Venticinque

di: Marcello Matté

Salgo sull’autobus della linea 25 quando è ormai sceso il buio frettoloso di Santa Lucia («la notte più lunga che ci sia»). I miei compagni anonimi di viaggio stanno – credo – tornando alle loro case per la cena. Qualcuno per la verità sembra non averla una casa. Come il signore seduto sulla fila di fondo, che forse resterà un po’ di più sull’autobus, anche oltre la fine corsa.

Nello spazio dove solitamente si inseriscono le carrozzine dei disabili o i passeggini dei bambini, un cucciolo d’uomo è di fronte a un suo quasi coetaneo d’asilo che stringe tra le mani una palla colorata. Anche lui è “colorato”.

«Dove vai a quest’ora con una palla?», chiede il bimbo che ne è privo. «Vado dal mio cuginetto che è da poco arrivato dall’Africa e non ha giocattoli. Io invece ne ho tanti, sai. E tu, quanti giocattoli hai?». «Me riceverò tanti ancora a Natale, perché da noi Gesù Bambino ce li porta». «Se lo chiedo, li porterà anche a me, vero mamma?». Ed entrambe le mamme sorridono, guardando i loro piccoli e poi salutandosi cordialmente.

Alla fermata successiva sale una signora anziana, con un cappotto che sembra aver visto tanti Natali ma profuma di buono. Tra le mani una borsa che sembra contenere tutta la sua pensione e dalla quale spunta un mazzo di sedano.

Più in là salgono due addetti alla manutenzione impianti, con i tipici pantaloni “cargo” che nelle tasche trasportano un’intera cassetta degli attrezzi.

Siamo vicini al centro città e sale un uomo di mezza età con una baguette sotto il braccio. Come se fosse un francese.

Orami è sera e prendono un passaggio anche due zampognari, vestiti di pelli probabilmente finte. Ma la loro stanchezza è genuina. E si inventano il fiato per suonare una nenia natalizia ai bambini, incantati da questo concerto tutto per loro.

Anche il signore attempato che siede una fila più indietro sembra dimenticare, per la lunghezza di un rigo musicale, la solitudine che visibilmente gli pesa come il suo zaino. Il cane ai suoi piedi drizza le orecchie, compiaciuto.

Mi preparo all’uscita e vedo salire una coppia giovanissima. Lei stringe fra le braccia un frugoletto di poche settimane. Come se li si stesse aspettando.

Quando scendo, l’occhio si incanta a notare che – “casualmente” – sopra la fermata brilla, tra le decorazioni natalizie della via, una stella cometa.

Sono stato spettatore del presepe vivente più bello, improvvisato da un campionario di umanità che invoca il Natale con la sua esistenza semplice. E così vera.

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Un commento

  1. Patrizia Pane 25 dicembre 2018

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