Assemblea autunnale Comece

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autunnale 2020

Dopo che l’assemblea di primavera della Comece di quest’anno 2020 era stata cancellata a causa del coronavirus, anche quella autunnale (28-29 ottobre) ha subìto i contraccolpi della seconda ondata della pandemia che, alla fine, ha impedito il suo svolgimento in presenza e una conveniente celebrazione del 40° di istituzione della stessa Commissione, già rinviata rispetto alla data della ricorrenza (3 marzo 1980-2020).

L’incontro si è tenuto in videoconferenza e ha visto al suo centro l’intervento del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, latore della Lettera che il Santo Padre gli ha indirizzato per la circostanza.

Il messaggio che ne risulta si muove su di un duplice livello di attenzione, da un lato, alla situazione presente, dall’altro, alle prospettive e ai compiti verso cui la ricorrenza indirizza.

In tempo di pandemia

I dossier riguardanti le varie materie di interesse istituzionale nell’attività dell’Unione Europea mostrano una continuità regolare nell’impegno sulle varie questioni che le commissioni, i gruppi di lavoro e i consulenti monitorano costantemente, in uno stile indicato dal presidente, card. Hollerich, come «essere presenti con contenuti e saggezza, nei dibattiti UE».

Tra tali questioni non si possono ignorare la protezione dei dati, la protezione dei minori, la protezione dei luoghi di culto. Tuttavia, è inevitabile che, in larga misura, i temi trattati in questa fase abbiano dovuto tenere conto delle conseguenze della pandemia, che peraltro costituisce l’interesse incombente del momento nell’iniziativa politica ed economica della Commissione Europea e dei governi dei singoli Paesi.

Di qui le preoccupazioni riguardanti la presa in carico delle fasce più deboli delle popolazioni e, in particolare, dei giovani, a cominciare dalla ripresa e dalla creazione di lavoro e di nuova occupazione mediante l’utilizzazione dei fondi destinati (a proposito dei quali il presidente Hollerich ha ribadito che «i progetti che verranno finanziati richiedono dinamismo, attenzione, vigilanza e creatività» e che sarà importante, anche su tale tema, la voce delle Chiese locali); e poi anche la coniugazione dell’impegno economico per la ripresa con una transizione ecologica giusta.

Un intreccio drammatico con la pandemia presenta anche la gestione dei migranti, dei rifugiati e dei richiedenti asilo, nonché la questione dei rapporti sia interni tra i Paesi dell’UE sia esterni con quelli confinanti e con i Paesi di partenza dei movimenti migratori, rapporti che chiedono di essere promossi secondo l’esigenza fondamentale di rafforzare solidarietà e responsabilità.

La pandemia non rimane estranea nemmeno al tema della libertà religiosa, sia in rapporto ai Paesi terzi, sia per il suo impatto dentro le comunità religiose; e ancora di più tocca le implicazioni etiche della destinazione di investimenti per la ricerca, della cura degli anziani, della produzione e distribuzione degli attesi vaccini, che si spera effettivamente universalistica.

Se bisogna constatare, per un verso, che «la crisi e le impressionanti sfide create dal virus Covid-19 sono state – e sono – senza precedenti» e il loro impatto enorme, così da porre «di fronte a difficoltà e domande sicuramente inedite», per altro verso, nel giudizio del presidente della Comece, «l’Unione Europea ha dimostrato coraggio e unità».

Si tratta di fare di queste circostanze eccezionali un motivo per uno sforzo ulteriore nel coordinare e rafforzare la risposta collettiva alle sfide che l’UE deve affrontare. «Abbiamo capito tutti che cosa significa “costruire insieme” e non più semplicemente “vivere insieme” nel continente», come si esprime il presidente Hollerich. È altamente desiderabile che la Conferenza sul Futuro dell’Europa promossa dalla Commissione Europea produca risultati significativi in tal senso.

L’impegno degli episcopati

Nell’attività della Comece merita segnalare, più in generale, l’apertura di uno spazio nuovo di riflessione negli ambiti della cultura e dell’istruzione, campi non propri di competenza europea, e tuttavia variamente toccati dalle iniziative dell’Unione e di rilevanza sociale ed etica imprescindibile.

Va poi registrata la definizione di una collaborazione più organica della Comece con “Giustizia e Pace Europa”, sulla linea di un coordinamento sempre più ampio con le forze che esprimono l’iniziativa ecclesiale nell’ambito dell’Unione Europea.

Su tutte le iniziative della Comece fa spicco quella di convocare un incontro dei presidenti delle Conferenze episcopali dei Paesi dell’UE, un evento nuovo, svolto alla fine di settembre scorso, da cui è scaturito un messaggio alle istituzioni europee, di cui si dovrebbe vedere la pubblicazione fra qualche tempo.

L’auspicio è che questo possa diventare un appuntamento periodico: si vuole andare nella direzione del rafforzamento dell’impegno degli episcopati nel prefigurare una unità declinata coralmente sul versante europeo e capace di rifluire nella dinamica delle società nazionali, dell’opinione pubblica e delle istituzioni europee, secondo un auspicio e un bisogno oggettivo ben presente a quanti hanno coscienza della drammaticità del presente e della necessità dell’Unione.

La “Lettera” di papa Francesco

Il richiamo di questi aspetti che segnano il cammino ordinario – pur in un tempo particolare – della Comece nell’adempimento dei suoi compiti istituzionali, non mette in ombra la portata simbolica della ricorrenza del 40° di istituzione e degli interventi autorevoli che l’hanno adeguatamente evidenziato e celebrato. La peculiarità del clima sociale del momento, denotato dallo svolgimento dell’assemblea in forma virtuale, non ha impedito una considerazione attenta del significato di una ricorrenza che chiede una proiezione ancora più fiduciosa e coraggiosa verso il futuro, nella fedeltà alle origini e alle finalità dell’organismo che interpreta la missione degli episcopati in rapporto all’UE. In questo senso vanno lette le indicazioni contenute negli indirizzi del papa e del segretario di Stato.

Nella Lettera a quest’ultimo (22 ottobre 2020) – che abbraccia una serie di ricorrenze: non solo il 40° della Comece, ma anche i 50 anni dei rapporti della Santa Sede con l’Unione Europea e con il Consiglio d’Europa –, papa Francesco muove dalla convinzione che il continente europeo continua a svolgere un ruolo centrale nella storia dell’umanità, ma vede nella pandemia ancora in corso uno «spartiacque» che impone la scelta della «strada della fraternità» e di quella della «solidarietà». È una scelta ostacolata da «spinte centrifughe» che espongono al «rischio di perdere la propria identità, specialmente quando vengono a mancare valori condivisi sui quali fondare la società».

Il papa tocca a questo proposito un tema cruciale; afferma infatti che, senza un tessuto di valori morali condivisi, è difficile per una società rimanere unita. Per questo di seguito fa appello a uno slancio ideale che muova dalle radici che affondano nella storia millenaria del continente e continuano a tenere vivo il «bisogno di verità», di «giustizia», di «eternità».

Il contributo che può venire dall’Europa alla civiltà non sarà innanzitutto quello dell’egemonia politica o della centralità geografica o delle soluzioni innovative. «L’originalità europea sta anzitutto nella sua concezione dell’uomo e della realtà; nella sua capacità di intraprendenza e nella sua solidarietà operosa». Da qui il papa vede prendere forma quattro sogni.

Innanzitutto, «un’Europa amica della persona e delle persone», che tuteli la vita, il lavoro, l’istruzione e lo sviluppo culturale, chi è più fragile, in una logica di diritti e di doveri, di ricevere e dare. Poi, «un’Europa che sia una famiglia e una comunità», in cui si coniughino armonicamente peculiarità e comuni responsabilità, unità e differenze, uomo e donna, comunità e individuo. Ancora, «un’Europa solidale e generosa», accogliente e ospitale, nella quale chi è più debole possa essere condotto «in un cammino di crescita personale e sociale» e la prossimità giunga fino alla solidarietà internazionale. Infine, «un’Europa sanamente laica»; il papa giustamente dice che sono «finiti i tempi dei confessionalismi […] ma anche quello di un certo laicismo».

L’Europa è una terra «aperta alla trascendenza» e «una cultura o un sistema politico che non rispetti l’apertura alla trascendenza, non rispetta adeguatamente la persona umana». Di qui la responsabilità dei cristiani: «come il lievito nella pasta, chiamati a ridestare la coscienza dell’Europa, per animare processi che generino nuovi dinamismi sociali».

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L’intervento del card. Parolin

Il cardinale Pietro Parolin (Intervento all’Assemblea plenaria della Comece, 28 ottobre 2020) vede, nell’attuale situazione, la Chiesa in Europa chiamata ad offrire «un messaggio di fede, unità, solidarietà e speranza», attualizzando così l’«originario progetto di un’unità sopranazionale».

Ricordando le finalità statutarie della Comece di «accompagnare il processo politico dell’Unione Europea nelle aree di interesse per la Chiesa» e favorire il «processo di integrazione europea», il segretario di Stato rinnova l’invito che sta all’origine dell’organismo europeo circa la «necessità di una reciproca apertura e di una collaborazione fraterna delle Chiese in Europa fra loro e con le Istituzioni europee».

Anch’egli vede nella pandemia l’occasione e un invito «a cambiare stili di vita e a riscoprire un’identità» inseparabile dal «senso di appartenenza ad un’unica comunità che dovrebbe contraddistinguere il sentire comune dei popoli europei». Nell’immediato sarà imprescindibile «il recupero dalle conseguenze sanitarie, sociali, economiche e umane della pandemia» in un’Europa più giusta e solidale, nella quale tre sfide a cui sarà difficile sfuggire sono il fenomeno delle migrazioni, la questione climatica, il processo di digitalizzazione. A queste condizioni, l’Unione Europea potrà svolgere un’efficace azione esterna e assumere una presenza nel mondo capace di incidere, restituendole un ruolo adeguato alle potenzialità della sua storia e del suo patrimonio culturale. «Uno dei capisaldi di quest’azione è la promozione della persona umana e dei diritti fondamentali, della solidarietà e la fraternità, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza e dello stato di diritto».

Motivati da queste indicazioni, i vescovi della Comece possono guardare avanti in una prospettiva più lunga dello spazio che le preoccupazioni immediate riescono a far intravedere.

La tentazione a cui espone un impegno legato alle vicende di un complesso di istituzioni che si misurano con le contingenze sociali e politiche, è quella di acquisire l’abito mentale delle preoccupazioni di corto respiro e dei risultati a breve termine. Anche a questi bisogna saper dedicare la dovuta considerazione, aderendo alla concretezza delle questioni che la specificità del compito di un organismo come la Comece richiede.

Nondimeno, siamo portatori di una riserva di senso e di motivazioni che va oltre il breve e medio termine, e oltretutto si coniuga perfettamente con il progetto (o semplicemente il desiderio) di un processo di integrazione alimentato e condotto da un patrimonio cristiano che è alle radici dell’identità europea. Come ci è stato in questa occasione autorevolmente ricordato.

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