Confini e limiti

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Foto di Akshay Chauhan su Unsplash

Padre Antonio Bertazzo, docente di Psicologia generale e della religione, assieme al biblista Daniele La Pera, nel prossimo anno accademico guiderà il seminario-laboratorio di Teologia spirituale del ciclo di licenza della Facoltà teologica del Triveneto. Il titolo della proposta è “Il confine e il limite. Paradigmi dell’esperienza umana, religiosa e spirituale”. L’incontro umano avviene sempre nel punto del confine; la libertà umana si gioca sul confine e, quando non si riconoscono i confini, c’è diffusione e confusione. Il tema del confine e del limite rappresenta una metafora che ci apre a orizzonti nuovi, ed è un paradigma dell’esperienza spirituale personale e condivisa.

  • Padre Bertazzo, il tema dei confini è reso drammaticamente attuale dalla guerra fra Russia e Ucraina e dalla questione dei confini dell’Europa.

L’identità di ogni persona nasce ponendo una differenziazione e separazione da ogni “altro” che esiste. Anche ogni esperienza umana sociale comporta una de-finizione e quindi un con-fine: l’appartenenza a un gruppo di abitazione, etnico, la categoria sociale, la famiglia.

  • Il modello della globalizzazione caratterizza oggi la visione di un mondo non più differenziato.

Con la globalizzazione, che ci guida dagli anni Novanta, abbiamo dimenticato un principio fondamentale: quello dell’unicità e della differenziazione. Per anni abbiamo pensato in senso globale ma non comunionale: la comunione richiede il riconoscimento della differenza, la globalizzazione invece può portare all’uniformità.

Questo modello non crea uguaglianza fra i popoli poiché il Nord e il Sud del mondo, l’Est e l’Ovest rimangono separati, pur avendo talvolta uguaglianze dettate da stili comuni imposti dal mercato e dall’economia.

  •  Che cosa ne consegue?

Si riaccendono rivendicazioni sociali e politiche a livello locale da parte di gruppi etnici che intendono preservare la propria identità culturale.

A livello globale, relativamente alle aggregazioni tra stati, si evidenziano le conseguenze di scelte politiche che tendono a conformare abitudini e modelli specifici di ogni nazione. In questo contesto il ritorno dei nazionalismi e il rallentamento di comunanze valide si impongono non solo come una questione politica ma antropologica.

  • Altri elementi socio-culturali del cambiamento a cui stiamo assistendo in questi anni sono le migrazioni dei popoli e la questione ambientale. Come si definiscono in rapporto ai confini?

Nel fenomeno delle immigrazioni di massa, che nascono per necessità di sopravvivenza di interi popoli, i confini non sono più limiti che identificano, ma spesso sono barriere umane e politiche che escludono una solidarietà, chiudendo in macroatteggiamenti difensivi.

In un altro contesto, poi, le grandi problematiche ecologiche della nostra terra non possono essere affrontate in modo locale, ma domandano una sensibilità e una coscienza universale. Vale il detto che “non ci si salva da soli”.

  • Come credenti cristiani a che cosa siamo invitati?

C’è senz’altro un richiamo a rileggere questi eventi come “segni dei tempi”, per i quali il rispetto dell’individualità personale e sociale impone la necessità di incontrarci sui “valori non negoziabili”, per i quali si devono pensare orizzonti nuovi e appartenenze rinnovate.

  • Un altro aspetto che fa parte dei nostri giorni è quello della cultura della perfezione e del perfezionismo.

Normalmente si accetta un’antropologia della perfezione più che un’antropologia del limite e l’accettazione sociale molte volte è legata proprio a questo: si esclude chi, in qualche modo, è fuori del limite.

Risuona sempre forte il richiamo di papa Francesco sulle periferie, sui poveri, su quanti stanno al limite della società.

  • Il confine, quindi, come limite per riformulare le relazioni interpersonali…

…ma anche l’esperienza religiosa, perché il vissuto religioso si crea nella differenziazione fra il sacro e il profano. Questo paradigma del limite ci aiuta, nello stesso tempo, a riconoscere ciò che è umano e ciò che è divino. Il reale, l’umano e il divino, si incontrano non nella fusione o nella in-separazione, quanto nel confine, punto naturale di appartenenza.

  • Altrimenti il rischio qual è?

Se non c’è questa forma di differenziazione entriamo nella cultura della spiritualità attuale laica, dove tutto può essere interpretato come sacro. Le radici della fede cristiana riguardano l’esperienza biblica, che è fare esperienza di una terra nuova uscendo dai propri confini, da Abramo per tutta la storia d’Israele.

Per noi credenti oggi la Chiesa è la comunità cristiana, che ha dei confini propri, non escludenti ma identificanti. L’evento dell’Incarnazione per noi credenti racconta questa esperienza di confine: Dio non è “divinità” che assume le apparenze dell’umano confondendo la propria identità, ma assume la nostra natura e si fa guida, strumento, via per vivere questa stessa esistenza e realtà personale nella comunione con il Padre. Questo per sempre.

  • L’identificazione all’interno della comunità della Chiesa passa attraverso il vissuto evangelico.

L’esperienza spirituale, secondo la tradizione cristiana, diviene il grande teatro dove assistiamo ai processi della separazione tra Dio e l’uomo. Il confine sembra presentarsi come la costante di individualità: per l’uomo, è continua occasione del riconoscimento della propria realtà per differenziazione da quella divina, che si caratterizza per l’assoluta cura e gratuità rivolta alla creatura.

Tale realtà “totalmente altra” dall’umano sarà riconosciuta come oggetto di tensione ideale e di realizzazione piena per grazia e nella speranza. In questo ambito di confine l’esperienza spirituale si arricchisce del vissuto mistico nella sua accezione di apparente fusione tra l’umano e il divino: totalizzante ma non confusiva.

  • Quali sono le ricadute per il vissuto spirituale dell’uomo di oggi, ormai tendenzialmente separato dalla tradizione spirituale e altrettanto alieno da un linguaggio religioso?

Le linee di riflessione e di approfondimento possono utilizzare ancora il paradigma del confine in quanto, a partire dallo studio del fenomeno della religiosità e spiritualità odierna, si potranno rilevare, da una parte, la rivendicazione di un vissuto spirituale secondo un modello individualistico e, dall’altra, una necessità, anche se debole convinzione, di non escludere la trascendenza, pena la perdita del senso di appartenenza alla categoria umana.

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