Come è messo il tuo cuore?

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spiritualita

L’autrice è medico e, dal 2012, madre abbadessa del monastero benedettino San Raimondo in Piacenza, dove svolge un’intensa attività di lectio divina e di meditazioni aperte al pubblico.

Prendendo lo spunto da varie situazioni patologiche (oltre a quella “normale”) in cui può trovarsi il cuore umano, ella sviluppa una comparazione tra questi stati e quelli in cui si può trovare l’anima umana (e non l’animo umano, oggetto della psicologia). Il suo discorso si avvale delle esperienze dei padri della Chiesa, dei padri dello spirito e anche di pagine illuminate di romanzi.

Il cuore bradicardico offre lo spunto per parlare della tiepidezza, dell’accidia e della noia. Sono vizi che bloccano la persona nel ritmo della vita spirituale, privandola della gioia di vivere, di lavorare, di trovare il senso delle giornate, il perché delle situazioni nelle quali si trova a vivere. Il cuore diventa impermeabile a tutto. Si cerca la soluzione nel voler cambiare i luoghi, le persone con cui si vive… Si diventa insensibili a tutti, manca la compunzione, si dà la colpa sempre agli altri…. La terapia sta nella preghiera rivolta a Dio, unita alla volontà di svolgere con attenzione e cura il proprio lavoro.

Un’altra patologia del cuore bradicardico è la tristezza, cioè la frustrazione di un desiderio, la perdita di un bene in cui volevamo credere e che è venuto meno. La tristezza porta con sé l’affanno e la cattiveria, la collera. Bisogna interrogare il proprio cuore, chiedersi quale sia la tristezza che lo abita. Va invocato lo Spirito Santo buono, unitamente alla volontà di guarire dalla tristezza. Anche Gesù passò momenti di tristezza nella passione e fu confortato da un angelo.  A sua volta confortò i discepoli di Emmaus. Anche l’uomo deve lasciarsi confortare dalle persone “angeli” che ha vicino.

Il cuore tachicardico fornisce lo spunto per interrogarsi su quale passione abiti il mio cuore. Questo stato del cuore è sinonimo delle passioni madri: ingordigia, superbia e lussuria.

Il vizio è negativo perché porta disordine nella persona. «Il bene dell’uomo è triplice: il bene dell’anima, il bene del corpo e il bene delle cose esteriori». Ad essi corrispondono i vizi dell’ingordigia, della superbia e della lussuria.

Il disordine alimentare è spia di disordine interno, come lo è la bulimia. Di cibo e di parole. Occorre una dieta del cuore, fare digiuno, pregare e domandarsi cosa abita il mio cuore. Se vi abita solo il mio io, occorre che subentri la carità.

La superbia è invece il vizio dei perfetti, di chi crede che tutto sia merito proprio, anche se crede in Dio. Non manca il disprezzo per gli altri. Il superbo ha un grande bisogno di essere approvato, sfugge all’obbedienza. La guarigione è data dalla gratuità, dalla carità, dal fare senza ricevere, dal fare gratuitamente.

La lussuria è un comportamento sregolato, non specificatamente attinente alla sfera sessuale, ma un concupire, un volere una cosa costi quel che costi, a scapito di altri, della vita degli altri. Una cosa mi piace, perciò deve essere mia. Il cammino spirituale ci porta a liberarci del nostro io, dall’usare gli altri come oggetto, dall’esser vigili sulla nostra fantasia e immaginazione, sui nostri desideri. Il pericolo è asservire la ragione alla carne. La conversione passa attraverso la mente: bisogna cambiare, convertire i criteri della vita, dell’importanza, della gloria…

La lussuria è un vizio capitale perché rende il cuore vuoto, afferma Cassiano. Egli indica come terapia il riempirlo di cose buone mediante la preghiera, la meditazione della parola, l’esercizio della carità e attraverso l’immagine di cose pulite, buone, sane.

L’autrice scrive che, per guarire, occorre indagare il nostro cuore, sentirci amati da Dio così come siamo, sorridere di noi, amare, tornare a Dio che è sempre pronto ad accoglierci, a dare il perdono e la vita. «Chi prega ed è in relazione con Dio guarisce, se non altro accettando quello che Dio dispone per la sua vita» (p. 38).

Un cuore con ritmo sinusale, normale, è quello offerto dal cuore orante, esemplificato dalle persone di Maria e di Giuseppe. Il loro ritmo è normale perché l’impulso del loro battito proveniente dal nodo senoatriale è determinato da un legame naturale e profondo con Dio e tra di loro. Maria e Giuseppe non hanno tenuto Dio lontano ma hanno espresso il loro “Eccomi” e hanno accolto il disegno di Dio su di loro, nel rispetto e nell’amore vicendevole. Sono alleati fra di loro.

All’affidamento a Dio e alla familiarità con lui si abbina come secondo impulso l’amore per la vita dell’altro. L’amore abbraccia l’intuito del cuore e ciò che la razionalità porterebbe a scartare. Maria accoglie la Parola fatta carne, fatta persona, bambino. Si prende cura di lui. L’impulso positivo da seguire è quello di prendersi cura delle persone che la vita (cioè il Signore) ci ha messo accanto. Allora il cuore prende forza e vigore, ritmo. Maria e Giuseppe hanno vissuto insieme anche l’esperienza del rifiuto, senza lamentarsi. Erano alleati fra loro, non sostituendo la relazione con altre cose, impegni… Puntano sull’essenziale, si vogliono bene e stanno insieme. La cosa importante è la presenza dell’altro, prendersi cura di lui come una madre del proprio figlio. L’amore è generato dalla preghiera e si ottiene non demandando all’altro ma nella comunione, nella forza e nella fede reciproca.

L’impulso che può cambiare una vita mediocre è quello di sentire su di sé la misericordia di Dio. Maria l’ha ricevuta nel sangue di Gesù che sulla croce cade su di lei e sul ladrone. E Maria soccorre con la misericordia i propri figli. Il battito giusto è quindi quello della misericordia: smettere di giudicare e cominciare a perdonare. La misericordia ricevuta va donata. Il cuore di Maria batte all’unisono con quello di Gesù e viceversa. Giuseppe ci mostra che l’impulso che dà senso alla propria vita parte dall’incontro con Gesù: Cristo diventa la mia vocazione, il mio tutto (cf. la bella poesia dell’abate Lépori alle pp. 50-51): «Mi dono perché sono afferrato… la mia vocazione è Lui che perdona a tutto il mondo».

Per chi batte il mio cuore? Bisogna chiederselo con sincerità. «Maria e Giuseppe ci hanno insegnato a prendere impulso dal Signore, dalla misericordia, dalla cura degli altri, dall’ascolto, dall’essenzialità» (p. 51). In un cuore che si apre all’obbedienza e all’amore per il Signore, lì può esprimersi anche la libertà del Signore e la sua grazia, che darà letizia e pace nel cuore anche nelle avversità.

Un cuore congesto, pieno di sensi di colpa e di peccati, è illustrato attraverso il cammino di conversione del cieco nato raccontato da Gv 9. Il nemico dell’uomo insinua i sensi di colpa e ci accusa di fonte a Dio e ai fratelli. Dio, però, è sempre dalla nostra parte. «Passa Gesù», passa accanto a ciascuno di noi, entra nella nostra storia e nel nostro male, per portarci a vedere noi stessi in modo nuovo. La cecità non è conseguenza del peccato, è essa stessa, la cecità, il peccato. Cecità su Dio, di cui il maligno rovina l’immagine buona. Gesù ci ricrea con il fango della creazione e la saliva della redenzione, non risponde al dolore con teorie, ma entrando nella nostra vita. «Allora l’uomo non si abbandona al dolore, ma si abbandona a Dio, si rimette nelle mani di Dio» (p. 58).

Non bisogna porre resistenza alla luce, al Signore, alla sua presenza, ma volgere lo sguardo su di lui che ci porta a un cammino di verità. Riconoscere Gesù che passa. Gesù porta il cieco nato a una conversione che non è più degli occhi, ma del cuore. «Adesso il Signore lo manda a lavare la faccia del cuore» (s. Agostino). Occorre lavare gli occhi del cuore, guardare la nostra storia con gli occhi del cuore. Gesù porta il cieco e tutti noi alla fede, alla presenza, alla relazione con Dio, gli fa riconoscere che davanti a lui c’è uno che gli dice: “Tu sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima e ti amo”. Dio assume su di sé il nostro peccato, «ce ne libera e vuole che dopo noi iniziamo a guardare noi stessi con occhi nuovi, vuole che non rimaniamo sul peccato ma incominciamo, proprio perché ci ha rimesso il cuore in moto, a ripartire» (p. 61).

Alla fine il cieco nato arriva allo sguardo di fede donatogli da Gesù. Con un rovesciamento di prospettiva, non vede più quello che vedeva prima, ma vede (e noi con lui) la sua vita in relazione all’amore di Dio. «L’opera di Dio è il riconoscere la presenza di Dio in noi, la sua tenerezza che opera noi» (p. 62). Quando Gesù ci lava la faccia del cuore «possiamo riconoscere Dio non solo accanto a noi, ma dentro di noi e questo ci permetterà di vedere noi stessi in una luce completamente diversa, non più di peccato, ma di amore, non più di colpa, ma di redenzione» (p. 63).

Il cuore in arresto cardiaco offre lo spunto per parlare della paura della morte e della rivivificazione di Lazzaro. Come a Marta, Gesù chiede anche a noi: «Credi tu questo?». La nostra vita e la nostra morte è stata assunta e redenta dalla vita e dalla morte di Gesù. Lui è la Via, la Verità e la Vita. La morte e le sue anticipazioni nelle tribolazioni varie devono portarci a dire: “Credo Signore che tu mi salvi attraverso queste cose”.

Dopo aver sollecitato la fede di Marta e di Maria, Gesù va da Lazzaro. È il momento della conversione: «Vieni fuori!». Gesù ci rivivifica ma vuole che noi usciamo da noi stessi, dalle nostre abitudini, dalle nostre puzze mortali, per andare da lui con fiducia. Questa è la prima vittoria sulla nostra morte interiore, per una risurrezione interiore. Perché fidarci di Gesù? Perché lui ci ama moltissimo, piange per noi, piange per me, piange con me. Un pianto di amore e di misericordia. Gesù prega il Padre nello Spirito per me, intercede per me. Prega perché la sua compassione diventi la nostra, «perché la sua fede diventi la nostra e perché la vita dello Spirito scorra in noi» (pp. 73-74).

La carità della preghiera fa sì che lo Spirito trasformi ciò che è ferito e sporco in luogo di risurrezione. «È potente lo Spirito dentro di noi, perché è lo Spirito di Gesù Cristo ed è uno Spirito che dà la vita, che fa ribaltare le pietre del nostro cuore e che ci mette in ginocchio davanti all’Amore» (p. 74). Il fatto di sentire che Gesù mi ama come sono, ancora imbavagliato nella mia vita, mi fa decidere di uscire dalle mie tombe. Gesù prega perché la forza dello Spirito Santo possa dare vita anche a un cuore già morto.

«Liberatelo e lasciatelo andare…». Lazzaro e noi abbiamo bisogno della Chiesa, di fratelli e sorelle che ci aiutino a togliere le bende. Abbiamo bisogno dei sacramenti, dell’eucaristia, della riconciliazione. Pian piano le bende del cuore si sciolgono e ora è possibile camminare spediti, «riacquistare quella libertà di cuore che non guarda alle cose, ma guarda all’Infinito. Questa è la vita dei figli di Dio. Questo è il dono di pasqua: la vittoria della vita sulla morte» (p. 75).

Un cuore trafitto. Il Sacro Cuore. Oggi è venuta a mancare la consapevolezza che Dio ci ama, che fa tutto per amore, perché Dio è amore (1Gv 1,8). È la sua struttura intima e ce la mostra nel cuore trafitto del suo Figlio Gesù. Il cuore trafitto di Gesù permette di scrutare i pensieri di Dio, chi è Dio. Non è un pensiero devozionale, ma il fondamento della mia vita personale e comunitaria. Gesù ha svuotato se stesso per noi, per amore del disegno del Padre. Quando si ama, nulla costa. Gesù è mite e umile di cuore e per essere anch’io così devo mettermi alla sua scuola, mettendo il capo sul suo cuore e imparando. «Il suo cuore nel mio petto», ha detto un bambino di prima comunione. «Noi abbiamo bisogno di sentire il battito del cuore di Cristo, altrimenti non cambia nulla nella nostra vita. È il battito dell’amore e, se è il battito dell’amore, è un atto di amore» (p. 80). Gesù gioisce nel dare la sua vita per noi, non è un amore costretto.

Il cuore di Gesù è anche umano. Abbiamo bisogno più che mai che il cuore di Cristo riprenda a battere in tutti. «Il mondo sarebbe davvero inondato di quella misericordia e di quella compassione associate alla gioia» (pp. 80-81).

Ciò che dà fiducia al nostro cuore è il fatto che il cuore di Gesù continua ad amarci e a battere per noi. Il buon pastore ci cerca, una pecora al posto di novantanove. «Ingenuo» perché ci ama, indipendentemente dalla risposta. Lui desidera donarci la salvezza, quella comunione che è per sempre, e non vuole lasciarci in potere degli inferi. Chi non ha Gesù, oggi nella storia, è già all’Inferno, sottoposto al giudizio e alla cattiveria globale. Gesù ci salva mettendoci il suo cuore in mano, donandosi nell’eucaristia. «Tutti coloro che hanno preso sul serio l’amore di Cristo, sono i veri rivoluzionari della storia» (p. 82).

Batterà il mio cuore per qualcosa/Qualcuno che vale? Se ascolterò i battiti del cuore di Gesù…

Dove lo imparerò? Nell’eucaristia conoscerò il battito del cuore di Gesù. Lui ci cambierà, un poco alla volta; ogni giorno torneremo a casa perdonati, salvati. L’eucaristia ci mette in profonda comunione col buon pastore e con il Padre che lo ha inviato, che alle nostre orecchie sussurra: “Tu sei così importante per me che ho lasciato trafiggere il cuore di mio Figlio per te […] Dio non è mai deluso da noi, e Dio ricomincia sempre nel riproporre il suo amore” […] (p. 82).

«Gesù attirami nella tua gioia d’amore crocifisso, perché non è un dolore, non è solo una passione, è una passione d’amore» (C. Lebreton, cit., ivi).

Riflessioni spirituali ricche di esperienza umana e spirituale, equilibrate e sempre positive.

Una diagnosi e una terapia sincera ed efficace per i nostri cuori “ballerini” di oggi.

  • MARIA EMMANUEL CORRADINI, Che battito ha il mio cuore? (Sussidi biblici), Edizioni San Lorenzo, Reggio Emilia 2021, pp. 86, €12,60, ISBN 97888880712336.
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