Card. Barbarin in tribunale

di: Guillaume Goubert

Questa mattina il card. Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, si è presentato al tribunale per spiegare il suo comportamento in ordine alle decisioni prese, o non prese, verso il sacerdote Bernard Preynart, riconosciuto colpevole di decine di aggressioni sessuali su minori. Riprendiamo l’editoriale di Guillaume Goubert su La Croix (7 gennaio).

«Oggi non agirei più così». Sono parole del card. Philippe Barbarin in una intervista concessa a Le Monde il 12 agosto 2017, dove spiegava la sua gestione del caso del prete Bernard Preynat, colpevole – secondo la sua ammissione – di numerose aggressioni sessuali verso i bambini. L’arcivescovo di Lione dovrà spiegarsi di nuovo a partire da oggi (7 gennaio) davanti al tribunale della città anche se l’inchiesta che lo riguardava personalmente in questa vicenda è stata archiviata dal tribunale per insussistenza di reato.

«Oggi non agirei più così». La difficoltà del processo sarà tutta nel non giudicare il passato alla luce del presente. Sia nella Chiesa come nell’insieme della società, la consapevolezza della perversione pedofila non è più la stessa di quindici anni fa. Si poteva più facilmente allora credere che un «predatore» come il prete Preynat, che si diceva pentito, non rappresentasse più un pericolo. Nella stessa forma, entro la Chiesa e fuori, si minimizzava molto gravemente la ferita permanente patita dalle vittime e che esigeva un riconoscimento.

«Oggi non agirei più così». C’è alla fine una novità incoraggiante. Si è cambiato rotta. Perché le vittime hanno avuto il coraggio di esprimersi pubblicamente, gli attori della Chiesa hanno dovuto prendere coscienza degli errori commessi. «La risposta non era all’altezza della sfida», diceva il cardinale Barbarin nella stessa intervista a Le Monde. Non senza qualche esitazione, malgrado vere pesantezze, la Chiesa cattolica diventa oggi una delle istituzioni più impegnate, se non la più impegnata nella lotta contro il flagello della pedofilia. Resta ancora un cammino da percorrere, ma non ci sarà un ritorno indietro.

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Un commento

  1. Matteo 7 gennaio 2019

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