Parole che fanno pensare

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Prendete un gesuita di origini friulane con la passione per i giovani approdato a Trento nel 1962 presso la Casa di spiritualità Villa Sant’Ignazio che, negli anni, ha trasformato in un fulcro di iniziative e sede di diversi gruppi e associazioni.

parole chiaveMettendo a disposizione una laurea in psicologia, padre Livio Passalacqua negli anni successivi è stato anche collaboratore di numerose parrocchie cittadine e dell’immediata periferia, sempre nell’ambito della pastorale giovanile; così si può dire che sia ben conosciuto dai cinquantenni/sessantenni attuali che hanno apprezzato il suo coinvolgimento, dal 2015 al 2019, nel settimanale diocesano attraverso la rubrica “Parole chiave” i cui interventi sono raccolti in un testo per le edizioni omonime.

«Ora, raccolti in questo libro, i pensieri di padre Livio continueranno ad accompagnarci per tanti anni ancora – scrive Vincenzo Passerini nella prefazione, dove definisce il lavoro «un giardino lussureggiante» –. A sorprenderci ancora! A riaprire quelle finestre che, per pigrizia e sfiducia, continuiamo a chiudere. Non invecchiano questi scritti. Affrontano le domande di sempre, le grandi domande della vita e della fede. Non si sottraggono alle questioni più difficili, più inquietanti, quelle che ci fanno dubitare di noi e di Dio, degli altri, del mondo, del presente, del domani. Anzi, padre Livio ha il dono di suscitare le domande, di tirarle fuori dai cassetti del nostro inconscio, delle nostre paure, delle nostre abitudini, dei nostri freezer interiori».

E il gesuita, 95 anni presto compiuti, non si sottrae alle promesse d’inizio incarico («Il tuo senso di solitudine è come una panchina scomoda che ti induce ad alzarti e proseguire più avanti verso un’indefinibile comunione che non è qui» scriveva il 4 ottobre 2015 nel primo intervento) ed è la riflessione quella cercata, e profonda, in ogni “pezzo”, sempre puntuale.

In un testo corposo di quasi 300 pagine le “parole chiave” sono molte come molte sono le espressioni da cui prende spunto per la sua riflessione che, comunque, fa pensare anche quanti si avvicinano per caso. Così, accanto a termini precisi – gloria, corporeità, timor di Dio, giudicare, riciclaggio, giustizia, letizia, ira, tenerezza… –, spesso sono le espressioni compiute a fare da sfondo al ragionamento: “non chiamatemi moderato”, “diritto ad avere un bambino o diritti del bambino?”, “se non diventerete come grembiuli…”, “credere per capire”, “segni dei tempi”…

La riflessione è pacata e immediata, mai paternalistica, e si rivolge ad un “tu” che legge senza particolari studi o letture di stampo ecclesiale: basta la buona volontà di ascoltare le domande e seguire il filo del discorso che è sempre molto paterno, quasi un nonno che invita a fermarsi e abbandonare la fretta – e spesso la superficialità – delle nostre giornate per riflettere sulle grandi domande di sempre.

«Meraviglioso soffio della natura umana questo vostro intuirvi, aver bisogno, stare assieme, accompagnarsi, progettare, sostenersi, completarsi, desiderare di diventare una sola carne e una sola immagine e somiglianza in un figlio, nei figli questo sognare di camminare assieme per tutta la vita» scrive a due sposi chiamandoli «due ciottoli, accarezzati e levigati dalle acque del torrente della vita», perché forti di un «Amore infinito che lo ha generato e matura in voi il sapore del dirlo alla comunità dei credenti e di immergerlo nel cuore del Cristo fedele al Padre e a noi e nel cuore del Padre instancabilmente fedele a noi nel suo Cristo».

Scorrendo l’indice che apre il testo, chiunque potrà trovare, incuriosito, un termine o un’espressione da cui partire per una riflessione dell’ultima ora, un pensiero in un momento di calma, una lettura diversa dalla cronaca, per trovare parole che hanno il sapore dell’acqua che disseta nella calura estiva…

«Diventare fanciulli – scriverà a luglio 2017 – non è restare fanciulli. Significa rinascere alla gratuità conquistata, vivere consapevoli in una realtà che è tutta dono, accorgersi di essere oggetto di una benevolenza infinita, di essere avvolti nella divina fedeltà, godere di questa sicurezza, ammettere il pianto e il dolore, gustare la stabilità di una presenza benefica e il disagio della sua assenza. Un fanciullo saggio, un vecchio saggio, con gli occhi gioiosi di un bambino».

«Premetto che sono felice quando vedo persone seguire la legge della loro coscienza, osservare i cartelli stradali, rispettare le ordinanze comunali, le leggi regionali, statali o internazionali e perfino le regole dell’igiene o del galateo […]. Confesso che resto preoccupato e percorso da un brivido unicamente di fronte a questo precetto “Amerai il prossimo tuo come te stesso”. E il mio motivo è profondo. In altre parole, devo onestamente riconoscere che, se sono ancora vivo, è perché amici, parenti, conoscenti, collaboratori e ipotetici seguaci fortunatamente non mi hanno amato come amano se stessi. Se parenti, amici e riconoscenti mi avessero amato come amano se stessi, io sarei finito…».

Livio Passalacqua sj, Parole chiave, Vita Trentina editrice, Trento 2019, pp. 278, € 15,00.

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