Preti, testimoni della gioia

di: Roberto Mela

Il quarantenne presbitero aquilano Luigi Maria Epicoco, docente di Filosofia alla Lateranense e all’ISSR “Fides et Ratio” di Aquila, dove è anche preside, si interessa di formazione e di spiritualità cristiana. Ricercato autore di libri e di commenti biblici, Epicoco pubblica gli esercizi spirituali tenuti a un folto gruppo di sacerdoti al santuario del Divino Amore.

Bene o male la gente cerca ancora qualcuno a cui guardare per avere un aiuto, un indirizzo di vita, un consiglio confortato da una coerenza di vita affidabile. Il sacerdote è uno di questi e, per tale motivo, ha bisogno di confrontarsi con la propria esperienza, identità e missione.

Di testimonianza l’autore parla poco, praticamente solo nell’introduzione e nella pagina conclusiva. Il suo è un percorso che, a partire battesimo, invita il presbitero – ma non solo lui – a rivedersi e ad accogliersi per quello che è: amato dal Cristo. Epicoco propone innanzitutto un cambiamento di prospettiva, e cioè guardarsi a partire da Cristo, dalla parola di Dio. La tentazione non è non avere tentazioni, ma voler rispondere a modo proprio, senza ricorrere a Gesù e alla parola di Dio. Ci si crea i propri idoli.

spiritualità del preteNon c’è da aver paura della propria debolezza. Da sempre Dio sceglie e forma i suoi testimoni a partire dagli scarti e non dai loro talenti (Mosè, Davide, Geremia, Gedeone ecc.). La vocazione è la misericordia che Dio usa con coloro che chiama al ministero. Il Signore chiama attraverso la debolezza delle persone, per cui è bene guardarsi con serenità, abbracciare la debolezza della croce, scegliere ciò che non si scelto.

L’autore usa sempre frasi che propongono serenità, gioia, fiducia, pacificazione con il proprio passato, misericordia verso di sé e verso gli altri. Importante è donare con gioia, avere misericordia, unitamente alla proposta della verità del vangelo, che è spina dorale di una vita che voglia essere veramente realizzata. La verità di Gesù propone di vedere le cose in modo diverso, divino, offrendo una parola di verità unità a misericordia e grazia.

Per accompagnare le persone, compito delicatissimo, Epicoco ricorda che il piano psicologico è diverso da quello spirituale. L’ascolto è la parte più importante dell’accompagnamento, in modo da far emergere dalle persone quello che già loro confusamente intravedono come il meglio per il loro cammino. Il presbitero deve ricordare che è solo l’amico dello Sposo ed è allo Sposo che egli deve indirizzare le persone che si rivolgono a lui per un aiuto.

Con umiltà bisogna riconoscere che tutti abbiamo bisogno di relazioni e che è difficile, se non impossibile, salvarsi da soli. Gesù ha avuto degli amici cari con cui confidarsi e su cui appoggiarsi per affrontare il dono generoso della propria vita. Anche per i presbìteri è necessario coltivare belle e sane amicizie, con presbiteri e laici, per mantenere un sano equilibrio affettivo, umano e spirituale.

Molto importante per una spiritualità presbiterale che renda testimoni è la fedeltà alla ferialità. La fedeltà al quotidiano, fatto di preghiera del breviario, celebrazione dell’eucaristia, celebrazione del sacramento della riconciliazione, ascolto della gente, fa sì che si possa sconfiggere la paura del presente e del futuro.

L’Eccomi di Maria e i sogni accompagnati da una concretezza operativa tipica di Giuseppe sono grandi aiuti in questo senso. Senza la forza dello Spirito, però, non si va da nessuna parte. Lo Spirito, invocato anche da Maria a pentecoste, fa uscire i discepoli dal Cenacolo e lui apre alla missione.

Un presbitero deve puntare alla santità e non alla mediocrità. La propria conversione e la santità salvano il mondo. Santità sempre dentro la Chiesa, anche quando essa facesse soffrire. Occorre riconoscere e riconciliarsi con le proprie fragilità, accompagnare e farsi accompagnare, guardare con misericordia immensa ed empatia la vita delle persone che aprono il proprio cuore al sacerdote.

È possibile vivere la gioia di essere amici dello Sposo, presbiteri – e non solo – testimoni della felicità che dona il vangelo vissuto. Questo è il messaggio dell’autore del libro, che papa Francesco ha regalato a tutti i membri della Curia romana in occasione del Santo Natale.

Se lo hanno letto – e non abbiamo motivo di dubitarne –, alcuni di loro avranno già fatto notare a Epicoco due piccoli lapsus, uno – grave – teologico, e l’altro – più leggero – culinario: a p. 80 r 1 e a p. 127 r 10 Maria, secondo la traduzione CEI 2008, ora dice: “Come avverrà questo?” (e non “Come è possibile?”); a p. 66 secondo capoverso r 1 Gesù risorto non riesce ancora ad offrire ai sette discepoli una bella “cena”, ma per ora essi dovranno accontentarsi di una sontuosa “colazione” (Deute aristēsate, Gv 21,12; ēristēsan, v. 15; > ariston = colazione, pasto [in Gv 21,4 si dice che era prōḯas = mattina presto, alba]; Mt 22,4; Lc 11,38); in Lc 14,12 ariston è posto in alternativa a deipnon = pranzo principale = cena: “Quando tu offri un pranzo/ariston o una cena/deipnon”).

Libro avvincente, scritto con semplicità disarmante e con uno stile agile e coinvolgente. Un testo che richiede un sereno confronto con se stessi, per rinfrancarsi nel cammino gioioso di presbiteri testimoni e amici dello Sposo.

Luigi Maria Epicoco, Qualcuno a cui guardare. Per una spiritualità della testimonianza, Città Nuova, Roma 2019, pp. 160, € 12,00, ISBN 9788831175487.

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