I gesti della vita

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gesti della vita

Molte volte non si fa alcuna attenzione alla profondità di senso che ogni gesto compiuto nella quotidianità, anche il più semplice e ripetitivo, irriflesso o cosciente, possiede in sé. Il gesto a volte è compiuto come “corporaggio” (G.C. Pagazzi), prima ancora che come “linguaggio” (si pensi a quanti gesti pongano i bambini che ancora non parlano).

Ogni gesto coinvolge il corpo e lo spirito, l’intelligenza e la volontà (più o meno cosciente). I gesti si pongono sul limitare del soggettivo che incontra l’oggettivo del mondo, sul limitare di ciò che è voluto (più o meno intenzionalmente) e di ciò che si trova già dato nel piano dell’oggettivo.

Ciò che li fa incontrare è la presenza del logos, del Logos che è Cristo, in cui ogni cosa è stata creata. Per questo motivo sono molti i gesti di fede che si compiono nella vita (Zanoncelli ne esamina tredici) e altrettanti gesti di vita compiuti nella fede (ne vengono studiati undici),

Laureato in Fisica e in Scienze religiose, analista informatico a livello internazionale ed educatore in parrocchia, l’autore assomma competenze di studio ed esistenziali tali da esprimere molto bene, con accuratezza di linguaggio, la profondità di senso che abita un gran numero di gesti che si compiono ogni giorno.

Passeggiare fra le case di un quartiere, pensando alle gioie e ai dolori vissuti dietro quelle finestre, è compiere un pellegrinaggio “laico” che tutti possono fare. I silenzi possono essere di abbandono e di deserto, oppure densi di parole, capaci di custodire ciò che si è detto o che si dirà di lì a poco. Così la preghiera è sospesa fra appello a un “tu” e un silenzio di custodia prezioso. Arrivare a sera per tante persone significa coltivare una speranza “piccola”, ma sufficiente, come la manna quotidiana mangiata da Israele mentre attraversava il deserto.

gesti della vitaSiamo pieni di gingilli portati addosso. Ma anche i ricordi delle persone sono sempre appesi al cuore. Mentre facciamo memoria, colleghiamo passato, presente e futuro. Poniamo fede nella continuità della vita. Vedere un pastore che guida un gregge che attraversa la città permette di rendersi conto del cammino comune di una comunità che procede lenta e tranquilla, al passo degli agnellini più deboli, custoditi dalle donne in fondo al corteo.

Ogni cosa custodisce in sé un mistero e, in tal modo, la liturgia non sarà mai “angelicata”, ma ancorata ben saldamente alla terra, all’abitare il mondo. Non posso vivere la fede senza essere stato educato a vivere una fede feriale: guardare il mondo con gli occhi innamorati e meravigliati.

«Occhi che sanno vedere nella mite presenza delle cose l’afflato del mistero» (p. 55). Guardare le foto dei propri cari incorniciate e messe sopra le mensole di casa fa percepire una loro assenza, ma anche la loro gentile e tenue presenza. I rapporti non sono interrotti, le persone sono «nella camera accanto». Le foto sono «un presidio dei nostri legami».

Non è facile vivere la temperanza, ma saper dire dei no è essenziale per conoscere il senso e il valore che abitano i nostri sentimenti e impulsi e orientarli verso un progetto di vita che porti del bene. Tutti possono “prendersi cura” delle persone. È come “portarle al collo”. In tal modo la preghiera diventa affollata, perché diventa il “luogo” dove esercito una custodia viva delle persone.

Tutti siamo guaritori feriti ed è bello prendersi cura con delicatezza delle ferite altrui. Ascoltare e “fare spazio” nella vita, educa la fede a fare altrettanto con Dio e con la sua Parola.

I gesti di vita nella fede partono dall’accogliere il Signore nel corpo, facendo su di esso il semplice segno della croce. Accendere una candela è trasformare la natura del cero con l’amore di una presenza di fede che si lascia prolungare da un’umile candela accesa, mentre la vita richiede la mia presenza altrove. Si può vedere anche che una persona che cammina a fatica non si accontenta del segno della pace, ma cerca e dona un bacio schioccante. Pregare il rosario è una pratica «eretica», che «si allontana radicalmente da ideologia ufficiali o da idee comunemente accettate» (Zingarelli). Non è frenesia di acquisizione di risultati nell’avere, ma ripetizione di scavo e di custodia nell’essere.

Forse un ostensorio usato per l’esposizione eucaristica non dice nulla a dei giovani. Una pisside “deposta” obliquamente sull’altare può invece far capire il Dio che si dona in modo prodigo, si svuota, si versa in un amore “eccessivo”…

Quadretti folgoranti, che riconciliano con la profondità di vita nella fede e della fede nella vita. Tutto si tiene, in profondità di senso e di gioia che gusta l’essere, e non l’ansia del fare e la bramosia dell’avere.

MARCO ZANONCELLI, I gesti della vita. Prefazione di Roberto Vignolo (Itinerari. Collana di spiritualità. Dottrina esperienze testimonianze s.n.), EDB, Bologna 2019, pp. 152, € 12,00, ISBN 978-88-10-51375-0.

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