Fede e sacramenti

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La reciprocità tra fede e sacramenti è un documento curato dalla Commissione teologica internazionale pubblicato il 3 marzo 2020. Lo presenta il teologo ungherese L. Dolhai, membro della CTI.

Al termine del recente sessennio, la Commissione teologica internazionale (CTI) ha pubblicato un ultimo documento: La reciprocità tra fede e sacramenti nell’economia sacramentale. Il documento, come al solito, è stato approvato dalla maggioranza dei membri della Commissione teologica internazionale ed è stato poi sottoposto all’approvazione del suo presidente, il card. Luis F. Ladaria Ferrer, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede.

Papa Francesco ha dato il suo parere favorevole il 19 dicembre 2019, ma il documento è stato pubblicato soltanto il 3 marzo 2020. Il giorno della pubblicazione ufficiale sono stati pubblicati due articoli sull’Osservatore Romano (P. Serge-Thomas Bonino, Il matrimonio tra battezzati non credenti; P. Gabino Uribarri, Significato e piano del documento).

Questo documento si propone di contribuire a una più profonda comprensione della natura sacramentale della fede cristiana, strutturata sulla reciprocità tra fede e sacramenti.

Il documento si divide in quattro capitoli e in 195 punti. Il secondo capitolo – “La natura dialogica dell’economia sacramentale della salvezza” –, è la parte più importante. Il suo scopo è quello di fornire un fondamento dottrinale alla reciprocità costitutiva tra fede e sacramento. La sua sostanza può essere riassunta in cinque tesi correlate:

  1. L’economia divina trinitaria, perché incarnata, è sacramentale.
  2. L’economia sacramentale è di natura dialogica.
  3. Data la natura sacramentale dell’economia, la fede cristiana è veramente sacramentale.
  4. Quindi, alla fede cristiana appartengono la sacramentalità e i sacramenti (cf. K.H. Menke, Sacramentalità. Essenza e ferite del cattolicesimo, (BTC 172), Queriniana, Brescia 2015).
  5. Per accostarsi ai sacramenti è necessaria la fede come ci insegna il Vaticano II: «I sacramenti […] non solo suppongono la fede, ma con le parole e gli elementi rituali la nutrono, la irrobustiscono e la esprimono; perciò vengono chiamati “sacramenti della fede”» (SC 59).

Come membro della Commissione teologica internazionale vorrei riassumere alcuni elementi utili del fondamento biblico delle nostre affermazioni principali.

La sacramentalità nella storia della salvezza

Il concilio Vaticano II, specialmente nella costituzione Sacrosanctum concilium, sottolinea la sacramentalità della storia della salvezza, con le sue grandi componenti: Israele, Cristo, la Chiesa, la liturgia ecclesiale (cf. SC 5, 6, 7).

La sacramentalità qualifica tutto il cristianesimo: ogni dono di Dio e ogni impegno dei credenti si esprime e si compie in segni di salvezza. Per mentalità sacramentale o pensiero sacramentale si intende la convinzione che la storia di Dio con gli uomini si realizza in eventi, azioni e incontri storicamente afferrabili, che diventano segni della vicinanza divina. In essi Dio si “mostra” agli uomini e si avvicina loro.

Questa struttura si vede già nell’Antico Testamento (cf. La reciprocità… n. 28). In un senso più ampio addirittura tutto il mondo creato può essere interpretato come “segno” di Dio, e in particolare l’uomo, che è stato creato a sua immagine. La presenza di Dio si attua in modo visibile negli avvenimenti della storia d’Israele. Tutta la storia di’Israele ha un carattere simbolico (l’esodo del popolo dalla schiavitù d’Egitto, il passaggio del mare, l’alleanza, la Torah). Anche nella liturgia dell’Antico Testamento è diventata sperimentabile la misericordia salvifica di Dio.

Il segno inequivocabile di Dio è nel Nuovo Testamento, ed è Gesù Cristo. Dalle sue parole e dalle sue opere possiamo conoscere quel che Dio fa per l’uomo. Cristo ha, dunque, una struttura sacramentale (cf. Cristo come sacramento originario). Per questa ragione esclamava sant’Agostino: «Non c’è altro sacramento di Dio, se non Cristo» (Epist. 137, 34), quasi a commento del versetto di Giovanni: «Chi ha visto me, ha visto il Padre» (Gv 14,9). Dunque, l’incarnazione è centro, vertice e chiave dell’economia sacramentale (cf. La reciprocità… nn. 24-30).

La tangibilità storica della grazia, che è diventata presente in Gesù Cristo, continua in modo privilegiato nella Chiesa. All’essere della Chiesa appartiene una struttura visibile e storica, al servizio della trasmissione della grazia invisibile, che essa stessa ha ricevuto da Cristo e trasmette grazie allo Spirito. C’è una notevole analogia tra la Chiesa e il Verbo incarnato (cf. LG 8; SC 2).

Da queste premesse, la teologia contemporanea caratterizza la Chiesa come sacramento fondamentale (cf. “La Chiesa come sacramento universale”), in una linea vicina alla comprensione del Vaticano II della Chiesa come sacramento di salvezza (cf. La reciprocitànn. 33-34).

Il fondamento biblico nei Vangeli

I segni di Gesù continuano con i discepoli nella Chiesa (azioni prodigiose, imposizione delle mani, unzioni…). I riti più testimoniati e quelli sui quali teologicamente più si riflette nel Nuovo Testamento sono il battesimo e l’eucaristia. Possiamo inoltre affermare che alcune singole azioni della comunità dei primi cristiani diventano dei segni, in quanto la comunità, attraverso essi, predica Gesù e lo sperimenta come presente.

Il Vangelo di Giovanni è molto ricco di allusioni ai sacramenti. Prima di tutto nel capitolo 6 (il brano eucaristico di Gv 6,51-58). I discepoli ascoltano il Signore, il suo discorso di Cafarnao. Si può “mangiare” l’insegnamento speciale del Signore che viene dal Padre, che Gesù trasmette agli uomini: la persona di Gesù e la sua dottrina sono vero pane, assimilabile mediante la fede, ma i giudei non comprendono. Dal versetto 6,51 vediamo che non basta ascoltare il Signore, che non è sufficiente creare un certo rapporto con lui attraverso la parola (cf. F. Courth, Die Sakramente, Herder 1995, 166-167). È assolutamente necessario “mangiare” il suo corpo e il suo sangue (cf. 6,51b). Gesù parla della manducazione attraverso la fede, mentre a partire dal versetto 51b la prospettiva si sposta su una manducazione sacramentale, concreta; perché senza i sacramenti, senza incorporatio al Cristo risorto, non si può far parte dei discepoli di Gesù.

I Vangeli ci attestano che l’incontro con il Cristo risorto si può avere soltanto attraverso alcuni segni, perché cosi ha voluto Cristo stesso, affidando alla Chiesa quei segni che continuano i suoi miracoli, i suoi gesti di salvezza. È questo il fondamento della strutturazione sacramentale della fede come spiega M. Chauvet attraverso un’analisi del racconto dei discepoli di Emmaus (cf. L.-M. Chauvet, Linguaggio e simbolo. Saggio sui sacramenti, Elledici, Torino 1988, 107-108). Dopo la Pasqua, infatti, siamo nel tempo della Chiesa, in cui il Signore non è più visibile. Gesù risorto è, pertanto, l’Assente che si rende presente ai discepoli attraverso il suo sacramento, che è la Chiesa, ma la sua presenza sacramentale nella Parola diventa riconoscibile solo quando l’ascolto delle Scritture sfocia nella ripetizione dei suoi gesti rituali. Se il credente non vede più il Signore, la Parola lo invita a ritrovarlo nei gesti simbolici fatti dalla Chiesa nel suo nome, soprattutto nella celebrazione dell’eucaristia.

Secondo l’enciclica Lumen fidei, il principio “fides ex auditu” lo dobbiamo completare secondo il Vangelo di Giovanni (cf. La fede come ascolto e visione, nn. 29-31). Capiamo allora perché, insieme all’ascoltare e al vedere, la fede è, per san Giovanni, un toccare, come afferma nella sua prima Lettera. «Quello che… noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto […] e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita» (1Gv 1,1). Questo aspetto è rilevante anche dal punto di vista sacramentale. «Con la sua incarnazione, con la sua venuta tra noi, Gesù ci ha toccato e, attraverso i sacramenti, anche oggi ci tocca; in questo modo, trasformando il nostro cuore, ci ha permesso e ci permette di riconoscerlo e di confessarlo come Figlio di Dio. Con la fede, noi possiamo toccarlo e ricevere la potenza della sua grazia» (Lumen fidei 31).

Negli Atti dei apostoli

La questione del rapporto tra fede e sacramenti è senza dubbio questione che ha un’antica tradizione: fin dai primi tempi – certamente in Giovanni, in Paolo, negli Atti degli apostoli – si trova già esplicitamente tematizzata la questione del rapporto tra il consapevole affidamento al kèrigma e la sua celebrazione cultuale. Già negli Atti degli apostoli vediamo l’intima relazione fra la proclamazione della parola di Dio, la fede e la celebrazione dei sacramenti.

Alla prima Pentecoste, coloro che hanno ascoltato la proclamazione di Gesù, crocifisso e risorto, sono invitati a ricevere il battesimo nel suo nome per la remissione dei peccati, e il dono dello Spirito Santo (cf. At 2,38-41). Gli Atti ci fanno sapere che coloro che venivano ammessi al battesimo avevano già accolto con fede la parola di Dio dalla predicazione degli Apostoli (At 2,41;8,12; 8,35-38; 10,34-48; 16,13-15; 16,31-33; 18,4-9; 19,5). Quindi, il sacramento è strettamente legato alla predicazione. La proclamazione della parola di Dio precede sempre il battesimo sia in una forma breve (At 8,31; 10,34-38) sia in una forma più lunga (At 8,4-25). Il battesimo appare sempre legato alla fede: «Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia», dichiara san Paolo al suo carceriere a Filippi. Il racconto continua: «Subito (il carceriere) si fece battezzare con tutti i suoi» (At 16,31-33).

Il battesimo è amministrato al termine di una predicazione della parola e con una professione di fede (2,14-21). Un caso tipico è quando Filippo battezza il ministro etiope (8,26-40). Il diacono Filippo spiega la Scrittura al funzionario della regina dell’Etiopia, «gli annunzia la buona novella di Gesù» e il lui stesso lo battezza, ma prima ha chiesto all’eunuco la professione della fede. Si può ritenere, dunque, che almeno in alcune Chiese, la professione di fede cristologica facesse parte del rito del battesimo. Anche in altri testi emerge il coinvolgimento del battezzando nel momento del battesimo, con un atto di affidamento o di impegno che si fonda su Cristo (cf. At 22,16). Normalmente vi è un legame immediato tra annuncio, conversione/fede e battesimo. Al battesimo giunge chi è raggiunto dall’annuncio del vangelo e vi aderisce nella fede.

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