Religioni, società, stato

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g20 religioni

Intervento del ministro degli interni, Luciana Lamorgese, alla sessione “Religious Affairs and Peaceful Coexistence” del G20 Interfaith Forum tenutosi a Bologna.

Ho accettato con grande piacere l’invito a presiedere l’odierna sessione del G20 lnterfaith Forum, dedicata alla riflessione sul contributo che le religioni possono assicurare al processo di creazione di una società inclusiva e coesa, nella quale popolazioni di culture e credi diversi possano convivere pacificamente, nel rispetto delle relative identità e differenze.

Il ruolo svolto dalla religione nel processo di formazione delle identità individuali e collettive, nella definizione del sistema di valori e della visione del mondo dei fedeli, pone in evidenza la centralità del dialogo interreligioso quale strumento attraverso il quale evitare il radicarsi delle ragioni del disaccordo e favorire, al contrario, attraverso il rafforzamento della conoscenza e della comprensione tra culture diverse, l’incontro su un comune terreno etico.

Come testimonia il lungo cammino percorso dalla Chiesa cattolica a partire dal Concilio Vaticano Secondo, il dialogo tra persone di religioni diverse può condurre a reali convergenze su valori universali e comuni da difendere e promuovere insieme, quali la pace, la giustizia, la dignità umana, la protezione dell’ambiente, ed aprire la strada alla costruzione di un mondo migliore, poiché, come afferma il “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”, firmato ad Abu Dhabi da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al – Azhar, “le religioni non incitano mai alla guerra”.

Odio e ostilità, estremismi e fanatismi sono piuttosto il frutto della strumentalizzazione delle religioni per fini politici o economici o la conseguenza di interpretazioni degli insegnamenti religiosi, proposte in alcune fasi della storia, che nulla hanno a che vedere con le verità di fede.

I veri insegnamenti delle religioni, citando ancora il “Documento sulla fratellanza umana” – pietra miliare nel cammino del dialogo interreligioso – invitano a “restare ancorati ai valori della pace …. della reciproca conoscenza, della fratellanza . . . e della convivenza comune”, riconoscono la libertà, anche di credo, come diritto di ogni persona e l’eguaglianza dei diritti e dei doveri quale canone del concetto di cittadinanza ed antidoto contro ogni forma di discriminazione.

Perché i frutti dell’incontro delle religioni sui valori universali e comuni non restino confinati sul piano teologico e filosofico, è tuttavia necessario che essi siano portati all’attenzione dei leader del pensiero, delle istituzioni pubbliche – a tutti i livelli – delle organizzazioni della società civile, oltre che dei credenti, affinché possano tradursi in politiche ed atti normativi, in programmi di formazione e comunicazione sul valore della pluralità e della differenza ed infine in comportamenti collettivi e individuali conseguenti.

Questo, come esponenti delle istituzioni, ci interroga su come rendere produttivi di conseguenze concrete quei frutti e dunque su come concorrere, valorizzando i ponti tra culture edificati dal dialogo interreligioso, alla creazione di una società pacifica e giusta, inclusiva e rispettosa della dignità umana e dell’ambiente; di una società in cui nessuno possa percepirsi come minoranza isolata o esclusa e di cui, al contrario, tutti si sentano cittadini attivi, con il diritto e il dovere di contribuire al suo sviluppo.

È un impegno che avvertiamo tanto più urgente nella società contemporanea in cui, anche a seguito dell’intensificarsi delle migrazioni, si vive insieme e si vive tra diversi.

In tale quadro, il principio di laicità dello Stato è garanzia della neutralità delle istituzioni nei confronti delle confessioni e delle organizzazioni religiose.

Nel sistema delineato dalle norme costituzionali e dall’interpretazione datane dalla Corte Costituzionale, tuttavia, questa neutralità non implica indifferenza delle istituzioni rispetto alle religioni, ma garanzia ed impegno dello Stato per la tutela della libertà di coscienza, di pensiero e di religione, nonché dell’uguale libertà di fronte alla legge delle confessioni religiose, nel rispetto di tutte le opzioni religiose e dei comportamenti che ne discendono, purché frutto di libera scelta e non confliggenti con altre libertà costituzionalmente garantite.

In tale prospettiva, unitamente al dialogo tra le religioni è necessario un continuo rapporto tra le autorità pubbliche e le comunità religiose in un’ottica di comune impegno nell’edificazione di una società multiculturale e multireligiosa.

Le comunità religiose rappresentano un punto centrale di riferimento per le persone che ne fanno parte.

Al loro interno non si svolge solo la vita religiosa dei fedeli. Esse sono luogo di confronto e di crescita e, attraverso gli insegnamenti, la formazione e i servizi che offrono, svolgono una funzione di utilità pubblica, contribuendo alla socializzazione e all’integrazione e ponendosi quale interfaccia, oltre che con la società, con le istituzioni.

Non può dunque prescindersi dalla conoscenza e dal dialogo con le comunità di fede, attivando percorsi che conducano dall’ignoranza alla conoscenza, da questa alla comprensione ed infine alla fiducia reciproca.

In questa direzione sto orientando la mia azione, in particolare nei confronti delle comunità e delle associazioni islamiche, nella convinzione che sia sempre possibile incontrarsi e rispettarsi e che la cultura del dialogo e della conoscenza non sia un’utopia, ma la condizione necessaria per vivere in pace, nel rispetto della legalità, e lasciare alle generazioni future un mondo migliore.

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