Vivere la Quaresima e la Pasqua

di:

meditazioni

L’autore unisce la sua attività di presbitero nella periferia di Vicenza all’insegnamento di Teologia Pastorale presso la Facoltà teologica del Triveneto. La sua competenza e la sua sensibilità emergono chiaramente nelle pagine del suo volume, scritto con linguaggio semplice, intriso di sensibilità biblica e di attenzione all’umanità delle persone.

La prima parte della sua opera (pp. 5-36) è dedicata al percorso quaresimale e prende come simboli guida le pietre: “Verso la croce: parlano le pietre”. Esse diventano occasione per commentare vari episodi biblici decisivi nel cammino di Gesù. Un cammino che lui aveva inteso per la vita, non per la morte. L’amore suo e la malvagità umana vi hanno impresso una piega diversa.

La pietra della tentazione fa intuire che, se accetto il pane della Parola, esso ha una fragranza unica e non è indigesto come una pietra dura. La pietra del monte della trasfigurazione fa gustare scampoli di cielo, mentre la pietra della torre che cade uccidendo diciotto uomini invita alla conversione, anche se il contadino implora il padrone di lasciare in vita ancora un anno il fico per vedere se farà frutti.

Il padre dei due figli sta sulla pietra della soglia. Accoglie il figlio che ritorna, esce a implorare l’altro che è rimasto in casa come uno schiavo. La pietra del giudizio sta per volare veloce sulla donna sorpresa in flagrante adulterio, ma la può scagliare solo chi è senza peccato.

Gesù fa dura come pietra la faccia verso Gerusalemme, all’entrata nella quale grideranno inni messianici gli apostoli e i bambini e, se non basta, lo faranno anche le pietre. La pietra del sepolcro sembra essere l’ultima parola, ma è stata rotolata via dalla potenza dall’alto. Ai cuori degli uomini si può annunciare senza tema di smentita la speranza che dà vita.

La seconda parte del volume (pp. 37-80) è dedicata al periodo pasquale: “Dalla Risurrezione: esplodono i sensi”. La Pasqua non dice puro spirito, ma carne impastata di Spirito, di risurrezione di un corpo reso vitale dallo Spirito della vita. Possono esplodere i sensi:

Toccare (Tommaso),

Gustare (venite a mangiare),

Ascoltare (le mie pecore ascoltano la mia voce, è la voce che fa parlare le Scritture),

Vedere (Dio glorificherà il Figlio e, se avranno amore, i discepoli lo vedranno e avranno visioni),

Odorare (lo Spirito inviato dal Padre espanderà il suo profumo prezioso come a Betania e darà una pace non come la dà il mondo,

Contemplare (Gesù è portato su in cielo, nella casa del Padre, ma non bisogna fissarsi nell’estasi ma immergersi nella testimonianza delle parole e della persona di Gesù),

Comunicare (vivere nella Chiesa come pluralità sinfonica di lingue e di culture annunciando la buona notizia del vangelo),

Abbracciare (danzare come la sapienza sotto gli occhi divertiti di Dio, abbracciando corpi lasciati per troppo tempo soli per la pandemia),

Adorare (celebrare l’eucaristia nel corpo vivo di Cristo, prendendosi la responsabilità di dare noi stessi da mangiare a chi è nel bisogno).

La terza parte dell’opera (pp. 81-108) porta “Al cuore della Pasqua: trasfigurati nell’amore”.

Lasciandosi ispirare dal dipinto di Raffaello sulla Trasfigurazione, Vivian insiste sul messaggio che la vita non viene dopo la morte, ma all’interno della morte. Morte e vita impastate insieme. La vita va verso la morte, ma anche nelle esperienze più buie c’è sempre, per chi ha fede, uno spiraglio di luce. Gesù è presente col suo Spirito nelle persone che credono e amano. «La sua condivisione ci permette di essere né illusi né delusi, ma donne e uomini di speranza» (p. 81).

Il dipinto fa comprendere la vita dei cristiani come sospesa in modo fecondo tra presente e futuro, testimoni della Pasqua e immersi nel mistero di Dio. Una luce pasquale che illumina anche il dramma della sofferenza. La donna di luce fronteggia il discepolo che tende il braccio verso l’alto, e sembra quasi sfidarlo. «Mentre infatti lui con una mano indica il Cristo trasfigurato, lei con tutte le due braccia e le mani indica il ragazzo sfigurato» dalla sofferenza (p. 106). Può essere la Fede, ma anche Maria Maddalena, la prima testimone della risurrezione. In ogni caso, Cristo risorto stesso ci chiede di incontrarlo in tutti i crocifissi della storia.

La luminosità della parte superiore del dipinto, assimilata nel profondo, dà la capacità di intravederla «anche quando si è immersi nelle tenebre, nelle contraddizioni della vita, nelle sfigurazioni quotidiane. Possiamo affrontarle con la certezza di un amore così grande, che non ci risparmia niente, ma trasfigura tutto» (p. 108).

  • DARIO VIVIAN, Della morte e della vita. Meditazioni per Quaresima e Pasqua: parlano le pietre (Riflessi s.n.), Edizioni Messaggero, Padova 2021, pp.114, €10,00, ISBN 978-88-250-5197-1.
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