La teologia morale va “in uscita”

di: Fabrizio Mastrofini

“Chiesa in uscita” vale anche in teologia morale, perché l’attenzione al prossimo supera le strettoie imposte da una legge solo esteriore e collega le azioni con il loro autore. È necessario un “passo avanti” rispetto alla tradizionale visione della “casuistica” medievale e post-tridentina secondo cui la legge morale e la coscienza della persona si presentavano come due avversari in eterna lotta. Oggi ci aiuta una “pegagogia” del bene che porti le persone a riconoscere la verità cristiana, senza più imposizione di regole.

Sono le conclusioni del 17° Colloquio di teologia morale sul tema “Intelligenza d’amore. Una nuova epistemologia morale oltre la dialettica tra norma e caso” che si è svolto a Roma, nel fine settimana, nella sede del Pontificio istituto teologico Giovanni Paolo II per le scienze del matrimonio e della famiglia (Pontificia università Lateranense).

Schemi da superare

Al Colloquio hanno partecipato studiosi dalle facoltà teologiche italiane e dall’estero; tre le sessioni: “Universalità della legge e concretezza della vita”; “Il soggetto moderno: coscienza e casi”; “Prudenza, amore e vita compiuta”.

«Occorre compiere un passo avanti in teologia morale – ha detto il prof. don Livio Melina nelle conclusioni – rispetto agli schemi della morale post-tridentina, che contrapponeva coscienza e legge come due avversari che si combattono alla conquista degli atti umani». In particolare – ha aggiunto – la visione tradizionale in morale «non può che vedere i singoli atti nella loro frammentazione, senza cogliere la dinamica pratica in cui il soggetto svolge la sua identità narrativa». E così «si rischia di cadere nell’arbitrario, per cui tutto il tema della morale sarebbe l’atteggiamento del moralista inteso come giudice: rigoristi contro lassisti. È uno scenario già ampiamente sperimentato dalla Chiesa, ma che ai nostri giorni si è complicato per l’apparire della coscienza emotivista, nella quale il problema non è nemmeno più quello della certezza soggettiva, che sostituisce l’apertura alla verità, ma piuttosto l’autoreferenziale e l’indiscutibile “io mi sento così”».

Fuori dal razionalismo e dal sentimentalismo

Una decisa conferma viene data a Settimananews da mons. Pierangelo Sequeri, preside del Pontificio istituto, a ulteriore dimostrazione che qualcosa di nuovo sta accadendo a Roma. «Il focus di obiettiva convergenza delle relazioni, alle quali era stato chiesto di individuare piste per il superamento del dualismo fra norma e caso, può essere riconosciuto nella ricerca di una più concreta riabilitazione dell’amore che sta all’origine della legge divina e, pertanto, la restituisce sempre alla sua autentica destinazione. In questa luce – precisa mons. Sequeri parlando del significato del Colloquio – è apparso chiaramente il dato di un rapporto profondo fra amore e giustizia, come anche fra amore e verità, che deve essere seriamente riabilitato, disinnescando l’inerzia di convenzionali separazioni e aggiustamenti legalistici. Per la Chiesa, l’impegno di “uscita” dal razionalismo e dal sentimentalismo (emblematicamente nominato come “intelletto d’amore”, secondo un’indicazione di papa Francesco), in vista di una cultura cristiana della “legge nuova” e della “moralità concreta”, comporta necessariamente la disposizione ad uscire da ogni astratta autoreferenzialità e separatezza, per abitare e condividere affettuosamente la condizione umana, nella sua costitutiva vulnerabilità e debolezza. Questa “uscita” appare come una condizione elementare della missione: nessun discernimento morale serio e concreto è possibile, per una Chiesa che si sottrae alla missione di condividere e abitare, con intelligenza d’amore, la condizione umana in attesa della misericordia e del riscatto donato da Dio nel Figlio fatto uomo (“per noi e per la nostra salvezza”, come recita il Credo)».

Prossimi appuntamenti

Da segnalare, tra i prossimi appuntamenti del Pontificio istituto teologico, la nuova edizione – la 10ª – delle Wojtyła lectures sul tema “La presenza della donna nella Chiesa e nella società”, a cura della prof.ssa Lorella Congiunti, ordinario di filosofia della natura, Pontificia università Urbaniana. Il seminario si svolgerà dal 4 al 6 dicembre dalle 15 alle 17 e si concluderà con una conferenza pubblica mercoledì, 6 dicembre 2017, dalle ore 17.00 alle ore 18.30.

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