Storie di migranti

di: Giovanni Mengoli

Come detto in più sedi, l’entrata in vigore del DL 113 (noto come “Decreto sicurezza”) pone serie questioni legate ai percorsi di integrazione dei migranti, sia adulti sia minorenni presenti da tempo in Italia e accolti nei CAS (Centri Accoglienza Straordinaria) o nel sistema SPRAR (Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati).

Qui riportiamo tre brevi storie reali, di persone note al sottoscritto, la cui identità è celata da uno pseudonimo, che rischiano di vedere seriamente compromesso il frutto del loro impegno per cercare di migliorare il loro futuro attraverso il percorso di integrazione intrapreso ormai da tempo.

richiedenti asilo

Marvellous

Marvellous oggi è un neomaggiorenne nigeriano, accolto a Bologna nel dicembre 2016 come richiedente asilo nel sistema di accoglienza dello SPRAR minori a 17 anni e 8 mesi È giunto sulle coste siciliane a fine ottobre di quell’anno.

Il giovane fin da subito si impegnò per imparare l’italiano e trovare un lavoro, tanto che, poco dopo il compimento dei 18 anni, fu inserito in tirocinio in una lavanderia industriale. A 18 anni e mezzo transitò nel sistema SPRAR ordinario (quello degli adulti), ancora in attesa di andare in commissione per il riconoscimento dello status di rifugiato.

In seguito al percorso di tirocinio, dopo dieci mesi è stato assunto nella lavanderia; da agosto 2018 il suo contratto è part time a tempo indeterminato. Solo a novembre 2018 è stato convocato dalla Commissione Territoriale per il riconoscimento dello status. Ora è in attesa di ricevere l’esito di quanto deciderà la commissione.

Marvellous è molto preoccupato perché, non prevedendo più il DL 113 il permesso per motivi umanitari, se non gli sarà riconosciuto l’asilo politico o il permesso per motivi sussidiari, perderà il lavoro. E, anche nel caso in cui la Commissione Territoriale valutasse il permesso per casi speciali, potrà sì continuare a lavorare ma sapendo che questa tipologia di permesso non è convertibile a quella dei motivi di lavoro. Quindi, se, una volta scaduto il permesso per casi speciali, la Commissione Territoriale non riconoscesse che sussistono ancora le ragioni che lo hanno determinato, Marvellous diventerebbe un irregolare e perderebbe il lavoro!

richiedenti asilo

Lamin

Lamin è un minore del Gambia in accoglienza nel sistema SPRAR minori. È arrivato a Bologna nel settembre 2017, dopo che, per oltre un anno, ha vissuto in un centro per minori in Sicilia, a Palermo. Qui ha ottenuto il permesso di soggiorno per motivi umanitari, ma poi, siccome non vedeva serie possibilità di trovare un lavoro, ha scelto di allontanarsi fino ad arrivare a Bologna.

Lamin compirà 18 anni a metà di gennaio 2019, e il suo permesso di soggiorno, che aveva durata di due anni, scadrà qualche settimana dopo. Non avrà così possibilità di transitare sul sistema SPRAR ordinario al compimento dei 18 anni e mezzo (termine dell’accoglienza sullo SPRAR minori), come hanno fatto in passato tanti ragazzi nella sua situazione, dato che il suo operatore legale gli ha consigliato di non chiedere il rinnovo del permesso per motivi umanitari, bensì di chiedere la conversione del permesso “per attesa occupazione”. Infatti, se anche fossero riconosciute ancora valide le ragioni che avevano portato alla concessione del permesso per motivi umanitari, potrebbe al più ottenere un permesso per casi speciali non più convertibile a quello per il lavoro.

Lamin si troverà così a dover giocare bene il poco tempo che gli è rimasto in accoglienza, cercando di finalizzare al meglio il tirocinio che inizierà al compimento dei 18 anni. Per fortuna, lo stage svolto nell’estate 2018 in un hotel ad Ancona è andato molto bene. Così potrà giocarsi le competenze apprese in questo settore, cercando di farsi assumere con il prossimo tirocinio che sarà attivato nello stesso settore.

Certo, non sarà facile pensare che possa diventare autonomo, in modo da potersi mantenere da solo a 18 anni e mezzo, anche se la grinta e la disponibilità al sacrificio non gli mancano. L’assunzione sarà comunque il primo passaggio fondamentale!

richiedenti asilo

Natalie

Natalie viene dalla Nigeria, ha 25 anni e, dal maggio 2017, ha vissuto diversi mesi nel grande HUB di via Mattei a Bologna. Qui gli operatori sospettano che sia stata avviata alla prostituzione. Anche per questa ragione, nel mese di agosto 2017, è stata trasferita in un piccolo CAS femminile (8 posti) della provincia di Modena. Durante l’accoglienza, Natalie ha imparato l’italiano ed è stata iscritta ad un corso di sartoria. Gli stage svolti hanno mostrato un’ottima propensione per questo mestiere.

Con il DL 113 e i decreti attuativi che si stanno attendendo, difficilmente potranno continuare ad esistere CAS così piccoli. Necessariamente dovranno avere molti più posti perché il costo dell’accoglienza è stato ridotto di un terzo.

Per ora, la Prefettura di Modena ha prorogato le convenzioni dei CAS fino a marzo 2019, in attesa di ricevere indicazioni dal Ministero dell’Interno. Dopo quella data è probabile che il CAS di Natalie venga chiuso, e le ragazze accolte siano trasferite in grandi centri di accoglienza con grandi numeri e molto probabilmente nelle periferie delle città.

Allora, sarà forte la preoccupazione che il percorso positivo di Natalie vada perduto. Infatti, sarà molto probabile che, in assenza di un minor sostegno educativo e in centri molto più anonimi, la ragazza faccia la scelta più facile e torni sulla strada!

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