrazione europea il debito ipotecario della terra.

[23] REV 5710/5.

[24] RSO 1/5.

[25] CHR 1897/178.

[26] EXT 8035085/11.

[27] REV 8031060/4.

[28] Cf. NQT 27/88 per vedere una interpretazione nazionalistica del fatto migratorio.

[29] Cf. REV 8031060/4; CHR 1900/53. Soltanto il lavoro della terra è la soluzione contro la fame che provoca la emigrazione. La soluzione sempre è dare lavoro.

[30] CHR 1894/125.

[31] CHR 1890/153.

[32] CHR 1899/159.

[33] CHR 1899/159.

[34] NQT 35/71.

[35] M. Sanfilippo (1999): « Un regard original sur les Belges en Amérique du Nord. L’apport des sources ecclésiastiques romaines (XVIIIe – début du XXe siècle) » in S. Jaumain (dir.): Les immigrants préférés : les belges, Ottawa : Les Presses de l’Université d’Ottawa, 64-65.

[36] Giovanni Battista Scalabrini (1839-1905) fu eletto all’età di 36 anni vescovo di Piacenza. Catecheta, fondatore di giornali, iniziatore nel 1881 della Opera dei Congressi, presta una speciale attenzione al fenomeno migratorio, che lui stesso racconta così: “In Milano, parecchi anni or sono, fui spettatore di una scena che mi lasciò nell’animo un’impressione di tristezza profonda. Di passaggio alla stazione vidi la vasta sala, i portici laterali e la piazza adiacente invasi da tre o quattro centinaia di individui poveramente vestiti, divisi in gruppi diversi. Sulle loro facce abbronzate dal sole, solcate dalle rughe precoci che suole imprimervi la privazione, traspariva il tumulto degli affetti che agitavano in quel momento il loro cuore. Erano vecchi curvati dall’età e dalle fatiche, uomini nel fiore della virilità, donne che si traevano dietro o portavano in collo i loro bambini, fanciulli e giovanette tutti affratellati da un solo pensiero, tutti indirizzati ad una meta comune. Erano emigranti” [http://www.francavilla-angitola.com/Beato_Scalabrini.htm]. Dehon si fa ecco in due articoli della sua opera per gli emigranti: CHR 1899/159 y REV 8031061/3.

[37] Monsignore Charles Caruyvels (1835-1907) fu un sacerdote belga, vicerettore a Lovaino durante 25 anni, che, nella sua città natale di Liegi, presentò al Congrès du travail social di 1887 un rapporto sulla emigrazione belga in America. Dehon si fa ecco della sua partecipazione al Congrès Eucharistique de Reims del 1894 qualificandolo come uno “des apôtres, des écrivains, des orateurs connus de tous” (CHR 1894/155; cf. NQT 10/108). Nel diario di Dehon appare vincolato con l’opera di Anvers-Clairefontaine per la quale mostra il suo interesse (NQT 4/360).

[38] Domenico Ferrata (1847-1914), nunzio nel Belgio nel 1885, lo sarà più tardi a Parigi con l’incarico di portare avanti il raillement (vedere NQT 12/9 e NQT 20/12). Già a Roma e cardinale sarà prefetto di diversi dicasteri fino alla sua nomina a Segretario di Stato per Benedetto XV, sebbene morirà ai pochi giorni di essere nominato. È uno ‘abituale’ delle ‘Chroniques’ di Dehon su Le Règne (CHR 1897/14; 1899/321; 1901/174; 1903/39; 1903/45) y sarà uno dei prelati con qui Dehon consulterà per portare avanti la approbazione della Congregazione (cf. NQT 20/24; 20/31; 20/36; 23/45), cosí come riguardo alla valutazione (non favorevole) che fa della biografia che scrisse su Suor Maria di Gesù (cf. NQT 35/18.20).

[39] La citazione dell’autore rinvia a Mario FRANCESCONI, Giovanni Battista Scalabribi. Vescovo di Piacenza e degli emigranti, Roma, Città Nuova Editrice, 1985, p. 1045).

[40] CHR 1889/73 del mese di giunio.

[41] NQT 4/328.

[42] NQT 4/349.

[43] CHR 1890/153.

[44] NQT 5/71.

[45] NQT 5/71.

[46] NQT 5/92.112.

[47] NQT 15/3. Sebbene il progetto Sittard fu quello che venne realizzato.

[48] Cf. NQT 20/48.

[49] NQT 20/61; MLA 23, due anni più tardi, riproduce letteralmente questa nota biografica.

[50] MLA 229. Questa tratta “ressemble beaucoup à la traite des noirs”.

[51] MLA 229.

[52] MLA 230.

[53] MLA 229.

[54] MLA 709.

[55] MLA 420.

[56] “Cette immigration de qualité inférieure amène aussi un grave fléchissement des mœurs. Les prisons et les hôpitaux regorgent d’immigrants” (MLA 230).

[57] MLA 230.

[58] MLA 709.

[59] MLA 710.

[60] MLA 711.

[61] MLA 712.

[62] MLA 713.

[63] NQT 26/25.

[64] NQT 26/25.

[65] NQT 27/91.

[66] NQT 26/22.

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