Testimonianza di Virginio Bressanelli su Pio Laghi

di:

Carissimo don Francesco,

stamattina ho letto su SettimanaNews ciò che hai scritto. Concordo pienamente con la tua riflessione. Sono critico rispetto a delle  affermazioni di Mignone, nel suo libro su “Iglesia y Dictadura”. Credo che non sia sempre oggettivo e dubito che su alcune cose che ha detto sia documentato. Tuttavia, io stimo molto Mignone e mi sento solidale nel suo dolore e ammiro la sua lotta contro la dittatura a partire della “desparaición” degli otto catechisti (tra cui una suora della Misericordia e Mónica, figlia di Mignone), il 14 maggio 1976.

Su Pio Laghi non posso parlare tranne che su un fatto positivo che riporto in continuazione. Ciò che udivo di lui era che cercava di aiutare tutti i perseguitati che in qualche forma ricorrevano a lui. Ma mai ho avuto un rapporto diretto con lui su questo tema. Io ero prete giovane e solo una volta, insieme ad altri preti, sono andato a un incontro con lui per presentare la visione che avevano sul futuro della diocesi in cui stavamo lavorando apostolicamente. E devo dire che ci ha ascoltato, ha parlato poi con il vescovo di quella diocesi e al momento di nominare il vescovo ausiliare ha fatto un ottima scelta.

Il fatto positivo che posso riportare è il seguente. Lo scrivo in spagnolo perché mi è più facile.

Mons. Pío Laghi se ocupó de un sacerdote del clero de la Diócesis de Gualeguaychú (Entre Ríos), Pbro. Juan José Kratzer, quién estaba discerniendo su posible vocación religiosa con los Hermanitos del Evangelio del P. Foucauld. A este sacerdote lo conocía yo bastante bien, porque trabajó en la Pastoral Juvenil con varios sacerdotes de mi Congregación, y era muy querido por nosotros. Este sacerdote, después de la detención y desaparición de otros Hermanitos de su comunidad (entre ellos el P. Mauricio Silva Ibarnegaray  el 14 de junio de 1977, se refugió en la casa de los Sacerdotes del Sagrado Corazón (Dehonianos) en la calle Caracas 437. Allí vino el Nuncio Pío Laghi a buscarlo y lo condujo al aeropuerto de Ezeiza, acompañándolo hasta que despegó el vuelo que lo llevó a Caracas (Venezuela). Tengo oído que Mons. Pío Laghi actuó de la misma manera también con otras personas en igual o semejante situación.

[Mons. Pio Laghi si occupò di un sacerdote del clero della diocesi di Gualeguaychú (Entre Ríos), Pbro. Juan José Kratzer, che stava discernendo una possibile vocazione che lo chiamava tra i Piccoli fratelli del Vangelo di p. de Foucauld. Questo sacerdote lo conoscevo abbastanza bene, perché aveva lavorato nella pastorale giovanile con diversi sacerdoti della mia congregazione [i dehoniani, ndt] ed era molto benvoluto da noi. Questo sacerdote, in seguito all’imprigionamento e sparizione di altri fratelli della sua comunità (fra i quali il p. P. Mauricio Silva Ibarnegaray  il 14 giugno 1977 si rifugiò nella casa dei Sacerdoti del Sacro Cuore (dehoniani) in Calle Caracas 437 [Buenos Aires, ndt]. Lì venne il nunzio Pio Laghi a cercarlo e lo condusse all’aeroporto di Ezeiza, accompagnandolo fino al volo che lo portò a Caracas (Venezuela)). Ho saputo che mons. Pio Laghi tenne il medesimo comportamento con altre persone in situazioni uguali o analoghe].

Conoscendo la durezza dei militari nel tempo della dittatura, non credo che i diplomatici, neppure il nunzio, potessero influire decisamente in un cambiamento di rotta.  Sempre però rimangono aperte due questioni: la strategia scelta da parte dei vescovi non è stata adeguata al momento storico a mio avviso; sempre bisognerà pensare che probabilmente come Chiesa si poteva fare di più di ciò che si è fatto.

Non ho altro da aggiungere. Ti lascio con un abbraccio e mi dispiace di arrivare tardi, ma te la sei cavata molto bene. Uniti fraternamente nella missione comune della Chiesa per il Regno di Dio. Con affetto.

+ Virginio scj,
padre vescovo di Neuquén

 

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