Il “Victory Day” di Maria

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La riassunzione dell’atteggiamento creaturale e la scelta dell’umiltà come paradigma culturale, politico, educativo è l’indicazione sapienziale-profetica che il cristianesimo, specie con l’icona di Maria glorificata, offre quale proposta per iniziare una civiltà nuova, vista e pensata dal futuro.

Non sembri fuori posto l’appello al pensiero esplicitamente cristiano. Ma, senza germi e nuclei lievitanti di natura sapienziale, la filosofia della storia non ha già mostrato abbondantemente di fallire?

Maria glorificata provoca al futuro l’uomo senza radici e senza promesse. L’uomo contemporaneo consuma la sua esistenza nel quotidiano; egli pone ormai le sue scelte nella breve terra dell’oggi, senza pretendere che esse debbano venire da lontano (assenza della tradizione) o debbano portare lontano (assenza dell’escatologia). All’uomo dei nostri giorni sembra bastare quanto entra nelle strette stive di una “nave” che solca un mare senza orizzonti lunghi.

glorificazione di Maria

Guido Reni, Assunzione (1642)

Nella terra del tramonto

Maria è figura della Chiesa non solo perché è alla fine del cammino ecclesiale come prospettiva di ciò che la Chiesa deve diventare, ma anche perché ha collaborato con il Cristo a cambiare la qualità e il senso del tempo che la Chiesa vive.

Maria è stata coinvolta da Dio nel passato di grazia che ha reso il presente capace di accogliere – in nuce, in spe, in patientia, in mysterio – la gloria futura. La causa della nostra speranza è un evento che storicamente ci precede e determina salvificamente il nostro futuro: il mistero pasquale.

Il cristianesimo è religione di lotta: il Cristo, che ne è l’essenza personale, è un lottatore contro satana. Il Padre, infatti, ha mandato il Figlio «per distruggere il potere di satana» (liturgia battesimale); la sua croce è l’atto cruento di questo scontro mortale col nemico di Dio e dell’uomo. Gesù ha lottato nella sua passione, «morendo distrusse la morte» (Prefazio proprio della II Preghiera eucaristica) e ha ottenuto la vittoria.

Maria e il «Victory Day»

C’è una dimensione mariana nella vittoria redentiva di Cristo ottenuta nell’evento passato della Pasqua, che determina l’intero futuro? e, se c’è, dov’è?

Maria, profetizzata come uno dei soggetti della lotta contro satana (cf. Gn 3,15), quale nuova Eva partecipa a tale lotta con la presenza attiva sotto la croce. I rapporti Adamo-Eva e Cristo-nuova Eva non possono essere compresi se non nel contesto della croce, il nuovo “albero della vita” sul quale (Cristo) e intorno al quale (Maria) ricomincia la storia della salvezza nel segno della fedeltà e dell’ubbidienza.

Maria, con il della «mediazione materna» – come Giovanni Paolo II si esprime nella terza parte della Redemptoris mater – iniziata con il mistero dell’incarnazione, ha partecipato all’esito finale della storia, prima permettendo l’ingresso in essa del salvatore, poi ha continuato la collaborazione all’opera messianica del Figlio, permanendo al fianco di lui fino all’apice della lotta, ossia fin nel cuore del mistero dell’Ora.

La nostra fede sull’esito finale della storia è dunque anche mariana, perché riguarda un futuro la cui causa è stata posta in un passato (incarnazione e croce) nel quale Maria ha preso parte in modo attivo ed essenziale. Questo – non stupisca – esige anche la teologia della storia si connoti in modo mariano.

La partecipazione di Maria alla storia della salvezza è stata così profonda ed essenziale che la sua esistenza può essere considerata una microstoria della salvezza. Essa ha infatti sintetizzato l’intero progetto di grazia che il Dio trinitario ha disegnato e realizzato per la famiglia umana.

Nella sua esistenza si inverano, in modo essenziale e nuovo, i maggiori passaggi della storia salvifica; «per la sua intima partecipazione alla storia della salvezza, riunisce per così dire e riverbera i massimi dati della fede» (LG 65); in particolare, nel suo mistero sfocia l’evento dei nostri primordi (è la nuova Eva); si concentra il mistero del primo Israele (è la Figlia di Sion); ha principio il mistero del secondo Israele (è la Chiesa nascente).

La connessione del mistero mariano col mysterium salutis è tale che l’esistenza della Vergine-Madre è segno di tutti i misteri cristiani: del mistero trinitario (per essere figlia eletta del Padre, madre santa del Figlio, sposa amorosa dello Spirito); del mistero dell’incarnazione (per la sua maternità divina); del mistero pasquale-pentecostale (per il suo essere stata “socia del Salvatore” sotto la croce e compagna degli apostoli nel cenacolo); del mistero della Chiesa (per essere sua madre e suo modello); del mistero della fine (per essere già… assunta nella gloria trinitaria).

Nella vita della Chiesa

Maria, donna di futuro, è presente nella Chiesa da sempre, perché ne fa parte in modo costitutivo: senza di lei la Chiesa sarebbe una comunità religiosa senza prototipo e senza modello ispirativo, sarebbe un popolo pellegrino senza il segno di sicura speranza dinanzi ai suoi occhi, sarebbe una famiglia senza madre, ma non al modo di una famiglia restata senza madre (cosa che è possibile), ma al modo di una famiglia che non avrebbe avuto mai la madre (cosa che non riusciamo a concepire).

La Chiesa senza Maria dovrebbe spiegare diversamente le sue origini (è stata la Chiesa nascente), dovrebbe spiegare diversamente l’ingresso nel mondo del suo fondatore (Cristo è nato da donna: cf. Gal 4,4), dovrebbe spiegare diversamente la sua attuale unione con Cristo che rende salvifico il suo agire (è sacramento in Cristo, la cui sacramentalità è legata all’incarnazione del Verbo avvenuta nel seno della Vergine Madre).

La gloria di Maria

La glorificazione di Maria esprime l’ultima e più intensa verità della Chiesa. Maria sta alla radice della Chiesa e la Chiesa è radicata in Maria. La Glorificata è il progetto salvifico di Dio espresso in tutto il suo fulgore. Questo progetto, splendidamente attuato nella singolarità personale di Maria, attende di realizzarsi nella globalità della Chiesa. Questo progetto, che risplende di meravigliosa coerenza per l’equilibrio col quale collega comunità e persona dall’Annunciazione alla Pentecoste alla Parusia, ha un’unica linea, quella cristico-mariana.

Maria glorificata identifica, nella sua persona singolare e individuale, ciò a cui la comunità cristiana è chiamata nella sua totalità.

C’è una maniera di concepire e vivere la storia che porta a intenderla come luogo solo umano, nel quale domina la ragione con le premesse necessarie che sa porre e le consequenzialità ineluttabili che sa dedurre. La concezione cristiana, invece, porta a considerare la storia come tempo della promessa di Dio e della fedeltà dell’uomo. Maria è esempio preclaro di tale fedeltà: vuole dare alla Chiesa anche l’esempio di come si vive il tempo rimanendo aperti al futuro di Dio.

Dio è imprevedibile nelle sue promesse che non sono di per sé esigibili e, perciò, mai intuibili e comprensibili. Maria, la Credente, però, intende sempre lo “stile” di grazia di Dio: ad esempio il suo nell’Annunciazione s’apre umilmente e generosamente alla sorpresa di Dio, manifestando una concezione della storia come luogo della signoria di Dio e dell’ubbidienza a lui.

L’umiltà con cui Maria accetta la proposta angelica di divenire la madre del Salvatore e la fedeltà con cui partecipa alla realizzazione del suo progetto, restano un esempio permanente per la Chiesa nel vivere la sua condizione e la sua missione.

L’umiltà e la fedeltà sono, così, le regole che la Chiesa deve seguire per tenersi lontana da un eccesso (l’identificazione con il Regno) e da un difetto (chiudersi al futuro di Dio).

La Chiesa è tenuta alla testimonianza escatologica, ossia alla missione. Escatologia e missione sono dunque termini che sostanzialmente coincidono: il termine che dice bene la loro congiunzione è l’esodo, parola che racconta un cammino compiuto nella storia ed evoca la patria appena intravista.

Ma quanto è lungo l’esodo? Solo Dio lo sa. Tuttavia anche la Chiesa conosce qualcosa in merito: sa, ad esempio, che Maria ha già compiuto, in sua rappresentanza, la lunga via che porta al Cielo promesso, più che alla “Terra promessa”.

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