Teologia tra religioni: punti fermi

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Nel dibattito sulla teologia e sulle sue forme a-venire nella nostra cultura europea, condotto su Settimananews, mancava ancora una prospettiva che lo inquadrasse all’interno della pluralità religiosa che caratterizza il nostro contemporaneo. Con questo intervento a firma del teologo musulmano Zekirija Sejdini e del teologo cattolico Christian Bauer viene preso in considerazione anche questo aspetto centrale del fare teologia oggi per contribuire a una ricomposizione delle molte ferite che segnano il nostro mondo lacerato. Il contributo dei due colleghi è stato pubblicato lo scorso 21 agosto sulla rivista online Feinschwarz (qui l’originale tedesco). Si ringrazia la redazione e gli autori per il permesso di traduzione italiana e per la loro disponibilità ad aprire una nuova prospettiva nel dibattito ospitato da Settimananews.

Himal, Innsbruck

Ci troviamo di nuovo seduti a uno dei tavoli del ristorante nepalese Himal, davanti alla Piazza Karl-Rahner a Innsbruck. A intervalli regolari ci incontriamo qui per pranzare insieme, il menu include anche il fare teologia in un confronto e scambio reciproco.

Quello che ci sorprende sempre di nuovo è scoprire come con persone di un’altra religione – salvaguardando tutte le differenze che si sono prodotte nel corso della storia – si possono avere più punti in comune che con gente che appartiene alla propria religione. Detta in maniera scientifica, facendo propria un’osservazione analoga di Michael Ebertz sull’ambito cristiano interconfessionale, si potrebbe affermare che vi è uno sgretolamento del dissenso interreligioso come uno sgretolamento del consenso intrareligioso.

Di seguito vorremmo condividere con i lettori e le lettrici alcune delle nostre scoperte. Ci farebbe piacere invitarvi virtualmente al nostro tavolo, a pranzo con noi, e chiedervi di partecipare al dialogo.

Riconoscimento del contesto storico

Siamo entrambi persuasi che il contesto storico e individualmente biografico di ogni testo sacro e della sua tradizione abbia un significato fondamentale. Testo e contesto sono legati l’uno all’altro in una maniera costitutiva, e non solo in modo applicativo.

Si tratta, quindi, di scoperte in ciascun contesto e non di applicazioni di un determinato testo. Il contesto proprio si inscrive in ciascuno dei testi sacri, e l’esperienza di oggi è la tradizione di domani. Per dirla con le parole di Joachim Willems: «Il modo in cui qualcosa e cosa vengono percepiti ed esperiti (e cosa no) avviene nel quadro di impronte culturali-religiose ed è già conseguenza di percezioni ed esperienze precedenti, che, a loro volta, si realizzarono in un determinato modo (culturalmente e religiosamente contingente).

Riconoscere la diversità teologica

Sostieni SettimanaNews.itAll’interno delle nostre due tradizioni religiose vi è una legittima pluralità di scuole teologiche, che non si fanno ridurre a un’unica vera interpretazione dei nostri testi sacri. Con questo riconoscimento della diversità si unisce una negazione dei monopoli accademici sul discorso teologico, nel senso di un’unità fittizia che fa valere solo le proprie premesse e vede nelle posizioni che si distinguono da essa una minaccia di ciò che è proprio che deve essere elimita in qualsiasi modo.

Quindi una pluralità sia intrareligiosa sia interreligiosa deve essere considerata un arricchimento voluto da Dio, che non è solo una caratteristica centrale dell’umano, ma anche un contrassegno essenziale che contraddistingue l’intera creazione. In tal modo la pluralità è una normalità che mette in risalto la nostra propria prospettiva e ci rende possibile di incontrare l’altro alla pari, da un lato, e di considerare la pluralità come un arricchimento umano, dall’altro.

Credere di possedere la verità mostra non solo una manchevole ignoranza sulla vera natura e sull’indisponibilità della verità, ma è anche un’arroganza davanti a Dio.

Riconoscere la società secolare

Per tutte le religioni vale il fatto di riconoscere la società secolare come una delle più importanti conquiste della modernità occidentale. Nell’ottica di un cristianesimo post-cristianità e di un islam post-islamista si deve dire un deciso no a tutte le rappresentazioni teocratiche di entrambe le religioni. Qualsiasi presa di parte unilaterale dello Stato a favore di una determinata religione deve essere criticata teologicamente per ragioni religiose.

Sempre e in ogni caso – indifferentemente dal fatto che si tratti del finanziamento di una parrocchia da parte del Land tirolese, di una croce cristiana nell’aula di un tribunale, o del divieto di costruire una chiesa in paesi la cui popolazione è in maggioranza musulmana.

Il presupposto per una vera fede è dato solo se le persone possono decidersi per o contro una religione in maniera libera, senza alcuna coartazione istituzionale o statale. La libera possibilità di decidere dell’uomo, per ciò che concerne questioni di fede, non è solo un diritto fondamentale teologicamente legittimabile, ma anche il fondamento di una società democratica plurale.

Il luogo della divisione degli spiriti

Questi tre processi di riconoscimento sono, in parte, controversi all’interno delle nostre due religioni. Essi rappresentano il luogo in cui intrareligiosamente si scindono gli spiriti. Allo stesso tempo, però, essi uniscono sul piano interreligioso. Nascono nuove solidarietà che possono contribuire positivamente al miglioramento del nostro mondo lacerato.

Perché oggi è così, come scrive Bruno Latour nel suo ultimo libro facendo cenno a Martin Heidegger: «Solo il convenire di tutte le divinità ci può salvare…». Più facile è se, in questo quadro, si credesse forse addirittura nello stesso Dio – comunque lo si voglia nominare.

È possibile che sia buona cosa se andassimo più spesso a pranzo insieme nel ristorante nepalese?

Christian Bauer (a destra) è direttore del Dipartimento di teologia pastorale interculturale presso la Facoltà teologica cattolica dell’Università di Innsbruck. Zekirija Sejdini (a sinistra) è professore di pedagogia religiosa islamica presso il Dipartimento di didattica della School of Education dell’Università di Innsbruck.
bauer_sejdini

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