Papa Francesco: no ai nuovi schiavi

di: Andrea Lebra

«Malgrado i grandi sforzi di molti, la schiavitù moderna continua ad essere un flagello atroce che è presente, su larga scala, in tutto il mondo, persino come turismo. Questo crimine di “lesa umanità” si maschera dietro apparenti abitudini accettate, ma in realtà fa le sue vittime nella prostituzione, nella tratta delle persone, il lavoro forzato, il lavoro schiavo, la mutilazione, la vendita di organi, il consumo di droga, il lavoro dei bambini. Si nasconde dietro porte chiuse, in luoghi particolari, nelle strade, nelle automobili, nelle fabbriche, nelle campagne, nei pescherecci e in molte altre parti. E questo succede sia nelle città che nei villaggi, nei centri di accoglienza delle nazioni più ricche e di quelle più povere del mondo. E la cosa peggiore è che questa situazione, disgraziatamente, si aggrava ogni giorno di più… Sostenuti dagli ideali della nostra confessione di fede e dai nostri valori umani condivisi, tutti possiamo e dobbiamo innalzare lo stendardo dei valori spirituali, gli sforzi comuni, la visione liberatrice così da sradicare la schiavitù dal nostro pianeta» (papa Francesco, 2 dicembre 2014, in occasione della firma della Dichiarazione congiunta dei leaders religiosi contro la schiavitù moderna).

Se c’è una persona da riconoscere, a livello mondiale, come la più autorevole voce morale nella lotta contro la tratta di esseri umani e le nuove forme di schiavitù, questa è indubbiamente papa Francesco.

Senza timore di smentita si può affermare che, in relazione ad un simile «abominevole fenomeno» destinato ad annientare la libertà e la dignità delle persone,[1] non ci sia mai stato, nel corso della storia della Chiesa cattolica, un magistero papale così ricco. Certamente siamo in presenza di una delle priorità con le quali Francesco sta caratterizzando il suo servizio petrino.

D’altra parte, quello della tratta e delle nuove forme di schiavitù è un dramma da lui particolarmente avvertito sin dai tempi in cui era arcivescovo di Buenos Aires. È noto il suo impegno a promuovere e a sostenere in Argentina ogni iniziativa utile per scuotere le coscienze delle persone e richiamare alle loro responsabilità istituzioni civili e comunità cristiane.[2]

Riflettere ma anche operare

Il suo inedito e instancabile magistero è finalizzato a contribuire al raggiungimento di un obiettivo straordinariamente ambizioso: «eliminare per sempre la schiavitù moderna entro il 2020»,[3] pur prendendo realisticamente atto che, ad oltre settant’anni di distanza dall’adozione, da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, molti diritti fondamentali nel mondo – «primo fra tutti il diritto alla vita, alla libertà e alla inviolabilità di ogni persona umana» – sono ancora oggi violati.[4]

Nel primo messaggio pasquale Urbi et orbi[5] ha affermato che la tratta di esseri umani è «la schiavitù più estesa in questo ventunesimo secolo». In una delle prime udienze generali del mercoledì ha detto: «Chiedo ai fratelli e alle sorelle nella fede e a tutti gli uomini e donne di buona volontà una decisa scelta contro la tratta delle persone, all’interno della quale figura il lavoro schiavo».[6]

Al tema ha dedicato parte dei discorsi rivolti a Istituzioni europee[7] e internazionali.[8] Ne ha parlato in occasione dei suoi viaggi pastorali in Italia e fuori Italia.

Ne ha scritto nell’enciclica Laudato si’ del 25 maggio 2015 sulla cura della casa comune e nelle esortazioni apostoliche Evangelii gaudium del 24 novembre 2013 sull’annuncio del Vangelo nel mondo attuale e Amoris laetitia del 19 marzo 2016 sull’amore nella famiglia.

Nel 2014 ha intitolato “Non più schiavi, ma fratelli” il messaggio per la celebrazione della 48ª Giornata mondiale della pace (1° gennaio 2015).

Inoltre, papa Francesco non si è limitato semplicemente a parlare: ha operato concretamente a favore delle vittime della tratta,[9] oltre che incontrarle periodicamente.[10]

Allo scopo di dare visibilità al fenomeno della tratta delle persone e di agevolare la collaborazione tra i vari soggetti, ha incoraggiato la Santa Sede a promuovere e a ospitare conferenze di alto livello scientifico attraverso la Pontificia accademia delle scienze sociali.[11]

Ha creato il “Gruppo Santa Marta”, che prende il nome dalla sua residenza in Vaticano: un’alleanza tra capi di polizia e vescovi di diversi paesi del mondo per armonizzare le risorse della Chiesa cattolica con quelle delle agenzie di polizia nella lotta alla tratta.

Si è fatto promotore della Dichiarazione congiunta dei leader religiosi contro la schiavitù moderna firmata il 2 dicembre 2014. Da questo incontro è nato il sito www.endslavery sviluppato in collaborazione con la Chiesa anglicana: il primo sito per raccogliere dati, ricerche, studi, appuntamenti e testi legislativi di vari parlamenti in tema di lotta alla schiavitù.

Ha incoraggiato l’istituzione della Giornata mondiale di preghiera e di riflessione contro la tratta che, dal 2015, viene celebrata ogni anno in tutta la Chiesa l’8 febbraio, memoria liturgica di santa Giuseppina Bakhita, la religiosa che conobbe nella sua vita le sofferenze della schiavitù.

Tratta e schiavitù nel magistero di Francesco

Ma qual è il messaggio e l’ approccio di Francesco nel cercare di spronare istituzioni e coscienze a compiere azioni efficaci contro la tratta e le nuove forme di schiavitù?

Emblematico, al riguardo, rimane il discorso rivolto il 12 dicembre 2013 agli ambasciatori e agli altri diplomatici accreditati presso la Santa Sede e interamente incentrato sulla tratta: «una questione – ha confessato nell’occasione – che mi preoccupa molto e che minaccia attualmente la dignità delle persone».

È un intervento, questo, da evidenziare in quanto costituisce una circostanziata e puntuale disamina del fenomeno. Esso è sintetizzabile in dieci rilevanti affermazioni, che in varie occasioni Francesco ha ulteriormente esplicitato nei termini che seguono.

1) La tratta di esseri umani è una vera forma di schiavitù, purtroppo sempre più diffusa, che riguarda tutti i Paesi, anche i più sviluppati. «A nessuno piace riconoscere che nella propria città, nel proprio quartiere pure, nella propria regione o nazione ci sono nuove forme di schiavitù, mentre sappiamo che questa piaga riguarda quasi tutti i paesi… Tutta la società è chiamata a crescere in questa consapevolezza… in modo da poter assicurare i trafficanti alla giustizia e reimpiegare i loro ingiusti guadagni per la riabilitazione delle vittime… E tante volte – tante volte! – queste nuove forme di schiavitù sono protette dalle istituzioni che devono difendere la popolazione da questi crimini».[12]

2) La tratta coinvolge le persone più vulnerabili della società, come le donne e le ragazze, i bambini e le bambine, chi proviene da situazioni di disgregazione familiare e sociale. «Tra le cause che concorrono a spiegare le forme contemporanee di schiavitù (…) anzitutto vi sono la povertà, il sottosviluppo e l’esclusione, specialmente quando essi si combinano con il mancato accesso all’educazione o con una realtà caratterizzata da scarse, se non inesistenti, opportunità di lavoro. Non di rado, le vittime di traffico e di asservimento sono persone che hanno cercato un modo per uscire da una condizione di povertà estrema, spesso credendo a false promesse di lavoro, e che invece sono cadute nelle mani delle reti criminali che gestiscono il traffico di esseri umani».[13]

3) La tratta costituisce una grave violazione dei diritti umani, un’offesa alla dignità, un crimine contro l’umanità e una sconfitta per la comunità mondiale. «La pace è violata anche dal traffico degli esseri umani… che trasforma le persone in merce di scambio, privando le vittime di ogni dignità».[14] «Mi ha sempre addolorato la situazione di coloro che sono oggetto delle diverse forme di tratta di persone. Vorrei che si ascoltasse il grido di Dio che chiede a tutti noi: Dov’è tuo fratello? (Gen 4,9). Dov’è il tuo fratello schiavo? Dov’è quello che stai uccidendo ogni giorno nella piccola fabbrica clandestina, nella rete della prostituzione, nei bambini che utilizzi per l’accattonaggio, in quello che deve lavorare di nascosto perché non è stato regolarizzato? Non facciamo finta di niente. Ci sono molte complicità. La domanda è per tutti! Nelle nostre città è impiantato questo crimine mafioso e aberrante, e molti hanno le mani che grondano sangue a causa di una complicità comoda e muta».[15]

4) Ciò che i governi e la comunità internazionale stanno facendo per prevenire, contrastare e impedire la tratta è importante, ma non sufficiente. «Il mondo chiede con forza a tutti i governanti una volontà effettiva, pratica, costante, fatta di passi concreti e di misure immediate, per preservare e migliorare l’ambiente naturale e vincere quanto prima il fenomeno dell’esclusione sociale ed economica, con le sue tristi conseguenze di tratta degli esseri umani, commercio di organi e tessuti umani, sfruttamento sessuale di bambini e bambine, lavoro schiavizzato, compresa la prostituzione, traffico di droghe e di armi, terrorismo e crimine internazionale organizzato. È tale l’ordine di grandezza di queste situazioni e il numero di vite innocenti coinvolte, che dobbiamo evitare qualsiasi tentazione di cadere in un nominalismo declamatorio con effetto tranquillizzante sulle coscienze. Dobbiamo aver cura che le nostre istituzioni siano realmente efficaci nella lotta contro tutti questi flagelli».[16]

5) È necessaria una più decisa volontà politica per riuscire a tutelare i diritti delle vittime e delle loro famiglie e per assicurare alla giustizia corrotti e criminali. «Occorre generare un moto trasversale e ondulare, una “buona onda”, che abbracci l’intera società dall’alto in basso e viceversa, dalla periferia al centro e viceversa, dai leader fino alle comunità, e dai popoli e dall’opinione pubblica fino ai più alti livelli dirigenziali. La realizzazione di ciò esige che, come hanno già fatto i leader religiosi, sociali e i sindaci, così anche i giudici prendano piena consapevolezza di tale sfida, sentano l’importanza della propria responsabilità davanti alla società e condividano le proprie esperienze e buone pratiche e agiscano insieme – è importante, in comunione, in comunità, che agiscano insieme – per aprire brecce e nuove vie di giustizia a beneficio della promozione della dignità umana, della libertà, della responsabilità, della felicità e, in definitiva, della pace».[17]

6) Per ottenere buoni risultati occorre che l’azione di contrasto incida anche a livello culturale affinché nessuno tolleri che un essere umano venga considerato un oggetto. «Se non ci sono verità oggettive né principi stabili, al di fuori della soddisfazione delle proprie aspirazioni e delle necessità immediate, che limiti possono avere la tratta degli esseri umani, la criminalità organizzata, il narcotraffico, il commercio di diamanti insanguinati e di pelli di animali in via di estinzione? Non è la stessa logica relativista quella che giustifica l’acquisto di organi dei poveri allo scopo di venderli o di utilizzarli per la sperimentazione, o lo scarto di bambini perché non rispondono al desiderio dei loro genitori? È la stessa logica “usa e getta” che produce tanti rifiuti solo per il desiderio disordinato di consumare più di quello di cui realmente si ha bisogno. E allora non possiamo pensare che i programmi politici o la forza della legge basteranno ad evitare i comportamenti che colpiscono l’ambiente, perché quando è la cultura che si corrompe e non si riconosce più alcuna verità oggettiva o principi universalmente validi, le leggi verranno intese solo come imposizioni arbitrarie e come ostacoli da evitare».[18]

7) La persona umana non deve mai essere venduta e comprata come una merce: chi, direttamente o indirettamente, la usa e la sfrutta si rende complice di questa sopraffazione. «Duole rilevare come molti diritti fondamentali siano ancor oggi violati. Primo fra tutti quello alla vita, alla libertà e alla inviolabilità di ogni persona umana. Non sono solo la guerra o la violenza che li ledono. Nel nostro tempo ci sono forme più sottili… Penso a quanti sono vittime della tratta delle persone che viola la proibizione di ogni forma di schiavitù. Quante persone, specialmente in fuga dalla povertà e dalla guerra, sono fatte oggetto di tale mercimonio perpetrato da soggetti senza scrupoli?».[19] «Mentre molto è stato fatto per conoscere la gravità e l’estensione del fenomeno, molto di più resta da compiere per innalzare il livello di consapevolezza nell’opinione pubblica… Una delle sfide a questo lavoro di sensibilizzazione, di educazione… è una certa indifferenza e persino complicità, una tendenza da parte di molti a voltarsi dall’altra parte mentre potenti interessi economici e reti criminose sono all’opera».[20]

8) Nessuna persona di buona volontà, che si professi o meno religiosa, può permettere che le vittime vengano trattate come oggetti, ingannate, violentate, spesso vendute più volte, per finire scartate e abbandonate. «Simbolo di vita, il corpo femminile viene, purtroppo non di rado, aggredito e deturpato anche da coloro che ne dovrebbero essere i custodi e compagni di vita. Le tante forme di schiavitù, di mercificazione, di mutilazione del corpo delle donne, ci impegnano dunque a lavorare per sconfiggere questa forma di degrado che lo riduce a puro oggetto da svendere sui vari mercati. Desidero richiamare l’attenzione, in questo contesto, sulla dolorosa situazione di tante donne povere, costrette a vivere in condizioni di pericolo, di sfruttamento, relegate ai margini della società e rese vittime di una cultura dello scarto».[21] «Dobbiamo riconoscere che siamo di fronte a un fenomeno mondiale che supera le competenze di una sola comunità o nazione. Per sconfiggerlo, occorre una mobilitazione di dimensioni comparabili a quelle del fenomeno stesso. Per questo motivo lancio un pressante appello a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, e a tutti coloro che, da vicino o da lontano, anche ai più alti livelli delle istituzioni, sono testimoni della piaga della schiavitù contemporanea, di non rendersi complici di questo male, di non voltare lo sguardo di fronte alle sofferenze dei loro fratelli e sorelle in umanità, privati della libertà e della dignità».[22]

9) Nelle vittime della tratta i cristiani riconoscono il volto di Gesù Cristo, che si è identificato con i più piccoli e bisognosi. «È preoccupante vedere in aumento il numero delle giovani ragazze e delle donne che vengono costrette a guadagnarsi da vivere sulla strada, vendendo il proprio corpo, sfruttate dalle organizzazioni criminali e a volte da parenti e familiari. Tale realtà è una vergogna delle nostre società che si vantano di essere moderne e di aver raggiunto alti livelli di cultura e di sviluppo… Vi chiedo, per favore, di non arrendervi di fronte alla difficoltà delle sfide che interpellano la vostra convinzione, nutrita dalla fede in Cristo, che ha dimostrato, fino al culmine della morte in croce, l’amore preferenziale di Dio Padre verso i più deboli ed emarginati. La Chiesa non può tacere, le istituzioni ecclesiali non possono chiudere gli occhi di fronte al nefasto fenomeno dei bambini e delle donne della strada».[23]

10) Cristiani e non cristiani possono e debbono impegnarsi per mettere fine a questo orribile commercio. «Qui e oggi, assumiamo l’impegno comune di fare tutto il possibile, all’interno delle nostre comunità di credenti e all’esterno di esse, per ridare la libertà a chi è vittima di schiavitù o di tratta di esseri umani, restituendo loro speranza nel futuro. Oggi abbiamo la possibilità, la consapevolezza, la saggezza, i mezzi innovativi e le tecnologie necessarie a raggiungere questo obiettivo umano e morale».[24] «Tutti siamo chiamati a essere liberi, tutti a essere figli e ciascuno secondo le proprie responsabilità, a lottare contro le moderne forme di schiavitù. Da ogni popolo, cultura e religione, uniamo le nostre forze».[25]


[1] Messaggio per la celebrazione della 48ª Giornata mondiale della pace (1° gennaio 2015).
[2] Il 1° novembre 2016, nel corso della conferenza stampa durante il volo di ritorno dal viaggio apostolico in Svezia, rispondendo ad una domanda di Jürgen Erbacher (della televisione tedesca “ZDF”), Francesco ha ricordato le attività programmate e realizzate, a favore delle «schiave della prostituzione» («non mi piace dire prostitute») e delle vittime del lavoro schiavizzato, da prete e da vescovo a Buenos Aires, con il coinvolgimento sia del mondo ecclesiale sia di «gruppi di non credenti». Una delle iniziative consisteva nell’eucaristia celebrata ogni anno il 23 agosto (in coincidenza con la Giornata internazionale di commemorazione della tratta degli schiavi e della sua abolizione) nella piazza antistante la stazione ferroviaria della città.
[3] Come si legge nella “Dichiarazione congiunta dei leaders religiosi contro la schiavitù moderna” firmata il 2 dicembre 2014. Va ricordato che il 1° agosto 2015 l’ONU ha adottato il seguente Target 8.7 all’interno degli Obiettivi di sviluppo sostenibile: “Prendere misure immediate ed efficaci per eliminare il lavoro forzato, sopprimere la schiavitù moderna e la tratta di persone e assicurare il divieto e la cessazione delle peggiori forme di lavoro minorile, incluso il reclutamento e l’uso dei bambini soldato, ed entro il 2025 porre fine al lavoro minorile in tutte le sue forme”.
[4] Discorso dell’8 gennaio 2018 ai Membri del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede per la presentazione degli auguri per il nuovo anno.
[5] Messaggio pasquale Urbi et Orbi del 31 marzo 2013.
[6] Udienza generale di mercoledì 1° maggio 2013.
[7] Discorso del 25 novembre 2014 al Consiglio d’Europa.
[8] Discorso del 25 settembre 2015 all’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
[9] Il 15 novembre 2017 ha deciso di destinare una parte della somma derivante dalla rivendita di una Lamborghini a lui donata della casa automobilistica di Sant’Agata Bolognese per creare a Roma una struttura di accoglienza per donne vittime di tratta.
[10] Ad esempio, nell’ambito della Conferenza internazionale sulla tratta di esseri umani promosso in Vaticano il 10 aprile 2014, Francesco ha incontrato in privato quattro donne (provenienti dall’Argentina, dal Cile, dall’Ungheria e dalla Repubblica Ceca) che in passato sono state costrette a prostituirsi. Venerdì 12 agosto 2016, nell’ambito dei “venerdì della misericordia” vissuti durante il Giubileo dell’anno 2016, ha incontrato 20 donne liberate dalla schiavitù del racket della prostituzione, rivolgendosi alle quali ha esclamato: «vi chiedo perdono per tutti quegli uomini che vi hanno fatto soffrire». Sabato 22 aprile 2017 nella Basilica di San Bartolomeo all’Isola Tiberina ha incontrato un gruppo di donne migranti vittime di tratta.
[11] Nel maggio 2013, a poche settimane dalla sua elezione a papa, Francesco ha inviato al Cancelliere della Pontificia accademia delle scienze e Pontificia accademia delle scienze sociali, Marcelo Sánchez Sorondo, un “biglietto” del seguente tenore: «Marcelo, credo che sarebbe bene esaminare la tratta di persone e la schiavitù moderna. Il traffico di organi si potrebbe affrontare in connessione con la tratta di persone. Molte grazie. Francesco».
[12] Discorso del 18 aprile 2015 ai partecipanti alla plenaria della Pontificia accademia delle scienze sociali.
[13] Messaggio per la celebrazione della 48ª Giornata mondiale della pace (1° gennaio 2015).
[14] Discorso del 25 novembre 2014 al Consiglio d’Europa.
[15] Evangelii gaudium  211.
[16] Discorso del 25 settembre 2015 all’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
[17] Intervento del 3 giugno 2016 al vertice di giudici e magistrati contro il traffico delle persone.
[18] Laudato si’, n. 123.
[19] Discorso dell’8 gennaio 2018 ai membri del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede per la presentazione degli auguri per il nuovo anno.
[20] Discorso del 7 novembre 2016 ai partecipanti all’incontro sulla tratta degli esseri umani promosso da R.E.N.A.T.E. (Religious in Europe networking against Trafficking and exploitation).
[21] Discorso del 7 febbraio 2015 ai partecipanti alla plenaria del Pontificio consiglio della cultura.
[22] Messaggio per la celebrazione della 48ª Giornata mondiale della pace (1° gennaio 2015).
[23] Discorso del 13 settembre 2015 ai partecipanti al simposio internazionale sulla pastorale della strada, promosso dal Pontificio consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti.
[24] Dalla Dichiarazione congiunta dei leaders religiosi contro la schiavitù moderna firmata il 2 dicembre 2014 in Vaticano.
[25] Omelia in occasione della giornata della pace 2015 (1° gennaio 2015).

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