Sacro Cuore: culto, devozione, spiritualità

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“Causa che pende causa che rende”… recita un detto o assioma ricorrente nel mondo giuridico che, forse senza essere un brocardo[1], nel nostro contesto vuole solo strizzare l’occhio al recente scambio su devozione al Sacro Cuore e Regola di vita innovata pubblicato lo scorso agosto 2021 su dehon.org per indicare l’interesse a un tema  di non secondario momento per il mondo dehoniano.

Andiamo un po’ indietro nel tempo e non solo allo scorso agosto. Dalla devozionalità alla passione del Signore (in primis alle cinque piaghe) a suo tempo prese forma e si diffuse quella al Cuore di Gesù, simbolo dell’amore di Cristo per il Padre e per gli uomini.

Se è vero che già nel 1500 si incontrano tracce della “cosa”, gli storici della spiritualità concordano tuttavia nel rimandare soprattutto ai due ultimi decenni del 1600[2] e a due personaggi specifici del contesto parediano[3] la trasformazione della già presente[4] devozione in quella che conosciamo e a renderla popolare da élitaria, monasterìale e propensa alle elevazioni mistiche che era stata[5].

 A mo’ di excursus storico

Dato a Cesare (i due santi e quanti li avevano preceduti) il proprio merito, diciamo qui che alla diffusione concorsero però anche quelli che nel suo studio A. Tessarolo ha indicato come elementi rispettivamente negatìvi e positivi.

Tra i primi il sorgere delle lingue vernacole con la progressiva perdita della conoscenza di quella latina, il conseguente distacco dalla Bibbia e dalla liturgia ecclesiastica divenute via via poco comprensibili ai più poveri, benché di valenza religiosa forte, “sostituite” da ritualismi talora fuorvianti (calendari, medaglie, scapolari, immagini, santuari, apparizioni e miracolistica, nonché insistenza sulle punizioni divine). Anche per la devozione al Sacro Cuore l’enciclica Haurietis Aquas (Pio XII, 15 maggio 1956) aveva intravisto il rischio che a livello popolare essa potesse dar luogo a qualche deriva.

Tra i secondi, la funzione supplente di questa devozione rispetto alla lontananza liturgica e alla difficoltà linguistica con le quali i fedeli dovevano fare i conti nel vivere pietà e fede nelle proprie situazioni esistenziali concrete. Quella del Sacro Cuore dal 1750  al 1950 si può dire abbia  supplito,  nella sua versione parediana, al mancato contatto popolare con la Bibbia e la Liturgia. Si aggiunga che ebbe il merito della diffusione del “vangelo del cuore” e della pratica della “comunione frequente”.

Se Pio XII, come si è ricordato, indicava il rischio di un qualche “egoismo spirituale” in merito a talune pratiche e riferimenti (pensare a garantire solo la propria salvezza) e “disattenzione al sociale” va ascritto a merito di quasi tutte le Congregazioni rifacentesi alla spiritualità/devozione al Cuore di Gesù l’esercizio della carità pastorale operosa (educazione dei giovani, assistenza agli infermi, impegno missionario…).

Nel testo comparso su dehoniani.org [6] richiamato all’inizio del nostro discorso ricordavamo che il Direttorio su pietà  popolare e Liturgia[7] in riferimento alle sue espressioni e a ciò che, alla luce delle Scritture, significa Cuore di Cristo, nonché in riferimento alle  forme di devozione al Cuore del Salvatore (consacrazione personale e della famiglia, litanie, atto di riparazione, pratica dei nove venerdì), che occorre aiutare i fedeli a evitare forme di vana credulità, a evidenziare radici bibliche e collegamento con le massime verità della fede (primato dell’amore a Dio e al prossimo), favorire la rappresentazione del Sacro Cuore  in  rapporto al  «momento  della Crocifissione, in cui si manifesta  in sommo grado l’amore di Cristo, perché il Sacro Cuore è «il Cristo crocifisso, con il costato aperto dalla lancia  dal quale scaturiscono sangue ed acqua (cfr. GV 19,34)» (173) che è quanto dire immagine robusta della devozione».

 Aperture di Dehon

Non si dimentichi in questo contesto che  Dehon si impegnò per la sua parte ad aprire la corrente devozionale al Sacro Cuore del suo tempo al “sociale”, con  una sorta di aggiornamento rispetto al devozionismo suo contemporaneo, come ha messo in luce Minh Nhat Nguyen nel Mémoire del suo master[8] in cui annota che l’espressione Regno del Sacro Cuore nelle anime e nelle società rimanda alla intenzionalità da cui nacque la sua iniziativa di Fondatore. Questo chiarisce il legame dialettico ed equilibrato tra regno del Cuore di Gesù nelle anime e regno del Cuore di Gesù nelle società che, con Dehon, innovava la devozione, ne aggiornava il concetto[9] e la considerava attenta a risolvere i problemi sociali del tempo, grazie alla nozione di Regno sociale del Sacro Cuore, in ciò differenziandosi da una devozione/spiritualità rimaste chiuse alla realtà politica e sociale della modernità, isolate nella nostalgia della cristianità[10], concentrate su una vita interiore claustrale, intimista e pessimista.

Dehon contribuì così all’adattamento della Chiesa alla modernità con i concetti di democrazia cristiana e dottrina sociale, consapevole di adempiere alla duplice missione dell’azione sociale e del regno del Sacro Cuore.

 Sentire privato e Magistero

Annotava a suo tempo A. Tessarolo «La devozione al Cuore di Gesù si è sviluppata in ambito privato. L’autorità ecclesiastica ne ha accompagnato lo sviluppo con spirito critico e sensibilità pastorale»[11].

Per restare all’essenziale ricordiamone i principali interventi a partire dalla la mancata approvazione di una devozione all’immagine del cuore di Gesù nella sua materialità simbolica[12], distaccato dalla Persona, le progressive autorizzazioni  “liturgiche” (festa, officiatura), gli interventi magisteriali di Leone XIII (1899: Annun sacrum  sui principi teologici della consacrazione al Sacro Cuore: qualsivoglia atto di devozione al Sacro Cuore è indirizzato a Cristo stesso); di Pio XI (1928: Miserentissimum Redemptor: (ripresa della consacrazione e allargamento alla riparazione, descrizione del culto al Sacro cuore come  totius religionis summa et perfectionis vitae norma[13]); di Pio XII (1956: Haurietis aquas sulla legittimità e i rischi e difetti di un culto (absolutissima professio christianæ religionis[14]) al quale il Papa indicava la via del rinnovamento esattamente nei testi della Scrittura, della Tradizione, della Liturgia).

Attinto l’apice dello splendore con le tre encicliche ricordate, la devozione  visse, nel contesto del rinnovamento della Chiesa espresso al suo massimo livello nel Vaticano II,  una sorta di percorso nel tunnel (anni sessanta): di essa il Concilio non aveva detto nulla… i superiori dei religiosi fecero notare a Paolo VI che le rispettive famiglie si chiedevano se dovessero restare fedeli alle loro spiritualità, ignorando il Concilio, o restare fedeli alla Chiesa dicendosi che quella spiritualità aveva fatto il suo tempo…

Paolo VI, che  aveva  pubblicato Investigabiles divitias Christi (06.02.1965)[15], scrisse loro la lettera Interpretes solliciti (27.05.1965) sulla sintonia tra rinnovamento conciliare  e culto del Sacro Cuore che ha come caratteristica la celebrazione dell’amore  di Dio e di Cristo. E così li rimandava a una più corretta interpretazione di Haurietis aquas del predecessore Pio XII.

Già prima del Concilio le indicazioni per il rinnovamento erano state quelle di:

  • riscoprire  il simbolismo biblico del cuore e quello del cuore trafitto, non dunque un simbolismo naturale ma un simbolismo essenzialmente storico, epifanico e sacramentale[16];
  • tornare alla centralità delle persona: andando oltre l’eccesso di pratiche devozionali attente alle cose (piaghe, cuore, sangue…) con  vanificazione della ricchezza del linguaggio biblico e di quello liturgico;
  • riconoscere nella teologia, spiritualità, pastorale il primato dell’amore: Dio si rivela e si dona per amore (cfr. Gv 3, 16), tutta la vita e l’opera di Cristo è una continua epifania di amore (cfr. Gv 13,1; 14,31 Ef 5,2. 5,2. Gal 2,20).
 Al di là dei termini

Segni e simboli hanno una loro importanza, nemmeno dirlo. Ne consegue che anche l’attenzione devozionale a certe “cose” (croce, piaghe, sangue, cuore etc.) riferite alla Persona divina acquistano un preciso significato nel loro contesto.

Senza soffermarci alle “cose”, che non preghiamo in quanto cose, facciamo sì che i simboli siano veri ed eloquenti di un amore infinito, luogo privilegiato e momento della manifestazione dell’amore redentore, invito e sostegno a un cammino di fede che porti a vivere e celebrare il “mistero dei misteri” che è amore infinito di Dio, luogo e momento privilegiato della manifestazione dell’amore redentore, invito e sostegno a un cammino di fede che porti a celebrare quell’Amore divino infinito[17].

È qui dunque di grande rilevanza l’attenzione all’uso dei termini ai quali, però, talora si ricorre con qualche approssimazione, peraltro volenterosa, già nelle benefiche omiletica e catechesi, per non dire delle disamine teologiche.

Parlando di Cuore di Gesù a suo tempo A. Tessarolo[18] annotava che ricorrono i termini culto, devozione, spiritualità: chi li usa indifferentemente pecca almeno di approssimazione. È pertanto utile recuperarne sostanza contenutistica e diversità dicendo che culto è qualcosa di ufficiale che rimanda alla autorità competente della Chiesa; devozione  rimanda invece al sentire di ognuno e comporta  riferimento a un insieme  di pratiche devote verso un determinato mistero o verso tal santo; a sua volta spiritualità dice riferimento a determinati valori ispiranti capaci di dare senso alla vita alimentandola e caratterizzandone scelte e modi di essere.

La fluttuazione dei termini nell’uso comune sopra imputato di approssimazione, è addirittura presente nei testi magisteriali, quando ricordano, ad esempio, che il culto del S. Cuore[19] è da intendere come culto  dell’Amore infinito rivelantesi a noi nel Cristo crocifisso e risorto e insieme come “norma e forma eminente di vita cristiana”, stante il fatto che primo e più grande sacramento è l’amore. Va da sé che qui culto sta per spiritualità. Lo stesso si dica  per devozione quando non si tratti solo di qualche pratica devota  ma di un orientamento  profondo, p. e., verso il S. Cuore che porta  a fondare la vita  sul mistero d’amore del Signore Gesù Cristo.

Nella Regola di vita dei Dehoniani, il culto del Sacro Cuore non può che avere i tratti ad esso attribuiti dalla Chiesa; la devozione alla quale in essa Regola di vita si fa spazio incarna nell’oggi di Dio che è il nostro quanto il Fondatore ha vissuto a suo tempo e mostrato come sentire e insieme di pratiche espressione dell’allora sensibilità personale o di gruppo; infine la spiritualità indica una lettura particolare dell’insieme di valori portanti  del messaggio cristiano, ispiratori di un dato stile di vita: quei valori  alimentano e richiedono  determinati atteggiamenti spirituali della persona, animano e caratterizzano la vita spirituale e apostolica dei dehoniani di questo oggi di Dio che è il nostro…[20] come esito di un discernimento capitolare confermato dalla Chiesa.


[1] Brocardo (o broccardo) – si legge sul dizionario Treccani – dal  latino medievale brocardum, probabile alterazione del nome di Burchardus (Burcardo di Worms,  965-1025), autore di una raccolta di diritto canonico) è un sostantivo maschile con il quale sono  indicate le Regole generali di diritto, enunciate dalla scuola dei glossatori di Bologna (sec. 12° e 13°) e considerate da alcuni quali assiomi giuridici, da altri come punto in cui s’incontrano opinioni contrarie e discutibili.

[2] Cfr. TESSAROLO, A. Theologia Cordis. Appunti di Teologia  e spiritualità del Cuore di Gesù,  EDB 1993, pp. 12ss.

[3] Parediano in riferimento al monastero della Visitazione di Paray-le-Monial, dove nel XVII secolo, Margherita Maria Alacoque, canonizzata nel 1920, ebbe delle apparizioni del Signore, in seguito alle quali è nata e si è diffusa  la festa del Sacro Cuore di Gesù, la pratica devozionale dei Primi nove venerdì del mese e altre. Paray-le-Monial è tuttora nota “città del Sacro Cuore di Gesù”. I due santi S. Giovanni Eudes (+1680), S. Margherita Maria Alacoque (+1690).

[4] Dopo Giovanni Evangelista, si pensi alla  riflessione teologica di Padri e scrittori ecclesiastici sul costato aperto del Salvatore, alla “devotio contemplativa” dei mistici: per fare qualche nome Agostino, Bernardo, Guglielmo di St-Thierry, Lutgarda del Belgio, Ubertino da Casale, Matilde di Magdeburgo, Gertrude, Matilde di Hacherbirn, Bonaventura Angela da Foligno, Alberto Magno, Taulero, Susone, Caterina da Siena; e si intravedano le scuole  benedettina, francescana, domenicana.

[5] Cfr. TESSAROLO, A., cit. p. 11

[6] Dehoniani.org  09 agosto 2021: Costituzioni dehoniane ’82: distruzione della devozione Sacro Cuore?

[7] Cfr. Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, Direttorio su pietà  popolare e Liturgia. Principi e Orientamenti, (nn. 166 -173), pp. 10s., LEV 2002.

[8] Université de Lorraine – u.f.r. Sciences Humaines et Arts – Centre autonome d’enseignement et de pédagogie religieuse – Master – Mention Théologie, Anthropologie et Philosophie – Spécialité Théologie et Spiritualité – Le règne social du Sacré-Coeur : La visée mystique et l’engagement sociétal chez L. Dehon – Mémoire présenté par Minh Nhat Nguyen – sous la direction de second  lecteur – Marie-Anne Vannier Yves Ledure, Septembre 2016.

[9] Cfr. LEDURE, Y. Pensée sociale et projet fondateur, op. cit., p. 337.

[10] Il termine indica il modo in cui, in un certo periodo storico, si presentano sentire e  religione cristiani, non tanto per  i contenuti della fede dei singoli credenti, quanto come fenomeno sociale e insieme di strutture e istituzioni.

[11] Cfr. TESSAROLO, A. Theologia… cit. p. 13 ss

[12] Cfr. ZANCHI, G. Le migrazioni de cuore. Variazione di un’immagine tra devozione e street art, EDB 2017

[13] Summa di tutta la religione e norma della vita di perfezione.

[14] Professione più assoluta della religione cristiana.

[15] PAOLO VI, INVESTIGABILES DIVITIAS CHRISTI. Lettera apostolica ai Patriarchi, Primati, Arcivescovi, Vescovi dell’intero mondo cattolico, nel secondo centenario della istituzione della festa liturgica in onore del SS. Cuore di Gesù.

[16] Cfr. TESSAROLO, A. Theologia… cit. p. 16.

[17] Cfr. TESSAROLO, A. Theologia… cit. p. 17.

[18] Ibidem.

[19] Stessa cosa si dica per quello eucaristico.

[20] Cfr. TESSAROLO, A. Theologia… cit. p. 18.

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