Praga: oltre una Chiesa di Stato

di: Un gruppo di cattolici

Il Mercoledì delle Ceneri (14.2.2018) un gruppo di cattolici della Repubblica Ceca ha reso noto il testo di una lettera inviata a papa Francesco sulla situazione della Chiesa cattolica nel paese. Prendendo occasione dall’approssimarsi dell’età canonica in cui l’arcivescovo di Praga, card. Duka, dovrà presentare al papa l’atto di rinuncia al proprio ufficio, i firmatari si auspicano una maggiore distanza e libertà della Chiesa rispetto alle politiche sociali e culturali portate avanti dall’attuale governo. «Quanto desideriamo ardentemente è una rivoluzione di amore e tenerezza. Al posto di una Chiesa come struttura gerarchica speriamo in una sempre più autentica comunità. Una comunità viva e amorevole, sempre disposta ad aiutare i più deboli, i feriti, le persone ai margini della società e l’intera creazione».

dominik duka

L’arcivescovo di Praga, il cardinal Dominik Duka

Carissimo fratello Francesco,

noi, sorelle e fratelli dalla Repubblica Ceca, ti scriviamo questa lettera perché siamo molto preoccupati per la futura direzione della Chiesa cattolica nel nostro paese. Per noi tu rappresenti una Chiesa aperta e solidale ed è per questo ci rivolgiamo a te, nostro fratello in Cristo.

Il 26 aprile 2018, l’arcivescovo di Praga, sua eminenza il cardinale Dominik Duka, compirà 75 anni. Secondo il Codice di diritto canonico ti presenterà quindi le sue dimissioni. Vogliamo chiederti di accettarle e di non prolungare ulteriormente il suo mandato. Qui sotto vorremmo spiegarti le ragioni di questa nostra supplica.

Da quando sua eminenza il cardinale Duka è alla testa dell’arcidiocesi di Praga è stabilita nel nostro paese una vera propria alleanza tra trono e altare. Deve essere in questo senso menzionato il pellegrinaggio nazionale a Stara Boleslav, nel settembre 2011, dove l’arcivescovo Dominik ha invitato l’allora presidente Vaclav Klaus. Quest’ultimo vi ha però pronunciato discorso eminentemente politico e neoliberale e questo durante la messa solenne. Nel novembre 2015, poi, sua eminenza ha celebrato inoltre una messa per il presidente attuale Milos Zeman a Lany, residenza estiva presidenziale. Ciò è accaduto solo pochi giorni dopo che il presidente Zeman era salito sul palco con Martin Konvicka, allora leader del movimento xenofobo ceco Blok proti islámu (Blocco anti-islamico). Klaus e Zeman hanno inoltre ripetutamente espresso posizioni ostili all’accoglienza dei migranti, diffondendo nel paese un clima di paura, di xenofobia e islamofobia.

L’inclinazione del cardinale Dominik verso il nazionalismo e l’estrema destra si dimostra non solo nel suo sostegno acritico delle posizioni presidenziali, spesso problematiche, ma anche in un esplicito rifiuto della solidarietà con i rifugiati. Si tratta di una posizione esplicitata chiaramente durante il pellegrinaggio di San Venceslao nel settembre 2017. Inoltre, in una lettera di congratulazioni inviata a Tomio Okamura, il capo del partito Svoboda a přímá demokracie (SPD) [Libertà e democrazia diretta], sua eminenza ha dichiarato tra le altre cose di condividere con il Okamura le stesse preoccupazioni per la sicurezza del nostro paese. Nell’attuale discorso anti-immigrati questo significa implicitamente, a nostro parere, che condividere la stessa posizione riluttante nei confronti delle persone in fuga. Infine, uno dei i più stretti collaboratori del cardinale Duka è Milan Badal. Si tratta di una figura molto complessa che, dopo il tragico attacco terrorista alla Chiesa francese, ha ripetutamente e pubblicamente identificato l’islam con l’islamismo.

Il fratello Dominik ama inoltre presentarsi come l’uomo che è riuscito a concludere le negoziazioni circa le cosiddette «restituzioni ecclesiastiche», cioè la restituzione delle proprietà ecclesiastiche nazionalizzate dal regime comunista. La legge n. 428/2012 coll. sulla compensazione dei beni delle Chiese e società religiose è però molto problematica: è stata approvata dal parlamento in condizioni sospette, solo al secondo tentativo e solo grazie ad una maggioranza molto stretta. Si tratta inoltre di una legge approvata nonostante l’opposizione della maggior parte della società. La Chiesa non è stata inoltre in grado di spiegare il senso di questa legge e neanche di difenderla di fronte all’opinione pubblica. Questo ha influito sul declino della credibilità della Chiesa, la quale ora viene percepita come avida, tirchia e manipolatrice. Ancora nel marzo 2012, il trenta per cento delle persone in Repubblica Ceca diceva di fidarsi della Chiesa come istituzione (ricalcando in questo l’atteggiamento degli anni precedenti). A settembre dello stesso anno, dopo che la legge era stata votata, la fiducia nella Chiesa era crollata del dieci per cento.

La parola «restituire» significa riportare qualcosa al suo stato originale. Ma vogliamo veramente il ritorno alla Chiesa dei tempi precedenti al concilio Vaticano II? Il ritorno a una Chiesa che era un’istituzione di potere, con forte struttura gerarchica, nonché grande latifondista e con una ricchezza ostentata e miliardaria? Non dovremmo piuttosto cercare una «restituzione» molto più radicale, che darebbe al concetto di ecclesia il suo significato originale di comunità di fratelli e sorelle? Il cardinale Duka sembra, secondo tutti gli indizi a nostra disposizione, non concepirla così. Gli piace usare spettacolari insegne di potere, viaggiare con un’opulenta carrozza, mostrarsi in compagnia di ricchi e potenti, specialmente davanti a obiettivi fotografici.

Come abbiamo già accennato, sua eminenza coltiva rapporti intensi con i rappresentanti dello stato. Tuttavia, nei confronti della Chiesa sta mostrando un interesse minore: lo hanno evidenziato per esempio le testimonianze di quattro sacerdoti diocesani intervistati dalla rivista domenicana Salve e intitolata «Le preoccupazioni nella Chiesa». Secondo uno di questi sacerdoti: «I nostri vescovi e vicari generali comunicano praticamente solo tra di loro, eventualmente con i loro coetanei. Le generazioni di preti di età media e giovane, che sono invece i mediatori con il mondo secolare, sono degradati ad essere una componente cerimoniale che diventa l’unica misura del successo».

Ma i sacerdoti non sono l’unico gruppo di fedeli colpito dalla mancanza di interesse della gerarchia della nostra chiesa. Per completare il panorama vorremmo ricordare anche il fatto che il cardinale Duka ha partecipato anche al volume Matrimonio e famiglia. Prospettive pastorali di undici cardinali, mostrando così d’aderire a una visione molta radicale della cura pastorale dei cattolici divorziati e risposati. Recentemente sua eminenza ha inoltre negato anche la cura pastorale alla comunità dei cattolici LGBTQ nella diocesi di Praga, che ne aveva fatto esplicita richiesta.

Il cardinale Duka non ha risposto alle nostre critiche e ai ripetuti rimproveri nello spirito della correctio fraterna, ha descritto la nostra iniziativa – Appello per una Chiesa più sociale – come «un’esplosione di passioni incontrollate» oppure come una iniziativa «protestante» e «di sinistra».

Perciò, caro fratello Francesco ci rivolgiamo a te, chiedendoti di prendere in considerazione le nostre preoccupazioni circa la direzione della nostra Chiesa locale, quando sceglierai il nuovo arcivescovo di Praga. Speriamo che la Congregazione per i vescovi scelga al fratello Dominik un successore che non abbia paura di abbandonare il maestoso palazzo arcivescovile (che si trova nella vicinanza del Castello di Praga e invita quindi all’avvicinarsi del trono e dell’altare) e trasferirsi tra il suo popolo. Così facendo agirebbe secondo il tuo appello: «Siate pastori con “l’odore delle pecore”».

Il nostro desiderio è quindi che dopo le dimissioni del cardinale Duka avvenga, alla guida dell’arcidiocesi di Praga, non solo un cambiamento di persona: quanto desideriamo ardentemente è una rivoluzione di amore e tenerezza. Al posto di una Chiesa come struttura gerarchica speriamo in una sempre più autentica comunità. Una comunità viva e amorevole, sempre disposta ad aiutare i più deboli, i feriti, le persone ai margini della società e l’intera creazione. Ti ringraziamo perché sei la prova vivente che il vangelo dell’amore e della misericordia risuona in tutti i continenti del mondo e a tutti i piani della Chiesa cattolica.

Con amore per la madre Chiesa.

Lode a Lui, che abbraccia con la sua tenerezza tutto ciò che esiste.

Le tue sorelle e fratelli in Cristo.

 

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Un commento

  1. Giuseppe 22 febbraio 2018

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