Un “sì” che ha cambiato la storia

di: Michele Giulio Masciarelli

Il fiat pronunciato da Maria nell’Annunciazione si apre a stella verso altri “sì” pronunciati nella storia della salvezza: verso il fiat del Creatore («fiat lux…»), indirizzato alla creazione; e verso il fiat di Cristo al Getsemani, mirato alla creazione escatologica che si sarebbe compiuta nell’imminente mistero pasquale. Per questi motivi il “sì” di Maria nell’Annunciazione, fra i molti sensi, esprime tanta forza e si colora di tanta bellezza.

Un dialogo d’amore fra il Padre e Maria

Il fiat dell’Annunciazione, col suo carattere di definitività e di espansività, è dedicato al Padre, poiché – non lo si deve dimenticare – l’Annunciazione è iniziativa sovrana del Padre, il quale «volle […] che l’accettazione della predestinata madre precedesse l’incarnazione» (LG 56).

Infatti, come ogni vocazione e convocazione è anzitutto iniziativa salvifica del Padre, anche l’Annunciazione va intesa come atto del Padre, dal momento che essa va intesa nel quadro della vocazione.

L’evento di grazia dell’Annunciazione, a ripercorrerlo con lettura corsiva così come ce lo descrive il Vangelo di Luca, si presenta composto da un annuncio‑domanda e da un ascolto‑risposta (cf. Lc 1,26‑38).

Nel racconto dell’Annuncia­zione tutto avviene, come sempre, per iniziativa del Padre, a partire da Dio e per sua disposizione, vi è indicato un rapporto strutturale fra il Padre e la Vergine: c’è una ini­ziativa di grazia che va da Dio (Lc 1,36) alla Vergine (Lc 1,37).

Il rapporto di paternità e maternità nei confronti di colui che nascerà coinvolge, anche se con la differenza che passa fra Creatore e creatura, il Padre celeste e la Vergine Maria, che diviene, nel modo com’è possibile a una creatura, la partner del Padre nei confronti del Figlio e della sua missione. Perciò è benedetta più di ogni altra creatura «con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo» (Ef 1,3).

Il Padre, dunque, prima di rivolgere alla Vergine di Nazaret la proposta di divenire la madre dei suo Figlio, le rivolge un saluto ralle­grante, ossia una «benedizione […] speciale ed eccezionale», che cade sullo sfondo di una benedizione trinitaria dell’apertura universale, «quale scaturisce dall’amore che, nello Spirito Santo, unisce al Padre il Figlio consostanziale» (Giovanni Paolo II, Redemptoris mater, n. 8): a tale benedizione-saluto la Vergine risponde con un “sì” pieno e radicalmente fedele.

Il Padre, dunque, nell’Annunciazione le rivol­se la proposta dell’incarnazione come ad una creatura pienamente libera, ed ella, con la riflessività e la problematicità tipiche di una persona pienamente libera (cf. Lc 1,34), rispose all’angelo: «Avvenga per me quello che hai detto» (Lc 1,38).

Maria, di certo, è in strettissimo ed essenziale rapporto con Cristo, perché tale è sempre il rapporto intercorrente tra ogni madre col proprio figlio. Ma la novità di grazia, per lei, sta qui: colui che diventerà suo Figlio non ces­serà di essere Figlio del Padre e sarà questo a far iniziare in lei il misterioso rapporto materno con lui e sponsale con il Padre.

La forza del “sì” di Maria

Maria, pensata dal Padre in vista della generazione temporale del Figlio, entra in modo centrale nel progetto trinitario del passaggio dalla creazione vecchia alla creazione nuova: tramite lei, il Figlio entra nella storia degli uomini, mediante una maternità non solo fisica, ma pienamente messianica, aderente cioè all’intera opera del Figlio che la associa non ad un solo passaggio della sua missione mediatrice, ma ad ogni punto di essa. Questa estesa e dilatata presenza di Maria nell’esistenza e nell’agire del Figlio Redentore e Salvatore è implicitamente compresa nell’Annunciazione come sintetica proposta di Dio e nella forza del “sì” mariano come sintetica risposta all’offerta divina.

Perciò, il “sì” di Maria all’Angelo annunziante ha espresso anzitutto una forza performatrice; ha avuto, cioè, un effetto trasformatore nel momento in cui è stato pronunciato: permettendo la santificazione di quel frammento di giornata nazaretana, ha consentito alla svolta decisiva dell’intera storia degli uomini.

Nell’economia della salvezza tutti i tempi sono degni perché sono tutti dono di grazia, ma non sono uguali per importanza, elevatezza, maturità, decisività: il giorno dell’Annunciazione, ad esempio, è uno dei punti più alti dell’esperienza temporale, perché in esso è stato posto un misterioso atto di misericordia così radicale e forte da essere stato capace di rovesciare il corso degli eventi umani, di inaugurare i tempi ultimi, quelli davvero insuperabili in ordine alla salvezza, tanto da doversi dire che essi sono una «creazione nuova» (cf. Ef 1,10).

La bellezza del “sì” di Maria

Il “sì” di fede pronunciato da Maria nell’Annunciazione è un “sì” sponsale, che sarà confermato quando saranno celebrate le nozze martiriali sotto la croce. Il fascino della fede mariana risiede in questo carattere nuziale ineguagliabile: «La bellezza dell’atto di fede di Maria sta nel fatto che esso è il “sì” nuziale della sposa allo sposo, pronunciato in totale libertà. […] La fede è l’anello nuziale di queste nozze e ad essa corrisponde, da parte di Dio, la fedeltà» (R. Cantalamessa).

Pronunciando il suo “sì” all’Annunciazione, Maria mostra in pienezza la bellezza della sua personalità armonica quale donna libera e matura, umile e sicura, contemplatrice e piena di concretezza; in termini abbreviati, ella si presenta come interlo­cutrice di Dio a nome dell’umanità. Ponendo all’Angelo la domanda «Come è possibile? non conosco uomo» (Lc 1,34), il suo atteggiamento, esemplare sul piano della fede e della responsabilità, assume particolare significato in ri­ferimento alla donna contemporanea, come afferma Paolo VI: «desiderosa di partecipare con potere decisionale alle scelte della comunità, ella contemplerà con intima gioia Maria che, assunta al dialogo con Dio, dà il suo consenso attivo e responsa­bile non alla soluzione di un problema contingente, ma a quell’“opera dei secoli”, come è stata giustamente chiamata l’incarnazione del Verbo» (Ma­rialis cultus, 37).

Conclusione: la consegna del servizio

A partire dalla sua prima apparizione nella storia della salvezza, cioè dal dialogo dell’Annunciazione, l’esistenza di Maria sarà tutta diaconale; ella svilupperà, nell’amore fedele, una logica di servizio non solo mai infranta, ma permanente e crescente: «Si è offerta totalmente come serva del Signore alla persona e all’opera del Figlio suo, mettendosi a servizio del ministero della redenzione sotto di lui e con lui, con la grazia di Dio onnipotente» (GS 56).

Maria si dichiara e si propone come serva del Signore; il Signore la accetta come sua serva, cioè con la qualifica stessa di Cristo (cf. At 3,13), degli apostoli (cf. Rm 1,1) e dei discepoli (cf. Gv 12,26). Il titolo di servo e l’idea di servizio nell’economia della salvezza non indicano pertanto emarginazione, disistima o abbassamento degradante. Al contrario, significa valorizzazione, condizione signorile (servire è regnare) perché si vien posti (il servizio è vocazione) nella condizione di mettere a vantaggio degli altri quanto si ha e, più ancora, quanto si è.

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