Toscana Pride: orgoglio inadeguato

di: Antonio Cecconi

Domani, 6 luglio, a Pisa, col patrocinio del Comune di Calci, si svolgerà il “Toscana Pride”. Qual è, in merito, la posizione dei cattolici?

Tirato per la giacchetta da varie parti, ritengo doverose alcune precisazioni da parte mia.

  • Ho soltanto affermato che la cosa «non mi entusiasma», nel senso che la dicitura PRIDE – cioè ORGOGLIO – mi sembra inadeguata e al limite fuorviante se ha lo scopo di esprimere qualcosa da affermare in termini di diritti. Diritti di manifestare le proprie idee e sensibilità, e rivendicare il rispetto quando questi diritti vengono violati o messi in discussione.

Accanto ai diritti – e in questo la Costituzione italiana è chiarissima – bisogna avere sempre presente la corrispondenza dei doveri (chiudo qui un discorso che sarebbe troppo lungo, e che potrà essere ripreso in altra sede).

  • Mi si chiede di dire qualcosa sulla posizione dei cattolici. Prima di tutto ricordo che papa Francesco, interrogato sull’omosessualità, rispose: «Chi sono io per giudicare?». Aggiungo che tra i cattolici, inclusi i docenti di teologia morale, ci sono punti di vista e valutazioni diverse.

Fatto salvo il rispetto per la dignità di ogni persona, un conto è parlare di riconoscimento giuridico-civile di un legame stabile tra persone dello stesso sesso, altro conto è equiparare tale legame al matrimonio.

Io sono molto perplesso sull’eventualità di riconoscere il diritto all’adozione da parte di coppie omosessuali; ritengo che, prima dei loro diritti a diventare padri/madri, ci sia quello dei bambini a crescere in una famiglia serena, avendo due figure di riferimento, una paterna e l’altra materna; ci possono essere eccezioni, ma le eccezioni non possono diventare regola. Questo discorso vale ancor più per le ipotesi di “utero in affitto”.

  • Tra i sostenitori e manifestanti dei vari raduni PRIDE ci sono molti esponenti di partiti della sinistra, alcuni di essi mostratisi assai distanti dalla sensibilità del mondo ecclesiale. Penso all’onorevole Cirinnà, che ha qualificato con un epiteto irripetibile il trinomio “Dio, patria e famiglia”.

Mi preoccupa seriamente il fatto che si cerchi più la distanza dai valori affermati e praticati da molti cattolici in materia di diritti civili anziché la convergenza con tanta parte dei credenti in materia di diritti e opportunità sociali: la lotta alla povertà, la creazione di lavoro soprattutto per i giovani, l’accoglienza dei migranti, l’impegno per la pace, lo sviluppo del Sud del mondo…

  • Che gli oppositori delle manifestazioni PRIDE siano spesso persone che gravitano nell’area politica e ideologica che si oppone pregiudizialmente a ogni scelta di accoglienza dei migranti e non esita a usare il turpiloquio e incitare all’odio nei confronti di chi pratica scelte improntate alla solidarietà, è motivo sufficiente per affermare che non ha senso che quella parte si erga a paladina della fede e della morale cattoliche.

Chiedo scusa per la lunghezza, ma tanto dovevo.

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