Creato-Creatore ovvero Giardino-Giardiniere

di: Maria Teresa Pontara Pederiva
Christophe Boureux, Dio è anche giardiniere

Christophe Boureux, Dio è anche giardiniere

Nei “giorni del creato” (1° settembre – 4 ottobre) porta la firma del domenicano francese Christophe Boureux la proposta di un testo che delinea, per la prima volta, in maniera completa la teologia della creazione. 58 anni, docente di teologia fondamentale all’Institut Catholique di Lione e membro del Comitato di direzione della rivista Concilium, l’Autore, specialista in agraria, è responsabile dell’area sperimentale di 70 ettari di terreno che circondano il monastero di Sainte Marie de la Tourette ad Éveux nei pressi di Lione (noto per la progettazione di Le Corbusier) coinvolta in un progetto di gestione paesaggistica e forestale.

Forte della sua preparazione specifica e dell’esperienza diretta della realtà della terra da coltivare (perché si rivela sempre più anacronistico parlare di ambiente partendo da una sola formazione umanistica o scientifica non biologica) è uno dei teologi più convinti della necessità di affrontare il tema alla radice nella prospettiva del «compimento della creazione»: la pienezza della presenza delle creature di fronte a se stesse e in relazione le une alle altre, ciascuna secondo i propri ritmi. Ma nel suo ultimo testo offre una lettura per molti versi inedita dei temi-chiave della Laudato si’.

«L’amore di Dio è la ragione fondamentale di tutto il creato» scrive papa Francesco (LS 77), ma non è questa la convinzione che guida l’agire dell’uomo moderno nei confronti della creazione, del Padre e del suo dono. Un antropocentrismo spinto all’eccesso ha fatto sì che, a partire dalla modernità, per dirla con la triade di Lutero (sola fide, sola gratia, sola scriptura), gli umani ne abbiano aggiunto una quarta, per giustificarsi: «solus homo».

In parallelo all’acquisizione a livello scientifico, al termine degli anni ’60, della necessità di una salvaguardia dell’ambiente, in campo cattolico molti passi sono stati compiuti (molta autocritica si è aggiunta in questi ultimi anni), la teologia della creazione è oggi un dato di fatto – anche se ancora carente la sua acquisizione a livello di formazione – e la Laudato si’ rappresenta il punto di arrivo di un lungo, faticoso processo.

Ed è la nozione di paesaggio (curioso: uno dei temi oggetto della 1° prova scritta agli ultimi esami di stato-maturità) così come ci deriva dalla cultura occidentale che per Boureux  – autore di diversi testi, tra cui uno stracitato sulle piante nella Bibbia – sembra essere quella più in grado di aprirci alla considerazione dell’insieme delle creature nel loro ambiente ecologico, simbolico, storico, tecnico e fisico e contemporaneamente superare l’antropocentrismo innaturale che ha fatto sì che l’uomo fosse depredatore del suo stesso ambiente di vita. Un uomo che non è immerso in un mondo fisico a lui estraneo, ma egli stesso «prodotto di un mondo in divenire». Guardare alla creazione come ad un «paesaggio cristiano» – è la sua tesi – significa raccontare in modo comprensibile la fede nella creazione, se pure con una pluralità di lessici, pittorico, narrativo, semantico, teorico …

Ad un occhio attento ai ritmi della natura, paesaggio significa innanzitutto terra che offre i suoi doni e le sue risorse per il sostentamento dell’uomo; terra, in fin dei conti, da coltivare per vivere. Così il tema del giardino – che scaturisce dal mattino di Pasqua quando il Risorto appare a Maria Maddalena in veste di giardiniere – rappresenta un’altra immagine (che forse ad alcuni potrà apparire inedita o non appropriata, ma non è così) di quel Dio che, al momento della creazione, plasma un giardino e lo affida alle cure degli umani, né despoti, né semplici amministratori, ma ospiti attenti, scientificamente educati e moralmente riconoscenti della convivialità ricevuta in dono.

Il tempo della creazione «non si riduce all’alternativa compiuto/incompiuto, non è relegato nel passato immemorabile dell’origine», ma «sollecita senza posa una decisione delle creature dinanzi al dono del tempo che Dio ha dischiuso loro» e ogni entità non umana, e Dio stesso, vive non solo nel tempo, anche nello spazio (preghiamo che la sua volontà «sia fatta come in cielo così in terra». Far teologia della creazione significa allora diventare anche sia storiografo – per leggere e scrivere il tempo – sia geografo – per leggere e scrivere lo spazio della terra in cui vive.

Se ci risultano familiari le indicazioni di spazio fornite dalla Scrittura (la strada e l’immagine del cammino, insieme all’attaccamento alla terra e alla propria casa), il giardino della risurrezione diventa un luogo reale, uno spazio finito, ma allo stesso tempo indefinito, perché coabita con lo spazio infinito di Dio, come ogni angolo della creazione. «Il giardino non è altrove, lontano alla fine del viaggio: è la strada per giungere all’incontro con Dio».

Con una narrazione che rivela la sua profonda conoscenza specialistica della natura, a tratti arricchita da una delicata vena poetica di chi è capace anche di altrettanta “contemplazione”, Boureux offre un testo che è già una pietra miliare nel panorama della riflessione cattolica sul creato descrivendo un ambiente naturale che diventa «il teatro», umanizzato dalle creature, in primo luogo gli animali, «un pullulare indefinito di storie in cui si manifesta l’interdipendenza».

Il dono di Dio è visto come un «mondo condiviso», fatto di relazioni, che l’uomo è chiamato a custodire e coltivare, con le sue mani e gli utensili a disposizione. Significativo (e non sempre scontato) il riconoscimento del ruolo positivo della tecnica («perfino le grandi scimmie come gli scimpanzé hanno una capacità di usare utensili per nutrirsi o attaccare i loro simili») e il richiamo alla responsabilità dell’umano, all’azione dei giardinieri e degli agricoltori che ai allarga a quella dei pescatori, dei falegnami, degli artigiani, degli ingegneri, degli scienziati («le scienze contribuiscono all’avvento della creazione»).

Per far sì, allora, che la teologia della creazione disegni un’etica della creazione «perché la creazione, secondo Cristo, è sempre lo spazio dell’avvicinamento e dell’approssimarsi, lo spazio della sollecitudine e della cura».

Christophe Boureux, Dio è anche giardiniere. La Creazione come teologia compiuta, Queriniana, Brescia 2016, pp. 248, € 26,00.

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