Il Sacro Cuore e l’amicizia di Gesù

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sacro cuore

Che cos’è l’Eucaristia? Chi può o non può ricevere l’Eucaristia? E in quali circostanze? Queste importanti domande per i cattolici negli Stati Uniti sono state oggetto di discussione quest’anno per ragioni sia politiche che pastorali.

A prescindere dalla posizione di ciascuno su queste domande, la loro presenza nelle nostre discussioni offre l’opportunità di riflettere sul significato dell’Eucaristia attraverso una tradizionale devozione gesuita: il Sacro Cuore di Gesù.

Possiamo parlare dell’Eucaristia in molti modi: nuova Pasqua, sacrificio, pasto, presenza reale, comunione. Sono tutte descrizioni veritiere, attestate dalla Scrittura, dalla tradizione cattolica e dagli scritti dei papi più recenti.

I dibattiti contemporanei sull’Eucaristia tra i cattolici sono spesso radicati in disaccordi su quali aspetti della Eucaristia debbano essere enfatizzati o relativizzati nella nostra cultura contemporanea. Gli scritti di Sant’Ignazio e la tradizionale devozione cattolica al Sacro Cuore evidenziano un aspetto specifico dell’Eucaristia: l’amicizia.

Il Sacro Cuore

La devozione al Sacro Cuore affonda le sue radici nelle visioni di Santa Margherita Maria Alacoque, vissuta in Francia nel Seicento. Nelle sue visioni, Gesù le offre il suo cuore, dicendole: «Ecco il cuore che ha tanto amato l’umanità». Ella raccontò questa visione nel suo diario: «Poi sembrò prendere il mio cuore e metterlo nel suo. In cambio mi ha restituito parte del suo cuore fiammeggiante». Gesù invitò anche i fedeli a ricevere più spesso la Comunione − specialmente il primo venerdì di ogni mese (giorno in cui si onora il Sacro Cuore) − e a partecipare all’adorazione regolare del Santissimo Sacramento.

Il direttore spirituale di Santa Margherita Maria era un giovane sacerdote gesuita, Claude Colombière, anch’egli santo. Attraverso le apparizioni a Santa Margherita Maria, Gesù chiamò padre Colombière a essere un apostolo del Sacro Cuore, proclamando il messaggio di Gesù dato in queste visioni. Egli lo fece con energia e incoraggiò i suoi fratelli gesuiti a fare altrettanto.

Il nemico culturale di questa devozione era il giansenismo francese, talvolta chiamato calvinismo cattolico. Considerato alla fine un’eresia, il giansenismo era un’interpretazione fredda e rigida del cattolicesimo in cui i fedeli erano scoraggiati dal ricevere la Comunione.

Nel Sacro Cuore Gesù offre una confutazione calda e personale a questa dura interpretazione della fede cattolica. Contro la durezza del giansenismo, Gesù invita i fedeli a venire all’Eucaristia più spesso, non meno. Questa è l’amicizia definitiva da cuore a cuore, che implica uno scambio mistico di cuori.

La cultura secolare moderna offre strani parallelismi con il giansenismo rigoroso: la sensazione che Dio sia lontano dalla nostra esperienza e un senso di freddo isolamento nella vita quotidiana. Ma la devozione al Sacro Cuore porta lo stesso messaggio oggi come nel Seicento: guarda il cuore che ti ama.

Dalla fine del Seicento, la Chiesa cattolica ha affidato ai gesuiti in maniera singolare il compito di promuovere la devozione al Sacro Cuore. Questa missione è stata ampiamente conosciuta e apprezzata per centinaia di anni, anche se oggi molti gesuiti e laici ne hanno meno familiarità. Il semplice messaggio − che Gesù ci ama e vuole che gli offriamo il nostro cuore − non è una nuova rivelazione. Nei vangeli vediamo innumerevoli esempi dell’amore di Gesù. Quando parlo del Sacro Cuore, soprattutto a giovani adulti, essi sono incuriositi da questa devozione. In un mondo e in una Chiesa complessi e divisi, la semplicità di questa immagine dice una verità chiara che tutti abbiamo bisogno di sentire: Gesù ci ama.

L’immagine del cuore come simbolo d’amore è un motivo centrale in molte culture, compresa la nostra, in particolare nella musica e nella letteratura. Quante volte, ogni dicembre, abbiamo sentito il testo «lo scorso Natale ti ho dato il mio cuore»? Conosciamo tutti anche frasi come «My achy, breaky heart» e «You gotta have heart». Se si apprezza un post sui social media, spesso si clicca su un cuoricino.

Nella Bibbia e nella tradizione cristiana, vediamo una comprensione più solida del cuore. Dio ha promesso di scrivere la sua legge «sul loro cuore» (Ger 31,33); Dio dice: «Toglierò il cuore di pietra dalla vostra carne e vi darò un cuore di carne» (Ez 36,26). In modo drammatico, vediamo il cuore di Gesù trafitto dopo la sua morte, mentre è appeso alla croce: ne escono sangue e acqua (Gv 19,34).

Molti scrittori cristiani vedono qui un’immagine dei sacramenti della Chiesa, che sgorgano dal corpo di Cristo. L’acqua simboleggia il battesimo e il sangue l’Eucaristia. Nella Bibbia, il cuore è il nucleo simbolico della persona umana. È lì che possiamo parlare con Dio e ascoltare la sua parola nella preghiera. Sono chiamato non solo a seguire i comandi esteriori della religione, ma a «dare tutto il mio cuore» al Signore (Pr 23,26).

I gesuiti e il Sacro Cuore

Molti storici della Chiesa mostrano come l’ordine dei gesuiti si trovasse in una posizione unica per accogliere e promuovere questa devozione. Grazie alla rete globale e al carattere missionario della Compagnia, la devozione si diffuse rapidamente e costantemente in tutta Europa e oltre. Possiamo anche vedere come Sant’Ignazio abbia spiritualmente gettato le basi per questa devozione nei suoi Esercizi Spirituali.

In essi chi compie gli esercizi si impegna in conversazioni amichevoli con Gesù, chiamate colloqui. Vediamo Gesù che si offre a noi nell’incarnazione e nell’Eucaristia, e poi sono invitati a offrirsi a Gesù nella preghiera del «Suscipe»: «Prendi, Signore, ricevi tutta la mia libertà…».

Inoltre, Ignazio ci incoraggia a pregare per ottenere la grazia di condividere le emozioni di Gesù durante le diverse meditazioni: condividere i suoi dolori nella passione e la sua gioia nella risurrezione. Il Sacro Cuore attira anche le nostre emozioni, in particolare la gioia, il dolore e la compassione. Il consiglio di Ignazio precede di 150 anni il messaggio centrale di Gesù a Margherita Maria: una comunione più frequente.

Ad esempio, in una lettera alla città di Azpeitia, in Spagna, Ignazio incoraggia la comunione mensile, settimanale o addirittura quotidiana. La comunione frequente era poco comune e persino controversa ai tempi di Ignazio. I primi gesuiti sentivano intuitivamente una risonanza interna tra la devozione al Sacro Cuore, l’Eucaristia e la preghiera ignaziana. E così li promuovevano tutti e tre con entusiasmo.

Le discussioni attuali sulla ricezione dell’Eucaristia sono incentrate sulla natura del sacramento: «Che cos’è l’Eucaristia?». Più fondamentalmente, chiediamoci: «Chi è Gesù?». Nei Vangeli viene descritto in molti modi: come buon pastore, re, Messia, Cristo, figlio di Maria e figlio di Dio. Naturalmente è tutto questo. Negli scritti di sant’Ignazio, vediamo uno di questi ruoli messo in evidenza più degli altri, soprattutto nella quarta settimana degli Esercizi: Gesù come amico.

Ignazio conosceva i passi del vangelo in cui Gesù dice ai suoi discepoli: «Non vi chiamo più servi, ma amici» (Gv 15,15). In molti passi degli Esercizi, Ignazio incoraggia a impegnarsi in un colloquio con Gesù «come un amico parla a un altro» (n. 54). Nella quarta settimana, Ignazio mostra come Cristo risorto consoli i suoi discepoli come «amici che si consolano a vicenda» (n. 224).

Più intimamente, Ignazio usa l’immagine di «amante e amato» per descrivere la relazione tra Dio e la persona che fa gli esercizi: gli amanti si impegnano nella condivisione reciproca dei doni e di se stessi (n. 231). In risposta all’offerta di Dio a noi nell’incarnazione e nell’Eucaristia, offriamo allo stesso modo tutto noi stessi a Dio nella preghiera del «Suscipe».

L’approfondimento della relazione tra Cristo e il cristiano implica un dono reciproco di sé. Dio ci ha amati per primo (1 Gv 4,19). Prima ricevo Gesù e poi mi offro a lui. Ignazio scrive: «Rifletterò con profondo affetto su ciò che Dio, nostro Signore, ha fatto per me… [e] per darmi anche se stesso». Rispondo umilmente offrendo a Dio «tutti i miei beni e me stesso con essi» (n. 234). Si tratta chiaramente di un dono ineguale! Il Dio dell’universo mi dona se stesso e io offro me stesso, misero e peccatore.

L’immagine del Sacro Cuore ci offre un senso visivo e viscerale di questa offerta: Gesù mi offre il suo cuore e io gli offro il mio. È un’offerta personale e reciproca tra amici, calda e affettuosa. Comporta una vulnerabilità reciproca. Il mio cuore mi è caro; se il mio cuore fisico è danneggiato, la mia vita è in pericolo. Simbolicamente, il mio cuore è il centro della mia persona, delle mie speranze e dei miei sogni.

Alcuni studiosi considerano il Sacro Cuore come un dono particolarmente importante per i gesuiti stessi. Grazie alla loro lunga formazione e al loro impegno nella ricerca e nella giustizia, alcuni gesuiti possono tendere a un freddo intellettualismo nel loro lavoro e nella loro preghiera. Il Sacro Cuore centra tutti i nostri sforzi nella vita di Gesù, infiammandoci con la sua passione e il suo amore.

La preghiera del «Suscipe» è una sorta di specchio della preghiera eucaristica. Il Giovedì Santo Gesù disse: «Prendete tutti… questo è il mio corpo dato per voi». Ora, lo ricevo con gioiosa gratitudine e rispondo: «Prendi, Signore, e ricevi, tutto».

Ignazio dice negli Esercizi spirituali che Gesù «ha istituito il santissimo sacrificio dell’Eucaristia come il più grande segno del suo amore» (n. 289). L’Eucaristia è il dono d’amore di Dio a noi. Inoltre, l’Eucaristia ci rafforza nell’amare Dio e gli altri donandoci nell’amore. Il Sacro Cuore è un’immagine potente dell’amore ardente di Gesù per il Padre e per me. Nell’Eucaristia, Cristo ci attira più profondamente nella relazione con se.

Una giusta sintesi degli scritti di Sant’Ignazio, delle visioni di Santa Margherita Maria e dell’attuale insegnamento della Chiesa potrebbe essere la seguente: il corpo di Cristo dà il corpo di Cristo al corpo di Cristo. Cioè, Gesù dà l’Eucaristia alla Chiesa. Ci attira nella comunione e ci rende più simili a sé, incarnando l’amore per Dio e per gli altri.

Il Sacro Cuore e l’Eucaristia

Il Sacro Cuore è un’icona vivente dell’amicizia di Cristo: il suo amore per noi e l’invito ad amarlo a nostra volta. Più tardi, i gesuiti promuoveranno una «offerta quotidiana» a Gesù. In questa preghiera, resa popolare dagli scolastici gesuiti francesi negli anni ’40 del XIX secolo, si offrono quotidianamente «preghiere, opere, gioie e sofferenze» al Sacro Cuore di Gesù.

Il movimento che promuove questa offerta quotidiana è l’Apostolato della preghiera. L’offerta quotidiana estende, per così dire, l’Eucaristia durante la mia giornata e la mia settimana. Rifletto sull’amore di Dio per me e cerco di unire tutta la mia giornata e tutto il mio cuore «in unione con il santo sacrificio della Messa in tutto il mondo, per tutte le intenzioni del tuo Sacro Cuore». Per coloro che partecipano alla Messa quotidiana, questa pratica approfondisce la loro devozione eucaristica. Per altri, è un’unione quotidiana con Cristo tra le Comunioni domenicali.

Sant’Ignazio e la devozione al Sacro Cuore si concentrano su Gesù come amico e sull’Eucaristia come mezzo per una comunione più profonda con lui e con gli altri. Incontri più frequenti con l’Eucaristia, attraverso la Comunione e l’adorazione eucaristica, ci aiutano a rafforzare questa relazione con Cristo. L’offerta quotidiana di sé a Gesù attraverso la preghiera contribuisce a rendere più eucaristica l’intera giornata e tutta la vita.

  • Pubblicato sulla rivista dei gesuiti statunitensi America.
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