Accoglienza, apertura alla vita

di: Matteo Maria Zuppi

Sabato 5 ottobre papa Francesco presiederà un concistoro ordinario pubblico per la creazione di 13 nuovi cardinali, di cui dieci sarebbero votanti in un eventuale Conclave. Con questo nuovo concistoro, il sesto in sei anni di pontificato, il numero dei cardinali elettori di nomina del papa argentino supererà la maggioranza assoluta e nel Collegio cardinalizio tornerà un porporato «romano di Roma», l’arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi. Il giorno precedente, venerdì 4 ottobre, Zuppi ha presieduto la messa episcopale nella Basilica di San Petronio in Bologna in occasione della Solennità del santo patrono della città e della diocesi. Al termine della celebrazione, il vescovo – in partenza per Roma – ha ricevuto la benedizione dell’assemblea radunata in Piazza Maggiore. Riprendiamo lomelia pronunciata nelloccasione.

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In questa nostra Basilica, sacra e piena della nostra umanità, che tanto ci aiuta ad alzare lo sguardo ed a misurarci con la grandezza di Dio, ci ritroviamo per ringraziare del dono di questa città, onorando il suo Patrono e per ascoltare che cosa il Signore chiede a ciascuno di noi e alla nostra Chiesa di Bologna.

San Petronio viene sempre raffigurato con la città tra le mani. È curioso, commentava con sapiente ironia il cardinale Biffi, che proprio quando diamo questo titolo al nostro patrono ascoltiamo la ferma raccomandazione di Gesù di non chiamare nessuno «padre» sulla terra. San Petronio è «pater» perché indica il nostro vero Padre, cui orienta la sua e la nostra vita, il mistero di amore che si rivela in Gesù che porta il lieto annunzio ai poveri, fascia le piaghe dei cuori spezzati.

Il nostro è un Padre, anche se qualche volta lo trattiamo come un Dio lontano, da convincere ad avere interesse per noi, Lui che ci ama tanto da perdersi per noi! È un Padre che non ci allontana se sbagliamo anche se noi lo riduciamo a bonario cappellano del nostro benessere, uno dei tanti narcotici che devono servire a nutrire lidolatria del nostro io. È un Padre, non un codice o un giudice che custodisce regole. I piccoli e chi diviene piccolo amano il Padre, lo cercano, si affidano con fiducia e libertà e trovano il loro vero io proprio perché amato da Lui. Non lo capiscono i sapienti e gli intelligenti che spiegano tutto ma non amano nessuno.

Il vero «cardine»

Gesù è il vero ed unico «cardine» che sostiene la nostra vita, esigente come un vero Padre, che ci aiuta a trovare il nostro io perché siamo fatti a sua immagine e con Lui capiamo noi stessi. È un Padre che garantisce la nostra libertà. Il suo desiderio, infatti, è che ciascuno di noi comprenda e viva il senso del suo essere, dello stare a questo mondo con la sua originale particolarità.

Il Padre gioisce non quando possiede il figlio o gli impone la sua volontà e lo rende uguale a lui perché lo domina con la paura o gli preclude altre possibilità. Sarebbe un padrone. Il Padre gioisce solo quando suo figlio realizza la sua vita, trova la sua vocazione, perché la sua volontà è che la sua gioia sia in noi e che la nostra gioia sia piena. Per questo non ci costringe, ma ci aspetta; ci protegge anche quando pensiamo di fare tutto noi; ci conforta se solo chiediamo aiuto; ci tratta sempre da figli e non da schiavi; ci corre incontro e ci butta le braccia al collo quando ci vede tornare nella sua casa.

È un Padre che ci ha voluto diversi, unici, irripetibili, e ci insegna ad amarci non con delle lezioni, ma amandoci, perché sappiamo riconoscere in ognuno il dono che è, imparando ad accoglierci, a saperci riconoscere, a completarci a vicenda, a trovare quello che ci unisce e ci rende forti.

La città degli uomini

San Petronio ci mostra la città e noi vogliamo questa sera rinnovare il nostro patto di amore che ci unisce ad essa. La Chiesa non vive per se stessa, ma difende la sua città perché la ama, la conosce, la immagina, come scriveva monsignor Gherardi che ricordiamo nel centenario della sua nascita e nel ventesimo anniversario della morte, una cattedrale a tre navate. I portici sono le navate laterali e la strada quella centrale.

Contempliamo la città degli uomini con gli occhi di Gesù per riconoscere il nostro prossimo e per vedere il mistero della sua presenza nei sacramenti e nella storia. Vogliamo riversare nella città deli uomini e nelle loro case tutta lumanità che Cristo ci dona, regalando lamore che riceviamo, che diventa umanesimo che unisce credenti e non credenti e che diventa cultura di vita e di protezione di ogni persona, quella che nei secoli ha plasmato la «umanità bolognese».

Accoglienza

L’anno scorso parlai della bonomia, caratteristica attribuita alla nostra città, che la definisce nel profondo, ma che dobbiamo difendere dal rancore, dall’istinto della paura che fa cercare un nemico, dal non chiedere mai scusa, dal parlarsi addosso che annulla il dialogo, dallenfatizzare i problemi invece di risolverli.

Quest’anno vorrei chiedere l’accoglienza. Chi accoglie sarà accolto. E accoglienza non è preparare una stanza e magari poi il conto, ma aprirsi alla vita, perché chi accoglie trova vita. Laccoglienza ci permette di scoprire il Signore. Laltro diventa il mio prossimo se io lo tratto come tale anche quando ancora non lo è e laccoglienza è l’inizio di questa scoperta. Altrimenti laltro mi appare, facilmente, un nemico.

Accoglienza non è affatto aprire al pericolo, ma alla vita. Chi accoglie la vita dal suo inizio al suo compimento, trova la sua vita e prepara il suo futuro. San Petronio, che tiene tra le mani tutta la città, ci ricorda che tutti sono da amare, senza distinzioni e preferenze, anzi iniziando dagli ultimi. La Chiesa, cioè tutti i suoi figli, è chiamata e mandata per accogliere l’altro e per raccontare con gioia quello che è sempre il primo annuncio da cui possiamo iniziare: «Gesù Cristo ti ama, ha dato la sua vita per salvarti, e adesso è vivo al tuo fianco ogni giorno, per illuminarti, per rafforzarti, per liberarti» (Evangelii gaudium, 164). E questo inizio è possibile a tutte le età e a tutti.

Non siate diffidenti

A tutti i fratelli bolognesi vorrei chiedere di non guardare con diffidenza Gesù: viene incontro come un amico vero, non compiacente, non giudicante perché la sua verità è lamore. Ascoltatelo, perché è libero e libera da ogni pregiudizio. Gesù ha sete di noi e sa che dentro il nostro cuore, spesso a nostra insaputa, vi è una sorgente di acqua viva che zampilla per la vita eterna, come disse alla donna samaritana. Non ascoltatelo come fosse una lezione o un codice di regole. Il nostro è un Dio che cammina incontro alluomo, che ha sete di amore e ci aiuta a trovare la risposta a quello che in realtà cerchiamo, il desiderio che è nel profondo del nostro cuore.

Ecco, la Chiesa ha solo una parte, quella delluomo, dei poveri perché ad essi è stato mandato Gesù, unico maestro e padre. Nella nostra città dei portici si nascondono tante sofferenze. Penso ad esempio a chi è colpito da malattie degenerative e ai suoi familiari, a chi è schiavo di dipendenze, dalla droga alla pornografia; alla malattia psichiatrica che è in aumento specialmente tra i giovani; a chi, profugo, è lasciato orfano perché non adottato da cuori buoni e rimane in un limbo deludente e pericoloso per tutti.

Aiutiamoci gli uni con gli altri, come i portici che si sorreggono a vicenda. Laccoglienza inizia da un cuore che ama più della sua paura. Possiamo anche noi essere protector di qualcuno, difendendo dall’indifferenza e dalla solitudine, da parole dure o dalla durezza di essere lasciati senza parole, senza compagnia e visita. Quanta sofferenza che non viene consolata! Quanta fragilità diventa un peso ancora più insostenibile per chi è fragile e per chi deve aiutare, proprio perché non aiutata dall’attenzione dei fratelli.

L’amore che rinnova

Diventiamo protector anche solo con il saluto affettuoso, prima accoglienza, con un volto luminoso e non scuro, abbassandoci verso l’umanità dell’altro. Siamo forti quando siamo servi non padroni. Domandiamoci: chi posso “servire”, andando a trovare, aiutando, proteggendo anche solo con la preghiera? Siamo grandi quando ci facciamo piccoli. E l’amore rende leggere le cose pesanti e facili le cose difficili. L‘amore rende tutte le cose sempre nuove, e perciò sempre affascinanti.

La Chiesa riceve l’amore di Dio e lo dona con gioia a chi ne ha bisogno. Signore, tu ci accogli come un Padre buono e ci aiuti a amare e difendere la nostra casa comune, insegnaci a renderla accogliente e forte con il nostro amore verso tutti specialmente i più poveri. Con intelligenza, perseveranza e gioia. Grazie Padre buono. San Petronio prega per noi.

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