Pasqua: la notizia “incredibile”

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Veglia pasquale a Vilnius

Veglia pasquale nella cattedrale di Vilnius (Lituania), 4 aprile 2015 (AP Photo/Mindaugas Kulbis)

Un vecchio adagio popolare recita: Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi, facendo così risaltare il Natale come festa della famiglia, mentre la Pasqua viene presentata come una festa un po’ più allargata con amici e parenti da trascorrere magari con la tradizionale gita “fuori porta”.

Inutile aggiungere che, per i cristiani, la Pasqua è la festa per eccellenza! Anzi, a rigor di logica, ogni domenica, ma ancor più (sarebbe il caso di dire) ogni eucaristia celebrata in un qualunque giorno feriale è una Pasqua vissuta e celebrata dalla comunità (grande o piccola che sia) che si ritrova attorno all’altare.

La liturgia lungo i secoli ha elaborato, oltre al tempo di preparazione alla Pasqua, cioè la quaresima, una settimana (definita per l’occasione “santa”) ricca e piena di significati simbolici, tutti tesi a ricordare, a valorizzare e a celebrare il mistero della passione, della morte e risurrezione di Cristo. Non solo la spiritualità cristiana, ma tutta la nostra cultura artistica, letteraria e musicale sarebbe molto più arida e povera senza l’ispirazione che il mistero pasquale ha offerto lungo i secoli ai geni dell’arte, della poesia e della letteratura.

Ma oggi che significato ha la Pasqua? Per i credenti “dietetici”, ovvero per coloro che sono abituati ad accostarsi alle celebrazioni liturgiche con la mentalità della cura dimagrante, cioè prendere il minimo indispensabile per poi passare ad altre vivande più succulente, che senso ha la Pasqua? Per i cristiani “mordi e fuggi” cosa può significare una festa così pregnante dal punto di vista simbolico evocativo? Focalizzando ancor più la nostra attenzione sui tempi di crisi in cui ci troviamo a vivere, la Pasqua cosa può dirci? Può una ricorrenza così importante nel calendario annuale ridursi ad una domenica da cui ricavare qualche pia esortazione per vivere un po’ più morigeratamente o, peggio ancora, dedurne un asettico “volemose bene” che si può adattare a Pasqua, a Natale, alla festa della mamma ecc?

Per i credenti non dovrebbe essere molto difficile recuperare il senso più profondo della croce, della morte e della risurrezione di Cristo, non limitandosi semplicemente a ricordare agli altri che è Pasqua, ma cercando di testimoniare la risurrezione di Gesù nel concreto impegno di costruire una umanità nuova dove tutti possano partecipare al banchetto della creazione.

Già gli ebrei celebravano la Pasqua ricordando la liberazione che YHWH aveva operato a favore d’Israele liberandolo dalla schiavitù dell’Egitto, una liberazione che non fu istantanea e immediata, ma che ebbe bisogno di passare attraverso il crogiuolo del deserto, della prova, dell’abbandono, per poter, alla fine, approdare alla Terra promessa. La Pasqua fu pertanto per il popolo ebraico un cammino verso la libertà, la stessa libertà che Cristo offre a chiunque decida di seguirlo cercando di vivere il messaggio di amore e di tenerezza che egli da sempre propone ad ogni persona, in ogni tempo, sotto ogni latitudine.

Scrive sant’Agostino: «Tre sono le cose incredibili e tuttavia avvenute: è incredibile che Cristo sia risuscitato nella sua carne, è incredibile che il mondo abbia creduto ad una cosa tanto incredibile, è incredibile che pochi uomini, sconosciuti, inermi, senza cultura, abbiano potuto far credere con tanto successo al mondo, e in esso anche ai dotti, una cosa tanto incredibile!» (La città di Dio XXII, 5).

Forse lo stupore di Agostino è la miglior chiave interpretativa per la festività della Pasqua ai nostri giorni in quanto, da credente, egli sottolinea un avvenimento straordinario che si è imposto all’attenzione del mondo romano ma, allo stesso tempo, anche alle persone di buona volontà, coloro che sono in ricerca, coloro che non accettano di subire passivamente le crisi periodiche del modello economico imperante.

I commenti dei personaggi della politica e dello spettacolo, possono trovare in questa “buona notizia” le radici di una speranza che non costringe l’uomo contemporaneo al grigiore di un’esistenza passiva e senza senso, ma lo proietta verso il vasto orizzonte del futuro con la consapevolezza che, solo sperando l’inimmaginabile e contro ogni speranza, si può davvero gettare le fondamenta per una società più giusta e solidale in cui tutti possano vivere con carità fraterna nella giustizia e nella pace.

Buona Pasqua a tutti.

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