Dio l’imputato?

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teodicea

La pandemia del coronavirus continua a suscitare numerosi interrogativi, coinvolgendo anche il problema Dio. Thomas Hieke, teologo e specialista di Antico Testamento presso la Facoltà cattolica dell’Università di Magonza, in un contributo su katholisch.de del 17 luglio scorso, propone una riflessione ad ampio raggio in cui rifiuta le teorie del complotto nell’insorgere e nel diffondersi del virus e sottolinea come Dio abbia molto da dirci in questa crisi. La traduzione è a cura di Antonio Dall’Osto.

In questo tempo di pandemia, la teologia è posta davanti a vari interrogativi: è Dio il responsabile? Perché un numero così grande di persone devono morire di Covid-19? Nella crisi – se credo in Dio – questo mi è di aiuto? In definitiva, è più umano cercare l’origine del virus in Dio che non in un’ideologia della cospirazione, dando la colpa ai cinesi, a Bill Gates o al presunto dominio mondiale ebraico.

Una religione serena e basata sulla ragione è meglio di qualsiasi ideologia della cospirazione che vuole attribuire, solo per odio, la colpa a determinati gruppi o minoranze.

Dio non è responsabile verso nessuno e non deve rendere conto a nessuno. Dio non deve nemmeno attenersi alle mie idee circa ciò che è retto o sbagliato. Egli è sempre più grande di ogni nostro ragionamento e sforzo di fare ciò che è giusto.

L’insorgere della pandemia di coronavirus è un fenomeno complesso. Ma, se esiste il Dio onnipotente che professiamo nel Credo, può avvenire qualcosa in questo mondo indipendentemente e a prescindere del tutto da lui? Escludendo naturalmente ciò che è attribuibile al comportamento e all’agire sbagliato degli uomini a cui egli ha dato la libertà, anche di andare contro il suo comandamento e contro la ragione.

Nel libro del profeta Amos troviamo delle parole provocatorie: «Ruggisce forse il leone se nella foresta se non ha qualche preda?… Si precipita forse a terra un uccello senza che vi sia un’esca?… Avviene forse nella città una sventura che non sia causata dal Signore?» (Am 3,4-6). Le immagini dicono che ogni effetto ha la sua causa. Ma ogni causa può anche essere compresa come effetto di una causa più a monte e quindi si può porre una domanda andando all’indietro, in ultima analisi a Dio.

Importante è però tener presente che, quando andiamo dicendo, non è un’affermazione definitiva su come Dio è in se stesso. Non lo sa nemmeno la teologia. Essa riflette l’interpretazione con cui gli uomini cercano di trovare una logica a realtà complesse.

La controprova si presenta così: se Dio non è la causa ultima – (anche se sotto forma del semplice “consentire”) –, chi è allora? Il caso? Allora il caso è più forte di Dio? In quanto credenti nel Dio unico secondo il Credo giudaico-cristiano non abbiamo scelta. Se non lo è, chi è allora?

Qualcosa del genere chiede anche Giobbe (9,24). Se si è trattato di un incidente e di un caso che Dio non poteva impedire, allora non è un Dio onnipotente.

Nessuno sente il bisogno di uno stregone del genere. L’alternativa sarebbe credere in un Dio che non ha (più) niente a che fare con questo mondo. E di una simile “entità superiore” nessuno sente il bisogno.

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Dio vuole uccidere le persone con il Covid-19?

Dio non gioca a scacchi con gli uomini, sacrificando ogni tanto qualche pedina. Ogni persona morta in seguito alla malattia conta, e la perdita è da rimpiangere. Queste persone tuttavia – come tutti i nostri morti – non sono caduti nel nulla, ma sono passati nel mondo di Dio. «Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio»: questa sentenza del Libro della Sapienza è molto importante (Sap 3,1). I defunti sono ben al sicuro nelle mani di Dio. Ma coloro che sono rimasti nel lutto si sentono separati dai loro cari. E questo dimostra il nostro limite e la nostra finitezza in quanto esseri umani.

La teologia non sa cosa vuole veramente Dio, ma può provare a formulare delle riflessioni, senza escludere Dio.

Si potrebbe anzitutto partire dalla convinzione che Dio non esiste. Cosa può allora significare questa crisi?

Il grande problema nei media, prima della crisi del coronavirus, riguardava il cambiamento climatico, che purtroppo continua. Intanto, sono già troppe le persone morte a causa del Covid-19. Ma, prima o poi, tutti gli otto miliardi di persone moriranno in seguito a un cambiamento climatico incontrollato (dopo tutte le specie di animali e di piante che comunque muoiono già oggi).

Tutto ciò è caduto nel dimenticatoio, ma mostra l’urgenza del problema – o dei problemi. Ora, nella discussione sul cambiamento climatico, è sempre stato detto che non si possono porre delle restrizioni, che l’economia deve correre, che dobbiamo continuare così per non perdere il nostro benessere. All’improvviso, un virus mette tutto a tacere. Qui risulta evidente ciò che si può imparare dalla crisi: accontentarsi di avere di meno e sbrigarsela meglio se utilizziamo in maniera più ragionevole le nostre risorse.

Il tanto discusso e inevitabile lockdown ha bloccato in fretta e quasi del tutto un macchinario surriscaldato. Adesso dobbiamo cogliere questa occasione per ripartire da zero e porre su basi diverse la nostra economia e mettere alla prova il nostro stile di vita.

Ogni misura dev’essere verificata: viene incoraggiata la vecchia cupidigia, che si basa sullo spreco di risorse e non si interroga sul domani? Oppure si promuovono nuove tecnologie basate sulla sostenibilità, sulla protezione del clima e sulla compatibilità ambientale? Ciascuno deve chiedersi: ciò che io consumo, i miei viaggi, i miei divertimenti, e quello che sperpero, il pianeta e coloro che lo abitano sono in grado di sopportarlo?

La situazione anteriore alla pandemia non costituiva un mondo sano da promuovere. Dobbiamo ripensare una nuova “normalità” e riconoscere ciò che è veramente importante per la vita. Forse Dio ha voluto farci capire che non possiamo continuare con questo tipo di economia. Brutale e globale, e anche il cambiamento del clima è brutale e globale.

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Dio ci tocca nella salute per dirci qualcosa?

Questo pensiero si trova già nel libro di Giobbe: «Pelle per pelle; tutto quello che possiede, l’uomo è pronto a darlo per la sua vita. Ma stendi la tua mano e colpiscilo nelle ossa e nella carne e vedrai come ti maledirà apertamente» (Gb 2,4-5). Questo è ciò che Satana dice a Dio e ciò che intende: se si attenta alla sua salute, l’uomo si preoccupa, diventa suscettibile e comincia a riflettere, o a pregare, oppure a maledire.

Chi si mette al posto di Dio finirà col mettersi le mani nei capelli. «Osserverete dunque le mie leggi e le mie prescrizioni, mediante le quali chiunque le metterà in pratica vivrà» (Lev 18,5), ma essi non obbediranno. Viene a loro uno come uomo (Gesù) ed essi lo crocifiggono. Cos’altro – si domanda Dio – dovrei ancora fare perché abbiano a ragionare?

Attualmente l’uomo si rapporta alla terra in modo tale che le cose non andranno più bene. Tuttavia Dio non vuole che otto miliardi di persone abbiano a perire assieme al pianeta a causa del cambiamento del clima. Come lettore della Bibbia e come teologo, mi riesce difficile riconoscere qui un piano di Dio.

Dio a volte fa cose pazzesche

Quando Dio libera il suo popolo dall’Egitto, non manda una legione di angeli per colpire gli egiziani, ma divide le acque in due parti. Il Libro di Giuditta racconta che un enorme esercito nemico assedia l’ultimo bastione davanti a Gerusalemme; anche in questo caso Dio non manda un esercito di angeli, ma una donna intelligente, coraggiosa e bella, Giuditta.

Come teologo rifletto su questi episodi raccontati da uomini e indago su come le creature umane immaginano Dio. Dio è del tutto diverso e agisce in maniera del tutto diversa rispetto agli uomini che ragionano secondo la loro logica di guerra e di conquista. Il virus perciò si adatta bene alle storie bibliche. Si tratta di miti, e perciò dell’interpretazione di alcune vicende. Con questi racconti scopro un significato in quello che osservo.

I virologi veramente eccezionali, che compiono un incredibile lavoro, non si interrogano sul senso di questa pandemia. Quando io affermo che Dio con la pandemia vuole farci capire che non possiamo più continuare così come prima a distruggere la terra, non voglio dire di avere scoperto una verità scientifica. Ne so tanto quanto i virologi se c’è una ragione convincente dal punto di vista scientifico per spiegare l’insorgere di questa epidemia.

Dal punto di vista della ragione, dobbiamo imparare a cambiare il nostro modo di usare le risorse di questo mondo e il nostro atteggiamento verso i poveri.

Dal punto di vista della teologia, che implica anche lo sguardo rivolto a Dio, Dio ha dato all’uomo la libertà di fare e disfare. Ma Dio ha creato l’uomo a sua immagine e come suo rappresentante per custodire questa terra come una dimora di vita per le piante, gli animali e le creature umane. Egli vuole che tutti – piante, animali e uomini – vivano in pace e nella giustizia in questa terra. Questo insegna la Bibbia. Dio ha il potere di far rispettare il creato. Egli può scegliere la via del virus per fermare l’avidità devastatrice dell’uomo. Ciò si adatta bene alle storie bibliche e alle immagini bibliche di Dio.

Il compito della teologia

La teologia rivolge l’attenzione alla ragione: Dio ha dato all’uomo un cuore per pensare, così insegna il saggio Gesù Ben Sira (17,6). Il virus si deve affrontare con la ragione e con l’intelligenza. La teologia può e deve contrapporsi, con i suoi buoni racconti basati sulla Bibbia, alle narrazioni discriminatorie del complotto. Qui la teologia ha una buona utopia da offrire. Essa non predica la lotta finale, in cui i deboli dovranno perire per primi. Al contrario, la Bibbia parla di un mondo che offre buone opportunità di vita a tutte le creature umane – e non solo a una minoranza dominante di uomini ricchi, bianchi e occidentali.

La teologia deve indicare il piano di giustizia di Dio: egli vuole dei mezzi prosperi di sostentamento per tutti gli uomini, gli animali e le piante. Questo è quanto insegnano i testi biblici della creazione (Gen 1-2; Sal 104). I racconti biblici narrano l’inconsueta logica di Dio nel predisporre questi piani, logica non conforme alla logica umana.

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Nel caso poi che qualcuno in questo ragionamento senta la mancanza di un Dio misericordioso, ecco la risposta: di fronte alla possibilità del diluvio (Gen 6-9) e di un totale annientamento di ogni vita (ad eccezione dell’arca) – anche questa è un esperienza concettuale, un mito –, Dio è stato misericordioso.

Tuttavia egli non assolve semplicemente (Es 34.6-7), ma chiede conto agli uomini che ha posto come suoi rappresentanti sulla terra. Noi abbiamo una grande opportunità, un compito: imparare da questa crisi ed evitare i vecchi errori. Giustizia, sostenibilità, salvaguardia delle risorse naturali: questi sono gli imperativi del secolo; e con essi va di pari passo la limitazione della propria avidità e la miope ricerca del profitto. È la semplice ragione che ce lo chiede.

Chi crede in Dio deve capire che egli non vuole che noi continuiamo come prima, ma che cambiamo il nostro stile di vita, la nostra economia e la nostra coesistenza globale in modo che tutti – uomini, animali e piante – possano vivere bene su questo pianeta.

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