Tratta: l’Italia promossa, ma…

di: Andrea Lebra

«Una delle più dolorose ferite aperte presenti nel nostro mondo è la tratta di esseri umani, una moderna forma di schiavitù, che viola la dignità, dono di Dio, in tanti nostri fratelli e sorelle e costituisce un vero crimine contro l’umanità. Mentre molto è stato fatto per conoscere la gravità e l’estensione del fenomeno, molto di più resta da compiere per innalzare il livello di consapevolezza nell’opinione pubblica e per stabilire un migliore coordinamento di sforzi da parte dei governi, delle autorità giudiziarie, di quelle legislative e degli operatori sociali». (Papa Francesco, Discorso ai partecipanti all’incontro sulla tratta degli esseri umani promosso da RENATE (Religious in Europe networking against Trafficking and exploitation), 7 novembre 2016)

tratta di esseri umani

Ogni anno il Dipartimento di Stato degli USA, attraverso l’Ufficio per il monitoraggio e il contrasto della tratta di esseri umani (Office of Monitor and Combat Trafficking in Persons), redige, secondo standard americani, un rapporto sul fenomeno, a livello mondiale, della tratta di esseri umani.

Il corposo rapporto 2017, reso pubblico alla fine del mese di giugno, colloca l’Italia nella “classe 1”, cioè nella categoria dei Paesi più virtuosi sul fronte della lotta alla tratta di esseri umani, assieme ad altri Paesi Europei come la Francia, la Spagna, il Portogallo, la Germania e altri.[1]

È quanto emerge dalle prime tre righe della “sezione” del rapporto dedicata all’Italia e riferita all’anno 2016: «Le autorità italiane soddisfano appieno i criteri minimi per lo sradicamento della tratta di esseri umani. Il Governo ha continuato a dimostrare un impegno serio e costante durante il periodo in esame: l’Italia pertanto è rimasta in classe 1».

Una “promozione” con debiti
tratta di esseri umani

Fonte: RENATE. Cf. nota 1

Dopo un incipit del genere chi legge si attenderebbe l’elenco dei “meriti” acquisiti, nel corso del 2016, dall’Italia nella lotta contro la tratta di esseri umani che ne giustificano il mantenimento nella categoria dei Paesi più determinati a contrastarla nei fatti.

Leggendo con attenzione l’intera sezione, ci si rende immediatamente conto che la “promozione” dell’Italia avviene nel contesto di una lunga serie di “debiti” – alcuni anche decisamente gravi – che dovrebbero preoccupare non poco le competenti autorità italiane.

Se ne possono elencare alcuni alla luce delle quattro direttrici che caratterizzano anche il Piano nazionale d’azione contro la tratta e il grave sfruttamento 2016-2018 approvato nel febbraio 2016[2]: prevenire il fenomeno (prevention), perseguire gli autori dei reati (prosecution), proteggere i diritti umani delle vittime (protection), promuovere la cooperazione (partnership).

Prevenzione costante ma di portata limitata

«L’azione del Governo italiano per prevenire la tratta di esseri umani è costante ma di portata limitata».

A fronte di iniziative locali, promosse e gestite dagli enti territoriali e dalle organizzazioni non governative, per fornire informazioni, mediante brochure, poster, adesivi e pubblicità sui media, sull’assistenza alle vittime della tratta, non sono state varate campagne nazionali per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica contro tutte le forme di tratta di esseri umani.

A fronte delle campagne di educazione civica portate avanti da organizzazioni non governative e finalizzate a ridurre la domanda di sesso mercenario e sostenute da amministrazioni locali e dalle forze dell’ordine, l’Amministrazione centrale statale non ha affrontato il problema della domanda di turismo sessuale minorile né ha perseguito penalmente i cittadini italiani che ricorrono a prestazioni sessuali con minori in Paesi stranieri.

Azione penale debole

«Le autorità hanno incrementato gli sforzi per far rispettare la legge 11 agosto 2003 n. 228 recante misure contro la tratta di persone che prevede pene detentive sufficientemente severe».

Nel 2016 si è indagato su 102 casi di tratta di esseri umani, contro i 65 del 2015 e i 44 del 2014.

Nessuna persona, però, è stata incriminata, contro le 17 del 2015 e le 16 del 2014.

I tribunali di primo grado nel 2016 hanno condannato 9 trafficanti sulla base della legge contro la tratta, a fronte di 1 condanna nel 2015 e 11 nel 2014.

Le corti d’appello nel 2016 hanno condannato 23 imputati, contro 11 nel 2015 e altrettanti nel 2014. I dati del 2016 sono parziali e si riferiscono all’80% delle procure e al 60% dei tribunali.

Nonostante la formazione degli agenti delle forze dell’ordine includa le procedure per l’identificazione delle vittime della tratta di esseri umani e le indagini su reati legati alla tratta di esseri umani, le autorità interpellate non sono state in grado di fornire dati sul numero di agenti che hanno ricevuto la suddetta formazione.

Protezione delle vittime: finanziamenti inadeguati e misure mal coordinate

«Il Governo ha incrementato i fondi per l’assistenza alle vittime, ma nel complesso le misure di protezione rimangono scarsamente efficaci e mal coordinate, di fronte al numero di vittime».

Tuttavia, nonostante l’incremento dei fondi, le organizzazioni non governative che forniscono alloggio e assistenza alle vittime continuano ad avere risorse decisamente insufficienti rispetto alle necessità e lamentano la mancanza di un meccanismo formale di assegnazione e, soprattutto, la mancanza di finanziamenti a lungo termine.

I Cas (“Centri di accoglienza straordinaria”) in grado di ospitare temporaneamente migranti e profughi potenzialmente aventi diritto alla protezione internazionale, oltre che essere pochi, non sono adeguati alle esigenze delle vittime della tratta, con la conseguenza che i trafficanti riescono ad infilarsi al loro interno per reclutare le vittime.

Ancorché le forze dell’ordine operino in collaborazione con le organizzazioni non governative e le organizzazioni internazionali per individuare le vittime della tratta di esseri umani, nel quadro delle procedure di registrazione standard nella maggior parte dei porti di arrivo, si assiste ad applicazioni incoerenti dei criteri di identificazione, da parte dei funzionari pubblici, che finiscono con l’impedire di individuare molte vittime della tratta di esseri umani fra immigrati clandestini, richiedenti asilo e minori non accompagnati.

Tra le “raccomandazioni” fatte all’Italia vi è anche quella di «consentire ai richiedenti asilo di ottenere un impiego legale in attesa che la loro domanda venga esaminata».

Coinvolgimento di diversi “attori”

«Il Governo ha esteso i suoi sforzi a livello internazionale per il contrasto alla tratta di esseri umani, focalizzandosi sull’assistenza alle fasce giovani e vulnerabili».

Come afferma il Piano nazionale d’azione contro la tratta e il grave sfruttamento 2016-2018, la prevenzione e il contrasto alla tratta di esseri umani richiedono un approccio multisettoriale e il coinvolgimento di attori istituzionali e non.

Tra le altre iniziative, il rapporto USA segnala la campagna di comunicazione nel Corno d’Africa e nell’Africa occidentale per informare i potenziali migranti dei rischi della tratta di esseri umani. Sono stati organizzati corsi di formazione contro la tratta di esseri umani per il personale diplomatico e per i militari destinati ad essere impiegati in missioni internazionali di mantenimento della pace.

Il rapporto, tuttavia, evidenzia l’esigenza di incrementare la cooperazione internazionale con i Paesi di origine e di transito, in particolare la Nigeria,[3] per contrastare le reti di trafficanti.[4]

Cf. anche Libia: torna la schiavitù.


[1] Nella “classe 1” (Tier 1) sono inseriti i Paesi che rispettano pienamente gli standard americani. Alla “classe 2” (Tier 2) appartengono i Paesi che non rientrano nei criteri minimi americani, ma che hanno compiuto sforzi significativi per raggiungerli. La “classe 2 sotto controllo (Tier 2 Watch list) è attribuita ai Paesi nei quali il fenomeno della tratta è talmente diffuso che, a prescindere dall’intervento pubblico e dalla volontà politica del governo, risulta difficilmente contrastabile. All’ultima classe, la “classe 3” (Tier 3), appartengono i Paesi che non solo non soddisfano gli standard, ma non fanno nulla per migliorare la situazione.
[2] Sui contenuti del Piano nazionale antitratta, cf. Settimananews.it n. 22/2016.
[3] Paese dal quale nel 2016 sono arrivate oltre 7.500 probabili vittime della tratta di esseri umani, contro le 2.800 stimate nel 2015.
[4] Sulle donne nigeriane schiavizzate in Italia, cf. Settimananews.it n. 43/2016.

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