Hans Küng: 90 anni di teologia

di: Andrés Torres Queiruga

Versione originale in spagnolo

Hans Küng non si distingue per l’energia creativa di un Karl Rahner, però è un lucido scrutatore quando si tratta di analizzare la situazione e le esigenze della teologia nel tempo. Riconosce i problemi, li espone con chiarezza straordinaria, tira senza timore le conseguenze e indica dove si aprano i percorsi del futuro. I suoi libri soffiano attualità nelle questioni e schiettezza nel riconoscere la necessità di affrontarli. Non nasconde dove pensa si trovi la soluzione e la espone senza mezzi termini, anche se non sempre si dà il tempo per condurre il discorso fino in fondo nei fondamenti né sottolineare attentamente gli argomenti a sostegno della continuità. Poiché nessun teologo può occuparsi di tutto, e forse non è in definitiva questo il suo compito o, come si dice in gergo specialistico, il suo carisma.

Comunque, i suoi libri parlano con un’efficacia unica al nostro tempo e sono compresi da migliaia di lettori in tutto il mondo. Sono libri davvero attuali teologicamente, che resistono alla prova del tempo mantenendo una freschezza straordinaria. Prendete in mano Essere cristiani: scritto nel 1974 e, dopo più di quarant’anni, vedrete che continua a parlarci come fosse il primo giorno. Lì si trovano questioni che continuano ad essere le nostre, le enuncia senza mezzi termini e le affronta con schiettezza coraggiosa, a volte provocante e un poco frettolosa. Ma durante la lettura si respira teologia viva, capace di alimentare una comprensione critica della fede nella nostra cultura.

La sua opera rappresenta novant’anni di un ingente sforzo teologico che lascia ben poche questioni inosservate, dedito alla ricerca di una Chiesa incarnata e di un cristianesimo attualizzato. Ribelle, ma in definitiva fedele. Senza cedere alla tentazione di abbandonare la Chiesa, nonostante le dure esclusioni, senza cadere nella banalità di un pluralismo magmatico o di uno spiritualismo senza carne di rivelazione, e senza intonare cantilene su una presunta morte di Dio (o del teismo caricaturale). Teologo umano, per alcuni tratti troppo umano (chi ne è esente?); ma teologo a tutto tondo.

Nel 1995, durante la celebrazione dei 500 anni dell’Università di Santiago di Compostela, ho avuto l’onore di presentare Hans Küng invitato per una conferenza. In quell’occasione, riferendomi al suo impagabile contributo a una teologia che vuole mantenere un dialogo serio e credibile con il mondo, ho detto parole che mi piace ripetere: «In questo dialogo, qualunque sforzo sarà inadeguato a mostrare e dimostrare che non ci sono riserve né manipolazioni “clericali” nella ricerca comune della verità; che il teologo gode della medesima libertà ed è capace della stessa passione del filosofo o dello scienziato; che cerca il bene dell’uomo e non la sottomissione; che cerca il Regno e non solo la Chiesa».

Continua a sembrarmi una buona evocazione della sua figura, impegnata a cercare dignità per la teologia e credibilità per la fede.


Hans Küng: 90 años de teología

Hans Küng no se distingue por la energía creadora de un Karl Rahner, pero es un lúcido diagnosticador a la hora de precisar la situación y las necesidades de la teología en el tiempo. Reconoce los problemas, los expone con claridad extraordinaria, saca sin temor las consecuencias y señala por donde se abren los caminos del futuro. Sus libros respiran actualidad en las cuestiones y sinceridad en reconocer la necesidad de afrontarlas. No oculta por donde piensa que va la solución, y la expone sin rodeos, aunque no siempre se da tiempo para avanzar hasta el fin en la fundamentación ni en señalar con cuidado los apoyos hondos de la continuidad. Por que ningún teólogo puede abarcarlo todo, y tal vez esto último no sea su rol o, como se dice en la jerga especializada, su carisma.

En todo caso, sus libros hablan con eficacia única a nuestro tiempo y son comprendidos por muchos miles de lectores en todo el mundo. Son libros, en verdad, teológicamente actuales, que aguantan el paso del tiempo con frescura extraordinaria. Tomad “Ser cristiano” en las manos: escrito en 1974, hace más de cuarenta años, y veréis que sigue hablando casi como el primer día. Ahí están los problemas que siguen siendo los nuestros, los enuncia sin rodeos y los afronta con sinceridad valiente, a veces algo desafiante y en ocasiones probablemente un punto precipitada. Pero durante la lectura se respira teología viva, capaz de alimentar una comprensión crítica para la fe, en nuestra cultura.

Su obra representa noventa años de un ingente esfuerzo teológico que deja pocos problemas sin atención, entregado a la búsqueda de una iglesia encarnada y de un cristianismo actualizado. Rebelde, pero en definitiva fiel. Sin ceder a la tentación de salirse de la iglesia a pesar de las duras exclusiones, sin caer en las banalidades de un pluralismo magmático o de un espiritualismo sin carne de revelación, y sin entonar nenias progres a una presunta muerte de Dios (o del teísmo caricaturizado). Teólogo humano, con algunos rasgos demasiado humanos (¿quién no los tiene?); pero teólogo de cuerpo entero.

En 1995, con motivo de la celebración de los 500 años de la Universidad de Santiago de Compostela, tuve el honor de presentar a Hans Küng, en su solemne conferencia de invitado. Allí, refiriéndome a su impagable contribución a una teología que quiere mantener un diálogo serio y creíble con el mundo, dije palabras que me gusta repetir:

“En ese diálogo, todo esfuerzo será poco para mostrar y demostrar que no hay reservas ni manipulación ‘clerical’ en la búsqueda conjunta de la verdad; que el teólogo goza de la misma libertad y puede poseer la misma pasión por la verdad que el filósofo o el científico; que busca el bien del hombre, y no la sumisión; que busca el Reino, y no solo la iglesia”.

Sigue pareciéndome una buena evocación de su figura, empeñada en buscar dignidad para la teología y credibilidad para la fe.

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