Foyers de charité: ombre sul fondatore

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Il 7 maggio scorso è stata resa pubblica una sintesi di 24 pagine dello studio di una commissione di indagine sulla figura di p. Georges Finet (1898 – 1990), il co-fondatore, assieme alla mistica Marthe Robin (1902 – 1981) dei Foyers de charité.

L’attuale dirigenza, moderatore e consiglio internazionale, si espone in un giudizio esplicito: «Condanniamo senza riserve i maneggi gravemente devianti di p. Finet, che sotto tutti i punti di vista sono contrari al diritto, al rispetto delle persone e agli insegnamenti del Vangelo. Queste rivelazioni rappresentano un dolore per tutte le persone che sono state vittime, per tutti i membri dei Foyers de charité e risultano sorprendenti per quanti hanno apprezzato il padre Finet come fondatore, predicatore ed educatore».

Gli abusi in questione sono stati testimoniati da 26 donne che, da adolescenti, hanno subito varie forme di aggressioni sessuali da parte di p. Finet dentro la celebrazione della confessione, nel periodo che va dal 1945 al 1983. La commissione di indagine, indipendente rispetto all’Associazione ecclesiale, ha raccolto in sei mesi (a partire dal settembre 2019) 143 testimonianze, 116 delle quali sono state orali e scritte. Fra di esse 26 affermano comportamenti irregolari di p. Finet attraverso toccamenti impropri del corpo e questioni intrusive a carattere sessuale avvenuti durante le confessioni che le ragazze della scuola, attiva nella sede di fondazione dei Foyers a Châteauneuf-de-Galaure (Drôme – Francia), erano invitate a fare nella camera del fondatore.

Nell’insieme delle testimonianze raccolte gli indirizzi prevalenti sono stati tre:

  • rifiuto di riconoscere elementi negativi e riconoscenza profonda nei confronti di p. Finet,
  • voci di sospetti diffuse e dubbi variamente espressi sul suo modo di condurre la confessione e la direzione spirituale,
  • turbamento e traumatismi persistenti da parte di chi ha testimoniato comportamenti chiaramente inappropriati dell’interessato.
Padre Finet e Marthe Robin

Per il lettore italiano è utile indicare chi sono p. Finet e la mistica Marthe Robin, cosa rappresentano i Foyers de charité e come l’associazione ha affrontato le segnalazioni negative circa il proprio fondatore.

Padre George Finet nasce a Lione nel 1898, diventa prete nel 1923, è direttore delle scuole cattoliche della diocesi di Lione nel 1933. Incontra Marthe Robin nel 1936 e, su sua ispirazione, fonda i Foyers de charité. Muore nel 1990. I Foyers nascono come luoghi di ritiro spirituale, ma esercitano anche altri servizi, come scuole, dispensari e case di ferie. Il cuore del loro servizio è la predicazione degli esercizi spirituali con l’intuizione di affidarli non solo ai preti, ma a una comunità prevalentemente di laici (uomini e donne). La spinta all’evangelizzazione e all’annuncio cherigmatico in un contesto di crescente scristianizzazione ha trovato significative conferme. L’intuizione originaria è della mistica Marthe Robin, dichiarata venerabile nel 2014.

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Segnata dall’encefalite e totalmente paralizzata, Marthe ha rappresentato in Francia uno straordinario punto di riferimento. Senza alcuna alimentazione se non l’eucaristia, la mistica riviveva la passione del Signore ogni venerdì con il fenomeno delle stigmate. I suoi visitatori sono stati circa 100.000 e fra di essi quasi tutti i “nuovi fondatori”, moltissimi vescovi, teologi e uomini di spicco nel cristianesimo francese.

P. Finet diventa il suo padre spirituale e colui che ne interpreta i pensieri e le indicazioni.

È lui che trasmette ai Foyers le intuizioni fondative e le interpreta con una spiccata centralità della figura sacerdotale nel contesto delle comunità. Circondato da una grande stima e da atteggiamenti adulatori, ha dato un’impronta fortemente devozionale alla spiritualità dell’associazione, una relazione non sempre cordiale con le Chiese locali di appartenenza delle varie comunità che nel frattempo crescevano e una gestione “monarchica” della funzione di animazione.

Il successo dei numeri e dei consensi ha concesso al fondatore un’aura che non ha favorito lo spirito critico, rendendo difficile il coordinamento con le diocesi interessate. Fortemente portato e dotato nell’azione educativa, p. Finet incrocia e interpreta le prime attenzioni della Chiesa alle ricerche sull’affettività e sulla sessualità. Un impegno che la commissione di indagine indica come «ingenuo e abborracciato».

Laici al servizio della Chiesa

L’associazione laicale dei Foyers cresce in maniera vistosa. Oggi vi sono 78 comunità con 970 membri che animano altrettanti luoghi di ritiro e di esercizi, attive in 4 continenti. Si calcola che ogni anno passano da loro circa 50.000 credenti alla ricerca di momenti di riflessione e preghiera. Dal 1986 ha ricevuto dal Consiglio pontificio per i laici il riconoscimento di Associazione internazionale di fedeli di diritto pontificio. In Italia vi sono tre comunità: a La Salera (Aosta), a Roncilione (Viterbo) e ad Altamura (Bari).

La prima generazione ha vissuto lo stato nascente di un carisma originale nella convinzione di un servizio nuovo, necessario e richiesto. Ha posto minore attenzione al tema della formazione interna, all’esercizio del potere del “padre” che cumulava il controllo del foro interno (coscienza) e del foro esterno (comportamenti) e alla collaborazione con le Chiese locali.

Il clima cambia con l’elezione del nuovo moderatore (Moïse Ndione), eletto, assieme al nuovo consiglio internazionale nel 2016.

Si avvia un movimento di riforma nella struttura interna: moderatore, consiglio, segretariato. L’assemblea generale del 2016 vota i nuovi statuti, opera la distinzione di responsabilità tra foro interno e foro esterno e si impegna ad approfondire  la nozione di paternità spirituale.

Nel 2018-2019 si infittiscono le voci circa comportamenti reprensibili del fondatore con la diffusione di dolorose testimonianze attraverso radio e Internet. Nel settembre del 2019 il consiglio e il moderatore decidono l’avvio della commissione di indagine chiamata a fare luce sul passato, a valutare l’efficacia delle strutture attuali in ordine alla lotta contro la pedofilia e gli abusi e a indicare alcune tracce di riforma per il futuro. Affidata a Françoise Gaussen e composta da otto persone con diverse specializzazioni, essa prende indirizzi e contatti delle persone disposte a dare testimonianza personale sugli atteggiamenti di p. Finet, garantendo rispetto, confidenza e attenzione.

Non è un’indagine giuridica e giudiziaria, ma una commissione di carattere storico-informativo e di accompagnamento dell’associazione. I risultati circa alcuni comportamenti inappropriati di p. Finet sono già stati ricordati. Il testo ricorda la sua appartenenza a una generazione di preti che esercitavano la pratica della confessione e di guida spirituale esageratamente focalizzata sul tema della morale sessuale. Sottolineando, però, che le pratiche delle confessioni di p. Finet non rispettavano affatto le norme canoniche e le indicazioni pastorali allora proposte e suggerite.

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Foyer di La Salera

Suggerimenti per il futuro

Dal punto di vista spirituale le accentuazioni improprie registrate nei Foyers erano l’eccesso di investimento sulla figura del “padre”, l’identificazione della critica come peccato, il rilievo dato all’obbedienza, una certa sopravvalutazione del privilegio della propria vocazione. Il passaggio ai nuovi indirizzi e alle riforme pratiche ha incontrato molte resistenze dentro il corpo dell’associazione, dove non mancano quanti vivono la nostalgia del passato. Sono peraltro coloro che più hanno sofferto all’apparire dei limiti e delle contraddizioni di p. Finet.

Dal 2011 è attivo un servizio di mediazione per trattare le tensioni interne e i disaccordi e del 2017 si sono costituite le cellule di ascolto delle eventuali vittime di abusi. I suggerimenti della commissione in ordine al futuro dei Foyers vertono anzitutto su una rinnovata concezione della paternità spirituale. Essere “padri” nei Foyers non significa assommare la direzione, l’informazione, l’insegnamento, il consiglio e la responsabilità. Va riscoperta l’intuizione del ruolo e dell’importanza dei laici. La commissione sottolinea «lo scarto fra le intuizioni profetiche di Marthe Robin sul ruolo e la missione del laicato nella Chiesa e lo schema piramidale concentrato sul “padre” nelle comunità dei Foyers».

Una terza indicazione è relativa alla formazione interna degli appartenenti che deve prendere avvio dalla dignità battesimale e trovare spazio nel campo teologico, psicologico e gestionale. L’invito nasce dalla costatazione dell’insufficiente formazione degli aderenti al carisma dell’opera e, più in generale, alla formazione permanente. Ultimo consiglio: uscire da un certo isolamento e collaborare più ampiamente con la diocesi, il presbiterio e le comunità locali.

Due corollari finali. Da un lato, la ripresa teologicamente avvertita del patrimonio spirituale di Marthe Robin. Le sue rivelazioni spirituali e il suo testo fondatore (La petite feuille) suggeriscono sia di approfondire la novità del ruolo dei laici nella Chiesa, sia di chiarire un certo numero di questioni come il peso dato alla devozione mariana e il ruolo riconosciuto ai preti.

Il secondo corollario è la stima, la difesa e l’onore concesso alle vittime degli abusi. Il moderatore e il consiglio si augurano di poter esprimere la prossimità e la riconoscenza nei loro confronti, la richiesta di perdono, il riconoscimento del loro coraggio e della loro sofferenza.

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