Medjugorje: “Una fonte di grazia”

di: Stephan Baier (a cura)

Il card. Schönborn, arcivescovo di Vienna, nel messaggio rivolto alle migliaia di giovani giunti ai primi di agosto a Medjugorje da 72 Paesi del mondo per partecipare alla 29ª Riunione internazionale di preghiera, ha affermato: «Con l’invio dell’arcivescovo Hoser come visitatore apostolico, la Chiesa ha riconosciuto i buoni frutti di Medjugorje. Possiamo solo essere riconoscenti per questo tempo di grazia!».

Com’è noto, il 31 maggio 2018, il papa ha nominato l’arcivescovo polacco Henryk Hoser visitatore apostolico di Medjugorje, perché prenda nelle sue mani la sorte di questo luogo di pellegrinaggio.

L’arcivescovo Hoser, con effetto immediato e per un periodo illimitato, è stato incaricato dello sviluppo pastorale di questo straordinario luogo di preghiera. Poco più di un anno fa, l’11 febbraio 2017, il papa lo aveva nominato suo rappresentante speciale, in modo che potesse farsi un’idea della cura pastorale dei pellegrini e dei loro bisogni. La missione del visitatore apostolico ha come scopo di assicurare un costante e duraturo accompagnamento della parrocchia di Medjugorje e dei fedeli che vi si recano in pellegrinaggio.

Ma come si presenta attualmente la situazione? Il medico viennese, Christian Stelzer, che è alla guida dell’“Oasi di preghiera”, la racconta nella seguente intervista rilasciata a Stephan Baier, e pubblicata nel periodico tedesco Tagespost, l’8 agosto scorso.

– La nomina di Hoser significa che il vescovo locale di Mostar non è più responsabile di Medjugorje?

Il visitatore apostolico è delegato dal papa con particolari ampie facoltà e pieni poteri. Potrebbe anche essere incaricato di una diocesi. Ciò significa che egli, in nome del papa, potrebbe controllare l’intera amministrazione del vescovo diocesano. In concreto, il compito dell’arcivescovo Hoser riguarda Medjugorje come luogo di pellegrinaggio.

– Lei a Medjugorje ha conosciuto e parlato con Hoser. Che impressione ha avuto?

Sono appena tornato da Medjugorje e le impressioni avute sono in me ancora molto vive. Le scene di migliaia di persone presenti alla liturgia della sera all’aperto davanti all’altare, dal momento che la chiesa è troppo piccola, l’adorazione eucaristica e l’adorazione della croce sotto il cielo stellato, i numerosi sacerdoti – in alcuni giorni alla messa erano circa 600 –, le innumerevoli persone che pazientemente attendevano davanti ai confessionali. Molti sacerdoti amministrano il sacramento della riconciliazione nell’ombra della chiesa o sotto le piante perché i confessionali non bastano.

Durante il mio soggiorno ho potuto incontrare l’arcivescovo Hoser e ho avuto l’impressione che egli consideri e analizzi gli avvenimenti con animo imparziale, con lo sguardo di un medico, quale anch’egli è. Prima di entrare nell’Istituto dei Pallottini, infatti, studiò medicina a Varsavia e lavorò come medico assistente.

Le sue considerazioni su Medjugorje derivano da un’esatta percezione e analisi della situazione. Sullo sfondo della crisi di fede presente in molti Paesi del benessere, egli vede che la gente viene a Medjugorje come alla fonte, per soddisfare la propria sete di fede e di Dio.

Nelle sue dichiarazioni trovo delle somiglianze con quelle di Giovanni Paolo II il quale disse all’arcivescovo brasiliano Murilo Sebastião Krieger prima del suo quarto viaggio a Medjugorje: «Medjugorje è il cuore spirituale del mondo».

Lo stesso ha detto l’arcivescovo Hoser il 25 luglio scorso durante la messa in occasione della festa di san Giacomo, patrono della parrocchia: «Medjugorje è diventato veramente il centro mondiale della preghiera e della conversione e per questa ragione il papa se n’è preso cura e mi ha mandato ad aiutare i padri francescani nell’organizzazione dell’accoglienza dei pellegrini in questo luogo che è una fonte di grazia».

– Il papa non avrebbe dovuto prima chiarire il problema dell’autenticità delle apparizioni e solo dopo quello della pastorale?

Il problema dell’autenticità è stato esaminato da diverse commissioni di inchiesta, recentemente da una commissione internazionale composta da cardinali, vescovi, esperti e da persone competenti presieduta dal card. Camillo Ruini. I risultati di queste indagini sono stati consegnati alla Congregazione per la dottrina della fede e al papa. Papa Francesco ne ha apprezzato il lavoro e si può quindi presumere che esso costituirà la base della sua decisione.

– È vero che la Madonna a Medjugorje ha comunicato la data della sua nascita?

Jelena Vasilj ha indicato il 5 agosto come giorno della nascita della Madonna, ma non ha detto di quale anno. L’affermazione che il 5 agosto 1984 avrebbe compiuto 2.000 anni non è sua né di un altro veggente. Su disposizione del vescovo questo giorno non sarà celebrato liturgicamente nella parrocchia.

Jelena viene dalla “seconda generazione” dei veggenti. In seguito, ha studiato teologia e ha conseguito la laurea presso la Pontificia università Gregoriana di Roma con una tesi su sant’Agostino.

Il 5 agosto la Vergine viene venerata col titolo di “Madonna della neve”. Questa festa risale all’anno 352, quando la Madre di Dio apparve al patrizio romano Giovanni e gli promise che gli sarebbe stato donato un figlio se, in suo onore, avesse eretto una chiesa, sul luogo in cui, durante la notte, sarebbe caduta la neve. La neve scese il 5 agosto sul colle Esquilino. La chiesa di Santa Maria Maggiore eretta in questo luogo è considerata la prima chiesa ad essere costruita in Occidente e la più antica dedicata alla Madonna a Roma.

– Il mariologo Hauke ha parlato a questo giornale di «scandali morali» e di «trasgressioni del 6° comandamento» a Medjugorje. Che cosa vuol dire questo?

Il vescovo Ratko Peric ha emanato un decreto nei riguardi di un francescano che, dal 1981 al 1985, ha lavorato a Medjugorje, contenente le accuse e le sanzioni della Congregazione per la dottrina della fede. Pur dichiarandosi innocente e respingendo le sanzioni, si fece ridurre allo stato laicale da papa Benedetto. Ma il caso non ha nulla a che vedere con Medjugorje e, come ha chiarito padre Francesco Bravi, procuratore generale dell’ordine francescano, non significa nemmeno un giudizio della Chiesa sulle apparizioni di Medjugorje.

– Hauke afferma che il vescovo di Mostar avrebbe delle informazioni che la Commissione del Vaticano guidata da Ruini non ha o di cui non ha preso atto. È plausibile?

Dopo 37 anni e le molte indagini effettuate, affermare che ci sono ancora informazioni che sono rimaste nel cassetto non è davvero verosimile. Ciò che mi sorprende in queste insinuazioni è che un mariologo come il prof. Hauke su Medjugorje si accontenti sempre di argomenti che non ha controllato.

Già nel febbraio 2010 Hauke in Tagespost ha commesso l’errore di citare come testimone credibile riguardo a Medjugorje l’antropologo olandese Mart Bax. Questi nel 1991/92 aveva affermato che a Medjugorje c’erano state 140 vittime di una sanguinosa faida.

Queste e numerose altre incongruenze di Mart Bax hanno indotto, nell’ottobre 2012, la Libera Università di Amsterdam a indagare nei suoi riguardi per accuse ingannevoli. Nel rapporto finale è scritto che egli era colpevole di gravi violazioni scientifiche a scopo fraudolento.

Hauke avrebbe avuto la possibilità di fare lui stesso delle indagini e degli studi. Forse la sua critica sarebbe stata costruttiva su vari punti. Invece si è accontentato di fare sue le argomentazioni di Ratko Peric, che è stato ordinato vescovo diocesano di Mostar-Duvno nel 1993 e che, durante questi 25 anni, non ha mai parlato una sola volta con gli interessati e con le persone da lui criticate.

– Perché Medjugorje attrae particolarmente i cattolici pii e devoti alla Madonna?

Io non la vedo così. Secondo la mia esperienza, le persone che a Medjugorje hanno trovato di nuovo la fede cercano di vivere nella vita quotidiana in pace con il loro prossimo. Questo è il contenuto dei messaggi della Regina della pace. Nel terzo giorno delle apparizioni, la Madre di Dio disse alla veggente Marija Pavlovic: «Tra Dio e l’uomo deve regnare di nuovo la pace. E la pace deve regnare tra gli uomini». Perciò, come cristiani, ci rallegriamo vedendo che la nostra comunità cresce nella fede e nell’amore. C’è qualcosa di più bello?».

– È possibile quantificare “i frutti” di Medjugorje, per esempio le conversioni, le confessioni, le vocazioni?

I numerosi frutti buoni di Medjugorje li conosce solo Dio. Ma ci sono anche tentativi di quantificarli. Il francescano Danko Perutka ha fatto un sondaggio sulle vocazioni. Ha ricevuto 610 risposte scritte su vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa, un numero notevole che, probabilmente, è molto più alto. Bisogna poi aggiungere le guarigioni, scientificamente documentate, di oltre 500 persone. Alcune le conosco anch’io. Ma anche in questo caso il numero è probabilmente molto più alto.

– Quali frutti di carattere sociale sono derivati da Medjugorje?

Quando i pellegrini vengono a cercare ristoro sul monte delle apparizioni o della croce e fanno l’esperienza di una una grande pace interiore, spesso avvertono il bisogno di trasmettere l’amore che provano, così come il sole non può fare altro che effondere luce e calore. Così la comunità Cenacolo, che consente ai giovani con dipendenze, in particolare con problemi di droga o alcol, di ripartire, si è diffusa in 19 paesi del mondo attraverso i pellegrini di Medjugorje.

Mary’s Meals è un’iniziativa che porta il nome della Beata Vergine ed è stata realizzata da pellegrini di Medjugorje. Essa ha come scopo combattere la fame. Oggi nutre 1,3 milioni di bambini per l’intero anno scolastico in 15 Paesi tra i più poveri del mondo. Mary’s Meals è sostenuta soprattutto da volontari impegnati, amici di Medjugorje, in varie parti del mondo.

[Fonte: Die Tagespost]

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