I migranti e il virus

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migranti e coronavirus

Profonda preoccupazioni esprimono i vescovi di vari paesi per la situazione di vulnerabilità a cui sono esposti i migranti in tempo di pandemia.

Marzo 2020

Le commissioni pastorali della Mobilità umana delle Conferenze episcopali di Messico, Guatemala e Honduras, davanti alla situazione migratoria in questi tempi di propagazione di Covid-19, formula le seguenti osservazioni:

  1. L’alto rischio di contagio da parte del nuovo coronavirus è costante nei nostri paesi a causa della diffusione del virus.
  2. Sebbene ogni paese abbia adottato misure per prevenire e contenere la pandemia, non tutti i governi hanno attuato misure sufficienti per proteggere i propri cittadini e vicini.
  3. Sottolineiamo con preoccupazione che il Messico non sta trattando la questione della migrazione come un fenomeno di vitale importanza in questi giorni di Covid-19, consentendo agli USA di espellere i cittadini di qualsiasi paese nel suo territorio, compresi molti senza un giusto processo, e senza la protezione necessaria dovuta ai richiedenti asilo. La deportazione di intere famiglie con bambini a tarda notte le rendono facili prede del crimine organizzato. Solleva molte preoccupazioni la deportazione di cittadini non messicani dagli Stati Uniti che il Messico riceve senza concedere loro un documento di soggiorno legale nel paese.
  4. Allo stesso modo, il Messico continua a espellere i cittadini centroamericani, in particolare i migranti honduregni in Guatemala, violando il diritto internazionale e lasciando questi cittadini honduregni in una situazione di totale fragilità, aumentando così il loro grado di vulnerabilità.
  5. Da parte sua, il Guatemala sta permettendo ai migranti di attraversare il suo territorio, nonostante l’asserita chiusura dei confini e grazie al silenzio complice del governo honduregno che non fa abbastanza per soddisfare le esigenze della sua popolazione e mantenere anche il controllo di confini che afferma di aver chiuso.
  6. Esprimiamo la preoccupazione che i migranti, gruppo fra i più vulnerabili di fronte a questa pandemia, rimangono invisibili nelle politiche sociali e umanitarie. I paesi devono superare le ambiguità riguardo alle loro politiche migratorie e privilegiare il bene dell’umanità sugli interessi economici e politici.

Come Chiesa chiediamo

In questa situazione, come Chiesa, chiediamo congiuntamente ai governi di Messico, Guatemala e Honduras:

  1. Considerare la questione delle migrazioni come un fenomeno di vitale importanza in questo periodo di diffusione del coronavirus in modo da non esporre a maggiori rischi i migranti, né le popolazioni che attraversano, e ridurre l’alto grado di discriminazione e stigmatizzazione dei migranti come portatori del virus.
  2. Interrompere le espulsioni e applicare il diritto internazionale che vieta a un paese di espellere uno straniero in un altro paese che non sia il suo paese di origine o in cui abbia la sua residenza legale.
  3. Si suggerisce che, per motivi umanitari e per evitare il sovraffollamento, sia consentito alle persone che si trovano in un processo di regolarizzazione, di lasciare i centri di detenzione per i migranti.
  4. Garantire un’adeguata assistenza medica ai migranti, indipendentemente dal loro statuto giuridico, rispettando il diritto alla salute.
  5. Rispetto ai responsabili della protezione dei diritti umani nei singoli paesi chiamati a promuovere azioni concrete per proteggere i diritti dei migranti e dei rifugiati: siamo preoccupati che le organizzazioni nazionali per i diritti umani dei nostri paesi non alzino la voce in difesa dei diritti dei più vulnerabili.
  6. Infine, ci uniamo alle voci di coloro che l’hanno già fatto, per chiedere ai nostri leader di non politicizzare la crisi del coronavirus e intraprendere azioni concrete per fermare la diffusione del virus. Tra queste azioni, è essenziale considerare i migranti come una popolazione altamente vulnerabile.

Con la speranza nel Dio della risurrezione, esprimiamo il nostro profondo desiderio di una vita più dignitosa per i nostri fratelli migranti e imploriamo la protezione materna della Beata Vergine Maria sui migranti e su coloro che li assistono.

José Guadalupe Torres Campo, vescovo di Ciudad Juarez (Messico) Domingo Buezo Leiva, vescovo del vicariato apostolico di Izabal (Guatemala); Luis Solé Fa, vescovo di Trujillo (Honduras): p. Jiulio Lòpez, segretario esecutivo della Pastorale migratoria del Messico.

migranti e virus

Berna, 9 aprile 2020

La situazione dei richiedenti asilo nelle isole greche è catastrofica ed è ulteriormente aggravata dalla pandemia di coronavirus. In un appello al Consiglio federale, le tre Chiese nazionali chiedono che il gruppo di profughi non accompagnati e aventi legami familiari in Svizzera siano evacuati rapidamente nel nostro Paese. La pandemia che si sta diffondendo non permette di perdere altro tempo prezioso. È necessario agire rapidamente – e a maggior ragione in questo periodo di Pasqua.

Pasqua, ci vuole un gesto di umanità

Decine di migliaia di profughi vivono nelle isole dell’Egeo in condizioni disumane, rinchiusi in campi isolati dal mondo esterno e in cui mancano le infrastrutture igieniche di base. Per questo la pandemia di coronavirus rappresenta una minaccia devastante per la vita di queste persone. «In una prospettiva cristiana, il messaggio pasquale dona speranza e fiducia in questa difficile situazione: la morte non ha l’ultima parola e la Pasqua infonde una nuova dinamica di vita», dichiara Felix Gmür, presidente della Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS). In questo senso e con questo spirito, le Chiese forniscono il proprio aiuto sia con la raccolta di fondi sia tramite le loro organizzazioni umanitarie.

 Un atto di umanità non è un gesto isolato della Svizzera in materia di politica dei rifugiati.

Il fatto che l’Europa non abbia ancora trovato una risposta unitaria alla catastrofe dei profughi non solleva i politici svizzeri dalle loro responsabilità. In virtù dei trattati di Schengen e Dublino, esiste una responsabilità condivisa per la situazione dei rifugiati e della popolazione locale in Grecia. È quindi urgentemente necessario provvedere a evacuare almeno un piccolo numero di persone che hanno legami con la Svizzera. «Un atto di umanità da parte della Svizzera non costituisce uno sforzo solitario nella politica europea dei rifugiati», sottolinea Gottfried Locher, presidente della Chiesa evangelica riformata in Svizzera CERS. «La Svizzera può essere un modello per l’Europa in questo periodo di Pasqua – in termini di umanità e atteggiamento.»

La Svizzera dovrebbe accogliere i richiedenti l’asilo minorenni e non accompagnati che hanno un legame con la Svizzera

Le tre Chiese nazionali invitano il Consiglio federale e i politici a permettere di riunire rapidamente con le loro famiglie in Svizzera i richiedenti asilo minorenni non accompagnati (RMNA) che si trovano a Lesbo e in altre località della Grecia. Finora sono stati identificati solo una ventina di minorenni non accompagnati con un legame familiare in Svizzera. Tuttavia, il numero reale dei cosiddetti RMNA è molto più elevato. In questo caso, è necessario un maggiore impegno da parte della Svizzera ufficiale per collaborare con le autorità locali al fine di individuare gli aventi diritto ad entrare nel nostro Paese. «Chiediamo pertanto al Consiglio federale di inviare nei prossimi giorni un chiaro segnale di speranza e accogliere come richiedenti l’asilo in Svizzera queste giovani persone vulnerabili e a rischio che si trovano attualmente nei campi greci» dichiarano le tre Chiese nazionali.

Chiese e privati sono pronti a dare il loro contributo

In molti luoghi della Svizzera, le città e i comuni, le comunità parrocchiali, le organizzazioni di aiuto, ecclesiastiche e non, sono in grado di accogliere e assistere queste persone. In passato, il popolo svizzero ha dimostrato più volte la propria disponibilità con molte iniziative e progetti umanitari. Anche le Chiese sono pronte e auspicano che il Consiglio federale voglia sostenere e fare proprio un gesto di generosità a favore dei più deboli. «La vita – e non la morte – dovrebbe avere l’ultima parola, perché il messaggio di speranza della Pasqua è universale e valido per tutti», conclude Harald Rein, vescovo della Chiesa cattolica cristiana della Svizzera.

Vescovo Dr. Felix Gmür, Presidente della Conferenza, dei Vescovi svizzeri CVS; Dr. Gottfried Wilhelm Locher, Presidente della chiesa evangelica riformata in Svizzera CERS; Vescovo Dr. Harald Rein, Chiesa cattolica cristiana della Svizzera.

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