Innocenti ritardi

di: Marcello Matté

Padre Antonio aveva già celebrato tante eucaristie con la gente della minuscola parrocchia di montagna affidata alle sue cure. Come accade sempre più spesso, non era la sola che lo aspettava la domenica per la messa. Ne aveva almeno altre due da incastrare fra le Lodi e il pranzo.

«Almeno sono costretto a non tirare in lungo l’omelia», rispondeva a chi gli chiedeva «Ma come fai?». La sua macchinina non lo aveva mai tradito, almeno di domenica, e così completava ogni volta il suo tour pastorale.

All’inizio di Avvento, tempo di buoni propositi, si era preso la confidenza di rimproverare la sua gente per quel vizio tanto diffuso di arrivare tardi alla messa. «Abbiate pazienza – aveva detto al momento degli avvisi, non previsto dalle rubriche ma più immancabile della comunione – lo sapete che l’orologio mi sta addosso con le sue lancette puntate contro di me. Per questo vi chiedo di fare il proposito per questo nuovo anno liturgico di venire puntuali in chiesa. Non posso permettermi di aspettare i ritardatari come ho fatto finora, anche perché non mi sembra giusto nei confronti di chi si sforza d’essere puntuale. Comunque, dalla prossima domenica, anzi dalla festa dell’Immacolata, al tocco della campana io inizierò puntuale e amen per chi arriva in ritardo».

Quelli in prima fila (per la gran parte “quelle”) annuirono compiaciuti. La Gisa si era voltata verso quelli dietro di lei aggiungendo al rimprovero le sue sopracciglia corrugate che si muovevano dall’alto in basso per dire solennemente “sì, sì”. Quelli in fondo alla chiesetta (anche quando l’aula è piccola c’è sempre un posto in fondo) abbassarono il capo; non potendo sottrarsi alla voce del parroco, avrebbero evitato almeno gli strali della Gisa.

E venne il giorno dell’Immacolata. Padre Antonio si alzò alla solita ora, ignaro che l’inverno della notte gli avesse rovesciato in silenzio davanti a casa 20 centimetri di neve. «Maledizione! Per una volta che mi sono concesso di andare a letto presto la sera!».

Ebbe il suo da fare ad aprire la porta del bungalow nel quale teneva la sua utilitaria. A colpi affannati di pala liberò il passaggio per uscire. Doveva comunque montare le catene perché solo la strada principale poteva essere stata spazzata già a quell’ora. Il Padre eterno si sarebbe accontentato per quella domenica di un triplo segno di croce al posto delle Lodi.

Ci mise tutta la buona lena di cui era capace, e tuttavia arrivò sulla porta della chiesa con un quarto d’ora di ritardo. Spalancò la porta ed entrò nella chiesetta dove gli abituali c’erano tutti, compresi gli abbonati al ritardo. E tutti si voltarono, in silenzio. Sui volti si dispiegavano tutte le sfumature possibili che vanno dal rimprovero alla benevola compassione.

«Guai a chi dice una parola!» – sentenziò subito padre Antonio – «Siete tutti perdonati».

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Un commento

  1. Patrizia Pane 1 gennaio 2019

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