La preghiera nel pluralismo delle fedi

di: Lorenzo Prezzi

La preghiera è un incontro con sé o con Dio? È un’apertura al trascendente o una tecnica di autocontrollo? L’Essere trascendente è generico o il Padre di Gesù? È un percorso latamente spirituale o secondo gli insegnamenti e la testimonianza del Vangelo?

Sono alcune delle domande sulla dottrina e la pratica della preghiera, in particolare di quella che si apre alle altre religioni, poste dalla Commissione episcopale della dottrina della fede della Conferenza dei vescovi spagnoli.

Il testo è apparso alla fine di giugno, ma è stato approvato nell’aprile scorso, col titolo: «“La mia anima ha sete di Dio, del Dio vivente”. Orientamenti dottrinali sulla preghiera cristiana».

Pluralità fedi e preghiera

Il punto focale della questione è l’applicazione alla preghiera cristiana delle tecniche di meditazione e preghiera del buddismo Zen, della teologia del pluralismo religioso, della cristologia puramente esemplare.

La riposta è prevalentemente critica, ma la pubblicazione del testo è esemplificativa dell’allargamento degli orizzonti della preghiera e del necessario discernimento nel contesto di un pluralismo religioso ormai largamente esperito.

Tecniche orientali e contenuto cristiano

Nel contesto culturale e sociale contemporaneo cresce il riferimento ad una spiritualità che esprime un reale distacco dalla fede cattolica, ma talora anche la richiesta di un suo complemento e di un arricchimento. Si incrociano e si mescolano elementi fra loro assai diversi: dal fideismo al sentimentalismo, dall’ascesi orante alla bellezza della contemplazione.

Pluralità fedi e preghieraLa nota dei vescovi «vuole dimostrare la natura e la ricchezza della preghiera e dell’esperienza spirituale radicata nella rivelazione e tradizione cristiana», ricordando i criteri essenziali per discernere gli elementi compatibili di altre tradizioni religiose oggi molto diffuse e indicandone anche i punti di incompatibilità.

La preghiera struttura l’identità della fede. La Chiesa crede ciò. Per questo è chiamata a discernere le pratiche e le teologie che supportano giustificazioni ed esperienze di confine con altre fedi e tradizioni religiose. In particolare quelle teologie che negano il carattere unico dell’evento dell’incarnazione.

In Gesù la divinità sarebbe presente in grado sommo, ma non costitutivamente diverso da quello di tutti. In altre ricerche teologiche, il rapporto di Gesù con il Padre è assimilato a quello di altri fondatori con la Divinità e Gesù non è più l’unica via per conoscere il Padre. Infine, vi è chi sostituisce la domanda di salvezza eterna con il desiderio di felicità immanente, del benessere e del progresso.

Le tre linee teologiche sono indicative di altrettante piste spirituali.

Sulla preghiera del buddismo Zen non vi è una condanna globale. Si lascia spazio ad alcune tecniche che predispongono il corpo e lo spirito alla preghiera, ma si mette in guardia dell’accettazione acritica del metodo che trascina con sé conclusioni discutibili. L’obiettivo intrinseco della meditazione Zen è la quiete e la pace che suppongono una dimissione dall’impegno nella storia. Inoltre lo Zen elimina spesso la differenza tra il proprio io e il mondo circostante introducendo al panteismo.

Dal pluralismo religioso possono alimentarsi conclusioni indebite, come la convinzione che il pluralismo religioso di fatto diventi per questo un pluralismo di diritto. Il percorso spirituale e orante della propria fede è subalterno alla somma dei cammini delle fedi. Conseguentemente né il Cristo avrebbe la posizione centrale, né la Trinità aprirebbe al mistero di Dio.

La terza linea che vede in Gesù un semplice, seppur nobile, esempio induce itinerari di preghiera che perseguono l’identificazione col divino attraverso un processo di svuotamento interiore. Si guarda all’esperienza di Gesù, ma solo come esemplare e non decisiva, dando adito all’idea di un superamento della stessa esperienza di Gesù.

Preghiera di Gesù e della Chiesa

Il riferimento essenziale è alla preghiera così come Gesù l’ha fatta e mostrata. Essa accompagna tutti i punti centrali della sua missione ed esprime un’intima e inarrivabile relazione filiale con il Padre. Il suo frutto è la dedizione totale e piena alla missione affidatagli. «Nella preghiera del Signore il centro non sono i desideri e il raggiungimento della felicità terrena, ma la comunione con il Padre».

Pluralità fedi e preghieraIl Signore non ha dato molte istruzioni ai discepoli in merito. «La semplicità esteriore e la sincerità interiore sono gli elementi più importanti». La vita e la preghiera non possono essere separate. Fra gli insegnamenti eccelle la preghiera del Padre nostro. In essa il credente condivide con Gesù i sentimenti filiali e la volontà di salvezza dell’Abbà. Le richieste della seconda parte della preghiera esprimono il bisogno della Provvidenza e dell’impegno comunitario.

L’obiettivo della preghiera cristiana è rendere manifesto un gesto libero di riconoscimento di Dio, senza prestarsi a nessuna strumentalizzazione. Grazie alla preghiera, la vita diventa un vero e proprio cammino di fede e di fiducia in Dio. La perseveranza nell’orazione è il segno di una fede viva, il suo abbandono manifesta una fede debole e incerta.

L’opus Dei è apertura alla vita eterna e, nello stesso tempo, impegno concreto nell’oggi di tutti. Essa non è frutto di ascesi, ma dono dello Spirito che apre alla relazione filiale con Dio, alimenta l’amore per il prossimo e l’impegno nel mondo e nella storia.

Ogni orazione è fatta nella Chiesa, dentro il legame comunitario. Qui si impara a pregare nell’ascolto assiduo della Scrittura, nell’esercizio della lectio divina e soprattutto nella celebrazione della liturgia, il cui centro è l’eucaristia. Tutte le specificazioni sono successive: domanda, intercessione, ringraziamento ecc. Così come le forme della preghiera vocale o piuttosto meditativa e contemplativa.

L’autenticità della vita credente viene in ogni caso prima delle tecniche che pur sono apprezzabili. Queste ultime aprono alla scansione delle tappe di maturazione che normalmente sono indicate in tre ambiti: la purificazione, l’illuminazione e l’unione con Dio.

La Chiesa ha sempre riconosciuto in Maria il modello eminente e l’esempio compiuto di cosa significhi la preghiera: non un elemento aggiuntivo alle molteplici vicende e impegni della vita, ma il contesto o contenitore in grado di dare senso a tutti i gesti della vita, l’ambiente vitale in cui si respira l’alleanza filiale con l’Abbà di Gesù.

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