Quando la pandemia non finisce

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Esercizi spirituali per aiutarci a trovare la strada in un tempo in cui la pandemia è sempre più la nostra realtà di oggi e domani.

Circa un mese fa, un amico ha detto di conoscere qualcuno che era stato vaccinato e aveva preso il Covid-19. Stavano bene; i loro sintomi non ammontavano a più di un naso che cola e un po’ tosse. Ma l’avevano preso.

Questo è stato sorprendente, dato che uno studio serio della Kaiser Family Foundation, all’incirca in quello stesso periodo, affermava che il “tasso di casi di rottura riportati tra quelli completamente vaccinati” era inferiore all’1%.

Tre settimane dopo, io stesso conosco persone che hanno avuto il virus nonostante fossero vaccinate. Sospetto che anche voi siate in una posizione – o lo sarete presto. I funzionari della contea di Los Angeles hanno annunciato giovedì che alla fine di luglio circa il 30% dei nuovi casi di Covid riguardavano persone vaccinate.

In Massachusetts, i funzionari hanno confermato 12.641 infezioni da Covid tra le persone completamente vaccinate – questo ammonta a circa lo 0,29% degli oltre 4,4 milioni di persone che sono state vaccinate in quello stato.

Forse è perché così tante persone continuano a rifiutarsi di farsi vaccinare (o di essere al sicuro intorno agli altri) che anche le nostre difese immunologiche vaccinate possono essere sopraffatte. O forse è che i nostri vaccini sono leggermente meno adeguati contro la variante Delta. Ma sembra che molti di noi prenderanno questo dannato virus, che siamo vaccinati o meno.

Questo è molto difficile da affrontare. Può facilmente condurci su strade di indignazione, panico e disperazione.

Io stesso sto lottando con questi sentimenti. E questi sono tre esercizi spirituali che sto cercando di usare per aiutarmi a trovare la mia strada. In un certo senso ognuno di essi offre un modo diverso di diventare più presente al momento che stiamo vivendo.

Centrarsi nella propria esperienza del presente

La maggior parte delle attività spirituali inizia con una sorta di momento di radicamento nel presente. È il momento di silenzio prima dell’inizio della messa o l’invito a prestare attenzione al proprio respiro quando si inizia a pregare.

Può essere descritto come l’entrare in uno spazio sacro, che può essere un modo utile per visualizzare l’esperienza.

Personalmente, la vedo più come un momento in cui ci permettiamo di diventare più pienamente presenti a noi stessi. Dopo tutto il trambusto della nostra vita quotidiana, ci fermiamo per metterci in pari con noi stessi e per imparare cosa sta succedendo dentro di noi. Quando lo facciamo, scopriamo che Dio era già lì, nelle nostre esperienze e nei nostri sentimenti, ad aspettarci.

Durante l’era pre-vaccino della pandemia, ognuno di noi ha fatto sacrifici incredibili. Trovarsi di fronte al fatto che possiamo ancora prendere il virus e trasmetterlo ad altri è scoraggiante e non poco spaventoso.

Per me, parte dell’affrontare spiritualmente il nostro momento presente consiste nel concederci il tempo e lo spazio per sentire ciò che stiamo provando in questo momento. Il panico è spesso una paura che è stata troppo a lungo ignorata. Scagliarsi contro gli altri può essere qualcosa di simile – un’espressione di qualcosa dentro di noi che non abbiamo ancora avuto il tempo di vedere e sentire.

E se ci prendessimo del tempo per sederci alla presenza di Dio e ascoltare quello che succede dentro di noi, per dare ai nostri sentimenti la possibilità di parlare, senza giudizio o bisogno di rispondere?

Forse scopriamo che abbiamo bisogno di un po’ di spazio per piangere la morte della nostra convinzione che eravamo quasi fuori pericolo, o per sederci con il nostro sdegno verso gli altri che non si vaccinano, o per affrontare le nostre paure di ammalarci.

Nella preghiera permettiamo a Dio di essere presente a noi. E forse in questa preghiera egli può aiutarci a essere presenti a noi stessi, a essere premurosi e gentili con noi stessi nello stesso modo in cui lo saremmo con un bambino o una persona cara che ha paura o soffre.

Considerare il quadro generale

Nei suoi Esercizi Spirituali, sant’Ignazio propone una meditazione in cui guardiamo il mondo intero con la Trinità e consideriamo ciò che vediamo. Non so voi, ma quando sono spaventato o arrabbiato il mio mondo può diventare davvero piccolo.

Questo tende a essere un ciclo che si auto-perpetua: più il mio mondo diventa piccolo, più mi sento fuori controllo e più mi metto sulla difensiva. Un esercizio come questo, che Ignazio chiama Meditazione dell’Incarnazione, offre un modo per rompere questo circolo vizioso.

Se facciamo un passo indietro rispetto alle nostre situazioni e preoccupazioni in questo momento, e ci sediamo con Dio guardando il nostro mondo benedetto, cosa notiamo?

La prima cosa che mi salta all’occhio è il modo in cui i rapporti sulla pandemia si trovano ovunque. Alcuni nella stampa stanno sparando statistiche spaventose, seppellendo dettagli più importanti (e generalmente molto meno spaventosi) molto in basso nei loro articoli.

Nel frattempo, i Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie e altre fonti mediche generalmente affidabili sembrano incoerenti nelle loro raccomandazioni e devono ancora definire la gravità del problema della pandemia.

Posso arrabbiarmi per tutto questo. Ma dal punto di vista più distaccato che Ignazio immagina, mi sento meno emotivamente investito e più consapevole di dover inquadrare le cose in maniera più ampia e pensare criticamente a ciò che ci viene detto.

La consapevolezza di queste incongruenze mi fa anche riconsiderare alcune delle mie scelte. Forse dovrei evitare di andare in ristoranti, teatri o altri luoghi che non richiedono maschere o prove di vaccinazione.

Forse ho bisogno di fare il test ogni settimana o tra un paio di settimane come una cosa ovvia. Indicativamente, la settimana scorsa Kevin Clarke di America ha scritto un articolo su come diverse diocesi e vescovi stanno gestendo la questione se le parrocchie dovrebbero tornare a richiedere le maschere. La crescente realtà di questi casi sembra suggerire che la risposta a questa domanda deve essere un enfatico sì, indipendentemente dalle ordinanze statali o federali.

Una cosa ancora più grande che noto quando cerco di guardare il quadro generale sono i miliardi di persone che non hanno ancora avuto il beneficio di un’iniezione, figuriamoci l’opportunità di un richiamo. Un mio amico che lavora con i rifugiati all’estero mi ha recentemente detto che non pensa che potrà mai essere vaccinato finché lavora lì. Mentre la Delta si scatena, la maggior parte del mondo è completamente senza protezione.

Non posso dire di sapere esattamente cosa fare con questa informazione. Se dovessi aspettare il più a lungo possibile per fare il richiamo, questo aiuterebbe più persone altrove a vaccinarsi? C’è qualche fondazione a cui posso dare un contributo che potrebbe permettere ai rifugiati o ad altre persone all’estero di farsi vaccinare?

Ma in un certo senso, il punto dell’esercizio è la consapevolezza. Cos’è questo mondo in cui sto vivendo? Più riesco a rimanere ancorato a questa realtà, più apro la mia vita ai bisogni degli altri e alla possibilità di essere in grado di aiutare in qualche modo.

Guardare avanti con accettazione (e forse speranza)

La cosa che trovo più difficile da accettare in questo momento è la possibilità che piuttosto che un paio di anni terribili della nostra vita, il Covid potrebbe diventare endemico, in una forma o nell’altra, e con esso cose come mascherine, varianti, malattie e blocchi. Non voglio crederci. Spero di sbagliarmi. Ma non è chiaro. E se tutto ciò non fosse un attimo ma la nostra nuova realtà, cosa succederebbe?

A volte trovo che un semplice mantra può aiutarmi ad accettare il mondo così com’è. Sono solo tre parole che mi ripeto in silenzio: “Ora. Qui. Questo.”

In un certo senso tutte e tre le parole hanno lo stesso scopo. Mi radicano nel presente. Ora. Qui. Questo.

Ma mi fanno anche considerare ciò che mi sta davanti in modo diverso. Non importa quali erano i miei piani o come mi sento. Non c’è niente da discutere o da giudicare. Ora è solo ora. Qui è solo qui. Questo è solo questo. Mi dà una sorta di libertà.

C’è anche uno strano tipo di anticipazione. Questa che sta davanti a noi, questa è la vita che ci aspetta. Non è la vita che avremmo scelto – Dio, no. Ma è qui. Adesso. E chissà cosa può riservarci?

  • Pubblicato su America, nostra traduzione dall’inglese.
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