USA: razzismo e psiche

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razzismo

L’11 novembre 1620 la nave Mayflower con un centinaio di puritani inglesi radicali, separatisi dalla Chiesa di Inghilterra, perseguitati e in fuga dal loro re, sbarcavano a Cape Cod (Massachusets). E va ricordato anche che nell’agosto 1619 – quindi un anno prima – sulla costa atlantica americana era sbarcata una nave negriera portoghese catturata dai corsari inglesi. Il tema dello schiavismo razzista si pone ben dentro la nascita della nazione americana.

Del 1776 sono la Rivoluzione americana anti-inglese e la costruzione di un sistema politico liberale basato sul consenso e sulla divisione dei poteri: ma questo solo a beneficio dei coloni bianchi, tra loro fratelli nella fede e con la Bibbia in mano. Ne erano esclusi i nativi e i neri. Ancora nel 1787 la Costituzione legittimò la schiavitù.

Vite nere

La questione è assai sensibile, divisiva e pervasiva: percorre la storia del Nord America fino ai nostri giorni e sino alle prossime elezioni, passando attraverso una guerra civile e le leggi di Jim Crow che hanno prescritto la segregazione razziale nelle scuole pubbliche degli Stati del Sud sino al 1965, quindi sino a Martin Luther King, assassinato nel ’68, alle Black Panthers, attive sino agli anni ’80, e al movimento Black lives matter nel nostro secolo.

A documento del profondo radicamento delle tesi razziste fra i coloni bianchi, propongo qui le argomentazioni di due medici protagonisti della psichiatria nord-americana tra ‘700 e ’800, Benjamin Rush e Samuel Cartwright.

Benjamin Rush (1746-1813) fu definito nel 1965, dall’American Psychiatric Association, “padre” della psichiatria americana. Aveva studiato medicina in Europa, all’Università di Edimburgo e fu professore all’Università della Pennsylvania. Filantropo di fede presbiteriana, riformatore sociale e politico, intellettuale illuminista, fu tra i protagonisti della Rivoluzione Americana antibritannica e fra i firmatari della Dichiarazione di Indipendenza del 1776 in qualità di delegato della Pennsylvania.

Rush pensava che gli Stati Uniti fossero il paese a partire dal quale il Creatore stava operando per riformare il mondo intero, come avrebbe dimostrato il fatto che il Nuovo Mondo era divenuto il luogo di libertà e di rifugio politico e religioso per gli europei in fuga dalle persecuzioni. Come medico riteneva che i lealisti britannici soffrissero di ipocondria, a differenza dei partigiani americani che avrebbero goduto – si direbbe oggi – di una buona salute mentale.

Fu il primo a scrivere un trattato di psichiatria in America, pubblicato nel 1812 col titolo Medical inquiries and observations upon diseases of the mind: tale testo rimase per 70 anni l’unico nord-americano in materia. In un documento scientifico redatto per l’American Philosophical Society ipotizzò che il colore della pelle dei negri fosse spiegabile come una patologia della natura, quale sintomo di una forma di lebbra. L’essere negri era da lui ritenuta una malattia e si poteva confidare che i progressi della medicina ne avrebbero trovato i rimedi.

Psiche bianca

Di una generazione successiva fu Samuel Cartwright (1793 Fairfax County, Virginia – 1863 Jackson, Mississippi): medico chirurgo e psicologo nato “a est del Blue Ridge, dove i negri sono molti”. Studiò alcuni anni medicina nel Maryland, stato schiavista.

Fu autore del Report on the diseases and physical peculiarities of the Negro race pubblicato nel maggio 1851 su The New Orleans Medical and Surgical Journal sul tema delle malattie e di alcune specificità della “razza negra”, di cui descrisse le patologie somatiche e mentali, a suo avviso tipiche degli afroamericani, sia quelli in condizione di schiavitù che quelli liberi. La più nota di tali patologie era la drapetomania (dal greco δραπέτης = fuggitivo, disertore), un termine con cui Cartwright designava la patologia mentale, ben nota a padroni e sorveglianti, che portava lo schiavo a fuggire. Il centro in cui egli elaborò le sue tesi – egli stesso era proprietario di schiavi – era la piantagione, vera e propria istituzione di riferimento per l’economia, il disciplinamento sociale, l’amministrazione della giustizia negli stati del sud.

Cartwright scriveva: «Molto tempo fa osservai che certi padroni perdevano i loro schiavi negri che si davano alla fuga sottraendosi al lavoro, mentre non scappavano gli schiavi di un’altra categoria di padroni, significativi per ordine e disciplina, pur non usando guardie o mezzi violenti per punirli. Per acquisire dunque il metodo ottimale di governo dei negri, in modo da curare e prevenire la malattia, detta drapetomania, dobbiamo risalire al Pentateuco[1] e acquisire il significato profondo del termine che designa la razza negra[2].

Nel nome dato a questa razza ci sono le basi della vera arte di governare i negri, in maniera che non scappino. La corretta traduzione della parola evidenzia infatti la volontà del Creatore riguardo al negro, come sottomesso e in ginocchio. Nella conformazione anatomica delle sue ginocchia troviamo inscritto il genu flexit, essendo le sue ginocchia più flesse e piegate che in ogni altro tipo di essere umano. Se l’uomo bianco tenta di opporsi alla volontà di Dio cercando di fare del negro qualcosa di diverso da un inginocchiato sottomesso – come proclamato dal Potente – tentando di portarlo al proprio livello o mettendosi al suo livello, o se altrimenti abusa del suo potere sul servo che Dio gli ha conferito, trattandolo con crudeltà e punendolo con ira o mancando di proteggerlo dalle violenze arbitrarie dei suoi servi o di qualsiasi altro, ovvero negandogli il sostegno e quanto necessario a vivere, il negro fuggirà.

Ma se lo tiene nella posizione che le Scritture hanno insegnato, cioè sottomesso, e se il padrone o il soprastante sono cordiali e benevoli nei suoi riguardi, senza condiscendenza, e nello stesso tempo bada ai suoi bisogni fisici e lo protegge dalle violenze, il negro rimarrà ammaliato e non fuggirà. Servirà Jafet, sarà il servo dei servi, alle condizioni sopradette, condizioni chiare anche se non direttamente esplicitate. Nella mia esperienza il genu flexit, ossia la soggezione e la riverenza, devono essere pretese o loro disprezzeranno i loro padroni, diventeranno sgarbati e ingovernabili e se ne andranno.

Due tipi di persone sono idonee a perdere i loro negri: quelli troppo amichevoli, che li trattano alla pari senza fare distinzione circa il colore della pelle, e quelli che li trattano con crudeltà, negando loro il necessario per vivere, non proteggendoli dalle violenze degli altri o terrorizzandoli con minacce quando stanno per essere puniti anche per piccoli sbagli. I negri, prima di fuggire, a meno che non siano spaventati o in preda al panico, si fanno scontrosi e malcontenti. La causa di questo stato d’animo dovrebbe essere ricercata e rimossa, altrimenti o cominciano a pensare alla fuga o cadono nell’inedia tipica del negro. Se scontrosi e malcontenti senza motivo, l’esperienza consiglia decisamente l’uso della frusta, come misura preventiva contro il nascondimento o altre condotte riprovevoli. Questo si chiama frustare via il diavolo.

Se trattati con gentilezza, ben nutriti e vestiti, con combustibile sufficiente a tenere acceso un piccolo fuoco di notte, ciascuno nella propria famiglia, senza girovagare o far visita ai vicini o ricevere visite o ingollare liquidi intossicanti o non essere super sfruttati o troppo esposti alle intemperie, essi sono facilmente governabili. Quando ci si comporta così, se a qualcuno di loro viene in mente di alzare la testa al livello di quella del padrone o del soprastante, l’umanità e il loro stesso bene richiedono che siano puniti, fino a che ritornino nello stato di sottomissione loro assegnato da sempre, quando i loro progenitori ricevettero il nome di Canaan, ossia il sottomesso inginocchiato.

Per prevenire e curare la fuga devono solo essere tenuti in quello stato e trattati come bambini, con sollecitudine, attenzione, educazione, umanità».

Supremazia razziale

Secondo Cartwright i negri avevano una testa e un corpo organizzati diversamente e soffrivano di malattie fisiche e mentali che richiedevano trattamenti specifici, diversi da quelli efficaci per i bianchi.

Non avevano quindi valore scientifico le tesi circolanti fra statisti, teologi e altri gruppi sociali, secondo le quali non ci sarebbero state radicali differenze fisiche nell’umanità e le terapie praticabili all’uomo bianco sarebbero state altrettanto valide, nello stesso contesto, per il negro. Tali tesi erano per lui alla base delle false dottrine secondo le quali le istituzioni politiche libertarie – così di giovamento all’uomo bianco – lo sarebbero altrettanto state per il negro.

Lunga e terribile è stata la marcia per il pieno riconoscimento e l’esercizio dei diritti umani e civili degli afroamericani, dei nativi, degli ispanici in Nordamerica.  Nemmeno l’elezione di Barack Obama a presidente degli USA si può dire ne abbia rappresentato la vittoriosa conclusione, come dimostra il consenso conferito subito dopo al programma e alle parole d’ordine antiche, da “suprematista bianco”, di Donald Trump.


[1] L’autore si riferisce evidentemente a Genesi 9,26-27 ed alla insensata interpretazione secondo la quale dai figli di Noè e dal peccato di Cam discenda la gerarchia tra i popoli della storia.

[2] La traduzione CEI del versetto suona: “Dio dilati Iafet e questi dimori nelle tende di Sem, Canaan (figlio di Cam) sia suo schiavo!”

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