Protovangelo di Giacomo

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Con questo quarto volume dedicato all’importante libro apocrifo Protovangelo di Giacomo il docente di Letteratura cristiana antica all’Università degli studi del Molise ha analizzato quasi per intero l’opera. Restano esclusi solo pochi brani dell’incipit e i cc. XXII–XXXV che narrano l’ordine di Erode di uccidere i bambini di Betlemme, le manovre di Elisabetta e di Maria per nascondere i figli, l’uccisione di Zaccaria e la nomina di Simeone al suo posto.

In Protev. 11–16 si descrivono l’Annunciazione (c. 11) col saluto dell’angelo, il dubbio di Maria e il suo accoglimento; segue l’episodio della Visitazione (c. 12): Maria consegna al sacerdote la porpora da lei tessuta e ne viene benedetta, visita Elisabetta e ritorna a casa. Nel c. 13 si narra della scoperta della gravidanza con l’amara sorpresa di Giuseppe, la sua richiesta di spiegazione e le risposte negative fornite da Maria. A ciò segue, nel c. XIV, il rovello di Giuseppe, con la rassicurazione dell’angelo.

copertinaIl c. XVI può descrivere, infine, la conclusione del processo, con la richiesta fatta a Giuseppe di riconsegnare la vergine ricevuta in accudimento, l’ingiunzione dell’ordalìa dell’acqua che sarà la prova manifesta del peccato dei due, il superamento della prova, la ratifica di ciò da parte del sacerdote che permette il felice ritorno a casa dei due imputati: «Se il Signore Dio non ha manifestato il vostro peccato nemmeno io vi giudico. E Giuseppe riprese Maria e tornò a casa sua contento [e] dando gloria al Dio di Israele» (XVI,3).

L’autore giudeo-cristiano dell’apocrifo riprende i testi evangelici di Luca e di Matteo e li rielabora con tono popolare, componendo un racconto che presenti i personaggi sotto la luce di Dio, pieni di fede ma anche di intensa e piena umanità, che li accomuna al vissuto del popolo semplice. Si consideri Maria che, quando visita Elisabetta, si dimentica delle parole sentite dall’angelo…

Oltre alle aggiunte, nell’apocrifo spiccano le assenze rispetto alle fonti evangeliche: mancano la genealogia matteana, l’annuncio a Zaccaria, il racconto della nascita di Giovanni Battista e gli inni del Benedictus e del Magnificat. Sono profondamente rielaborate le scene lucane dell’Annunciazione, della Visitazione e vari momenti dell’esperienza di Giuseppe: la scoperta della gravidanza di Maria, il suo rovello interiore, la rassicurazione ricevuta dall’angelo in sogno.

Rispetto alle fonti evangeliche, sono presenti numerose novità: di Maria viene specificata l’età al momento del concepimento (sedici anni, quattro anni dopo l’affidamento a Giuseppe che, per quattro anni continui, è assente per lavoro), la visita di Maria a Elisabetta senza che, in antecedenza, l’angelo le avesse detto alcunché della gravidanza dell’anziana cugina, la smemoratezza di Maria a riguardo delle parole dell’angelo e dei misteri da lei vissuti, la sua paura di fronte all’ingrossarsi del ventre e il rientro a casa al terzo mese per questo motivo. Al sesto mese, Maria dovrà affrontare lo sconcerto e le scenate tragiche di Giuseppe che torna a casa dopo altri tre mesi di solitudine vissuta dalla ragazza Maria…

La figura di Giuseppe trova un’evidenziazione che supera quella dei vangeli sinottici, con la presenza di una gestualità plateale e la condivisione della convinzione del peccato di Maria, fino a che tutto non sia svelato nella verità.

Nelle sua riscrittura dei testi evangelici, l’autore giudeo-cristiano riesce a coinvolgere la presenza della casta sacerdotale giudaica all’interno del disegno della salvezza che comprende l’atto iniziale dell’incarnazione. Con righe di fine leggerezza e ironia, il testo arriva a dimostrare, con il paradosso, l’insufficienza e il doppio volto della Legge, che può manifestare sì la volontà di Dio ma anche distruggere le relazioni umane quando essa venga anteposta alla verità delle persone e del loro vissuto.

Molto importante è il sottile gioco di ironia drammatica svolto dall’autore dell’apocrifo. Ciò che sta crescendo in lei, tutto ciò che all’apparenza – agli occhi cioè di Giuseppe sconvolto e del sacerdote inquisitore – sembra essere un peccato compiuto da Maria contro la legge del Signore e una sconfessione/dimenticanza dei suoi santi trascorsi al tempio in cui era stata istruita da Dio e nutrita con la manna, non è prova eclatante di peccato ma inizio di salvezza per il popolo di Israele.

Maria e Giuseppe superano positivamente l’ordalia dell’acqua amara della prova o della maledizione alla quale sono sottoposti dal sacerdote al quale sono stati denunciati dal delatore Annas. La loro onestà e innocenza riguardo alla gravidanza della vergine – opera di Dio – viene quindi comprovata ed essi potranno tornare a casa nella gioia, dando gloria al Dio di Israele.

Marconi introduce ogni capitolo con brevi note riassuntive di tipo contenutistico e di analisi letteraria, quindi riporta il versetto nell’originale greco seguito dalla traduzione personale in lingua italiana. Segue un ampio commento parola per parola, con osservazioni filologico-esegetico-teologiche che fanno emergere la ricca intertestualità biblica che si cela sotto le righe dell’apocrifo. Maria viene così a trovarsi al centro di una storia della salvezza che, a partire dalla creazione e dai padri, giunge fino al suo essere madre del Salvatore, un discendente davidico. Il panno di porpora da lei tessuto anticipa la dignità regale del figlio e il mantello irridente con il quale Gesù verrà ricoperto nel suo processo di fronte alle autorità romane.

Incarnazione, regalità, redenzione, ricupero integrale della storia della salvezza attestata nell’AT e nei testi evangelici. Tutto questo si cela al di sotto di un testo che potrebbe sembrare inutile a dei lettori cristiani, ma che Marconi, con la sua analisi, fa percepire quale testo che esprime la venerazione e il vissuto popolare della pietà e della devozione giudeo-cristiana del II secolo, e quindi molto interessante e istruttivo.

Il lettore segue con interesse le analisi di Marconi e il ricco mondo spirituale-biblico-teologico che gli propone di contemplare e di assaporare. Nella sua esposizione, limpida ed efficace, Marconi non disdegna anche alcuni elementi di linguaggio che si fa eloquio aulico e ricercato (ad es.: lorché, mentovare, addivenire, allocare, cogitare, pertenere ecc.), a cui egli è molto legato.

Il volume è corredato da una ricca bibliografia (pp. 139-146), dall’indice degli autori moderni (pp. 147-150) e da quello delle citazioni (pp. 151-164). Ringraziamo Marconi per il suo lavoro certosino che ben illustra, anche con la profusione delle note a piè di pagina, un testo fondamentale della devozione popolare cristiana della prima Chiesa.

Gilberto Marconi, Dall’Annunciazione al processo. Una gravidanza tra trepidazione e pianti. Protovangelo di Giacomo 11–16 (Primi secoli 17), EDB, Bologna 2020, pp. 168, € 18,00, ISBN 978-88-10-45318-6.

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