Combattimento spirituale nella pandemia

di:

meditazione

Una riflessione spirituale sul tempo della pandemia del vescovo ausiliare di Bruxelles, Jean Kockerols, segnala sette combattimenti da affrontare.

Viviamo in un’epoca molto esigente. Siamo travolti, in tutti i sensi. Da tutti i punti di vista: familiare, sociale, sanitario, finanziario, materiale, così anche sul piano spirituale.

Che cosa significa ascoltare la Parola e metterla in pratica e così entrare nel rapporto di fraternità con Cristo come Gesù ci invita nel Vangelo in questi tempi squassati dal coronavirus? Qual è il combattimento spirituale da compiere? Si tratta di un vero combattimento come quello di Gesù col Tentatore nel deserto e poi nell’ora della morte. La nostra epoca è ricca di sfide e di tentazioni. Eccone un breve elenco.

Abbiamo l’impressione di scoprire un mondo fragile, molto fragile. In altri contesti mondiali o della nostra società la fragilità è parte del quotidiano. Ma noi, abituati al comfort pensiamo di aver rimosso la fragilità. O di negarla. La tentazione è infatti quella di nascondere la fragilità, di crederla superficiale, facilmente sormontabile. No. Il credente sa che Dio stesso si è reso fragile, vulnerabile, nel suo Figlio crocifisso. E che proprio lì la forza di Dio si può manifestare. «È quando sono debole che sono forte» (2Cor 12.10). Il primo combattimento è accettare le fragilità. E questo richiede umiltà.

Questo può farci credere che è necessario ritornare alla situazione precedente, a prima. È un’illusione, pura illusione. Dobbiamo archiviare i tempi passati senza troppa melanconia, senza guardarsi indietro, altrimenti corriamo il rischio di essere trasformati in statue di sale, come la sposa di Lot (Gn 12,26). Dobbiamo accettare che «siamo non in un epoca di cambiamento, ma in un cambiamento d’epoca» (papa Francesco). Secondo combattimento: non guardare indietro.

Il clima ansiogeno che ci attornia fa crescere la paura. O piuttosto le paure. Paure identificabili, angosce sottili che vi si nascondono dentro. Paure certo legittime ma che ci paralizzano. Paure che fanno paura. Esattamente quello che vuole il Tentatore per farci fare quello che desidera. È necessario custodire come il Cristo davanti e contro tutto uno spirito aperto e confidente, ancorato nella fede. Terzo combattimento: non aver paura della paura.

Il distanziamento sociale, necessario sul piano sanitario, induce purtroppo altre prese di distanza. Un distanziamento psicologico che ci allontana dall’altro, che alimenta il disinteresse. Il mio prossimo, anche lontano, cesserà di essere prossimo? Papa Francesco nella sua recente enciclica Fratelli tutti ci ricorda che la fraternità non conosce distanze fisiche. Quarto combattimento: rimanere prossimo, farsi prossimo. Con altre modalità, certo, ma voler essere prossimo.

Portiamo mascherine per non respirare il virus. Ma è da tempo che portiamo maschere. Più sottili, più discrete che questi piccoli tessuti. Maschere per illuderci di essere altri. Il Tentatore ama che ci mascheriamo, che interpretiamo un personaggio che non siamo noi. Quinto combattimento: essere sé stessi, restare sé stessi. Al di là delle nostre voglie di mascherarci.

Gli esperti non sono concordi fra loro. I governi si dividono sulle regole da applicare, sulle restrizioni da mettere in opera. Le tensioni diventano palpabili. Il Tentatore adora questo! È il diabolos, il divisore. Sesto combattimento: che lo Spirito Santo che abita in noi ci conservi nell’unità.

Infine, una tentazione sottile, discreta e insidiosa: abbassare le braccia. A che serve? Tanto peggio? Lasciarsi travolgere dalla corrente. Ecco il settimo combattimento: lo scoraggiamento.

Che questa crisi, come indica il termine crisis, sia veramente per ciascuno un tempo di discernimento. Che le nostre mani, così sanificate dalla soluzione idro-alcolica, non ci impediscano di sporcarle nel servizio ai fratelli. Che il contagio da cui fuggiamo, non ci impedisca di essere contagiosi dell’amore di Dio. Perché mi è stato confermato dall’alto: non c’è alcun credente a-sintomatico.

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