Vaccino: risposte ai lettori

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Ha suscitato reazioni l’articolo di don Albanesi che parlava di peccato di omissione per chi rifiutava il vaccino (cf. qui). L’autore risponde e spiega.

Quando ho scritto l’articolo sui vaccini, mi è venuto spontaneo il ricordo di due episodi non recentissimi: la morte delle sei suore Poverelle di Bergamo, tutte infermiere, decedute tra il 25 aprile e il 28 maggio del 1995 a Kikwit nella Repubblica Democratica del Congo, a causa dell’epidemia di Ebola. Sono state dichiarate venerabili dalla Congregazione per le cause dei santi per la loro eroicità.

Mi è venuto in mente anche il coraggio, fino alla morte, del dott. Carlo Urbani, insieme a quattro operatori sanitari (29 marzo 2003), impegnato a scoprire il morbo della Sars: era consulente dell’Organizzazione mondiale della sanità. Ha lasciatola moglie e tre figli. Mi piacerebbe che fosse dichiarato anche lui almeno venerabile, anche se non tutti sono dichiarati tali, nonostante lo siano stati in vita.

I ricordi mi hanno portato a concludere che, se fosse esistito un vaccino, non sarebbero morti, da cui la domanda se, con i vaccini oggi presenti e non utilizzati, ci sia omissione, anche colpevole.

I commenti postati sono di vario genere. Un paio appellano alla dichiarazione della Congregazione per la dottrina della fede, che ha dichiarato che il vaccino non è obbligatorio. Domanda: il vaccino che ha garantito il green pass al papa era stato certificato «non procedente da feti abortiti?». Se ci dicono la marca, saremmo tranquilli!

Seconda domanda: i 4 milioni di morti nel mondo, i 130 mila morti in Italia non hanno intenerito né Lorendo M., né Blanca, preoccupati «dei fardelli pesanti sulle spalle della gente e chiamare peccato ciò che non lo è, questo è peccato!!!».

Ma quanto vale questa libertà personale? Così tanto da essere tutelata a fronte di milioni di morti? Un dettaglio: il Governatorato della Città del Vaticano ha reso obbligatorio il green pass per chi frequenta la mensa del Vaticano: forse una telefonata tra il card. Bertello, presidente del Governatorato della Città del Vaticano e il card. Ladaria, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede sarebbe utile, così da allineare teoria e prassi in modo da risolvere il contradditorio tra l’obbligo e la volontarietà.

A Gian Piero rispondo che il problema della pandemia tratta di vita e di morte. E confermo che la questione posta da me è morale, non politica. L’appello al «mio regno non è di questo mondo» è fuori luogo. In questo mondo, visto che ci viviamo, di che dovremmo occuparci? Ho il vago sospetto che a Gian Piero piaccia una religiosità intima e personale, ininfluente sulle scelte concrete, con una vena di anticlericalismo che non guasta mai.

Paolo Cardoni, pone un problema vero. Come mai per la partecipazione per le funzioni religiose non si chiede il green pass? Tra le varie risposte che mi son date, forse sono stati ritenuti sufficienti i comportamenti che si tengono in Chiesa: scarsa affluenza, mascherina, distanziamenti, non contatti, non scambio della pace, tutti immobili e impalati! Infine, tranquillo; la comunione non si nega ai pochi che la chiedono: sposati, conviventi, figli dentro e fuori del matrimonio, chi porge la mano nuda o con il fazzolettino, nessuno escluso. Comunque hai fatto bene a vaccinarti, perché il virus può uccidere e i vaccini limitano la morte.

Infine ringrazio Roti Luca, perché ha colto il senso della domanda che ho posto. Vivo quotidianamente con persone che lottano per la vita: in tale situazione si comprende che cosa significa vivere. Persone che debbono scegliere se accettare o rifiutare la tracheotomia, l’alimentazione per via endoscopica, in carrozzina o in lettiga con l’ausilio dell’ossigeno… Se esiste qualcosa che impedisce sofferenza, ben venga,

A Salfi dico che l’ispirazione va seguita. Ripensandoci, non me ne pento.

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2 Commenti

  1. Lorenzo M. 20 agosto 2021
  2. Gian Piero 20 agosto 2021

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