Abitiamo tutti questo piccolo pianeta

di: José Antonio Pagola

Il virus ci insegna che apparteniamo tutti alla medesima specie. Impariamo a vivere in maniera più solidale, cercando il bene di tutta l’umanità.

In pochissimo tempo, noi esseri umani stiamo prendendo coscienza della nostra fragilità. Abbiamo scoperto che non ci sono solo persone deboli. L’umanità intera è debole. All’improvviso, la pandemia del coronavirus ha mostrato che l’umanità è una specie in pericolo. In pochi giorni stiamo diventando più umili e insicuri. Il virus ci obbliga a pensare, a riflettere e a meditare.

In un mondo sovrappopolato, in cui non ci mettiamo d’accordo nel reagire al cambiamento climatico quando la natura si sta deteriorando, quando ci sono specie di animali che si stanno estinguendo…, non è strano che i virus che fanno parte anch’essi dell’ecosistema, comincino a reagire in modo inatteso.

tutti umani

In questi giorni si stanno diffondendo nelle reti sociali riflessioni di ogni genere. Ha suscitato una forte eco ciò che afferma la scrittrice brasiliana Eliane Brum: «L’effetto della pandemia è l’effetto concentrato e acuto di ciò che la crisi climatica sta già producendo ad un ritmo molto più lento. È come se il virus ci desse una dimostrazione di ciò che presto vivremo».

Non so se sarà veramente così. In ogni caso, il virus non ci consente di ingannarci. La nostra ingenuità nel ritenere che il mondo è controllato dagli esseri umani si è disciolta in pochi giorni. Dobbiamo cambiare il nostro modo di vivere. Il virus ci sta insegnando che apparteniamo tutti alla medesima specie. Abbiamo urgente bisogno di imparare a vivere in maniera più solidale, cercando il bene comune di tutta l’umanità.

Il sistema che governa il mondo in questi momenti è disumano: conduce una minoranza di privilegiati a un benessere insensato e disumanizzante, e rovina la vita di immense maggioranze di esseri umani indifesi. Questo sistema rende impossibile il consenso dei popoli nel mettere al centro l’obiettivo del bene comune dell’umanità in una terra che sia la casa di tutti.

Anche noi cristiani dobbiamo riflettere e meditare per scoprire come possiamo contribuire a imparare a vivere in modo più umano e solidale dopo questa pandemia. Molti cristiani non sanno che il contributo più importante di Gesù a questo mondo è stato di promuovere il progetto umanizzante di Dio, quello che lui chiamava “il regno di Dio”. Questo progetto non è propriamente una religione. Va oltre le credenze, i precetti e i riti di qualsiasi religione.

Secondo Gesù, il mistero ultimo della vita è un Dio Padre di tutti. L’umanità è semplicemente la famiglia di tutti i suoi figli e figlie. L’unico obiettivo del Padre qui, su questa terra, è di costruire una famiglia in cui regni sempre più la giustizia, l’uguaglianza, la solidarietà. Questo è il cammino per costrire un mondo sempre più umano in cui tutti possano vivere con dignità. E anche quello che permette ai credenti di vivere con la speranza di conoscere un giorno, oltre la morte, la Pienezza di vita per tutta l’umanità.

Credere in un Dio, Padre di tutti, può aiutarci in questi tempi a sentirci non solo membri di una medesima specie ma figlie e figli di una sola famiglia. Sperimentare che siamo tutti fratelli può rafforzare la nostra capacità di crescere nella solidarietà. Vivere in un atteggiamento di fraternità può spingerci a cercare il bene comune di tutta l’umanità, a cominciare dai più poveri e bisognosi. Il grande invito di Gesù agli esseri umani è questo: «Cercate anzitutto il regno di Dio e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6,33).

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