16 novembre 1989, il Salvador piange 8 vittime

di: Fabrizio Mastrofini

Il 16 novembre prossimo ricorre il 30° dell’uccisione di 6 gesuiti e di due donne nel campus dell’Università dell’America Centrale in Salvador.

Le celebrazioni sono cominciate da diverso tempo all’Università dell’America Centrale (UCA) dei gesuiti di San Salvador. Il 16 novembre partecipa all’anniversario, tra gli altri, il teologo gesuita Jon Sobrino, scampato alla strage perché si trovava all’estero, e padre Michael Czerny, arrivato subito dopo nel paese centroamericano e oggi cardinale.

Facciamo un passo indietro – per i più giovani! – per raccontare che il 16 novembre 1989, sei sacerdoti gesuiti, la loro governante e la figlia di quest’ultima, sono stati assassinati nel campus dell’Università dell’America Centrale a San Salvador, su ordine dell’esercito. Le sei vittime erano nomi molto noti nella teologia e nella ricerca sociale: si trattava di Ignacio Ellacuría, Ignacio Martín-Baró, Juan Ramón Moreno, Amando López, Segundo Montes, Joaquín López y López, cui si aggiunsero Elba Julia Ramos e Celina Ramos (le due donne entrate nella traiettoria del fuoco).

30 anniversario strage UCA

Il paese viveva una gravissima situazione di guerra civile tra militari, rivoltosi, bande paramilitari. Stragi all’ordine del giorno, massacri crudeli di civili a cui la comunità internazionale assisteva impotente, nonostante le denunce e le prove del coinvolgimento nordamericano. Erano gli anni della paura del dilagare del comunismo nel «cortile di casa» degli Stati Uniti e faceva paura la teologia della liberazione di cui Ellacuría era un noto rappresentante.

Trent’anni dopo l’Europa ricorda soprattutto (soltanto?) la caduta del Muro di Berlino. Invece è il caso di cambiare Continente e di soffermarsi sulle stragi di allora, sui massacri dei civili inermi solo perché contadini e dunque rivoltosi per definizione, sulle fosse comuni, sulle indicibili torture, sulle coperture di cui hanno goduto assassini e mandanti, tuttora in larga parte impuniti.

Tra i sei gesuiti, il più noto è Ellacuría, ma, tra gli altri, chi ha dato un contributo rilevante è stato – ed è tuttora – Ignacio Martín-Baró, psicologo, autore di molti testi disponibili on line sul sito dell’Università Centroamericana. In italiano è stata pubblicata una raccolta di scritti col titolo Psicologia della liberazione, a indicare una chiave originale di ricerca. Per lui la psicologia aveva senso se, e solo se, era capace di contribuire all’evoluzione storica delle popolazioni e dei soggetti, smascherando i meccanismi del terrore e dell’oppressione.

Una cattedra a lui intitolata è presente nel Dipartimento di Psicologia dell’Università Javeriana della Colombia.

Le docenti Marcela Rodríguez Díaz, Maria Margarita Echeverri Buriticá, Maria Lucia Rapacci Gomez, hanno accettato di scrivere per SettimanaNews due contributi distinti.

Il primo relativo alla storia della nascita della Cattedra e il secondo il contributo specifico nella situazione della Colombia, un paese che, a sua volta, vive una complessa transizione dopo decenni di guerra civile.

La Cattedra internazionale

Scriveva Ignacio Martín-Baró: «Se la psicologia scientifica vuole davvero contribuire positivamente alla storia dei popoli, deve lasciarsi permeare da una rinnovata consapevolezza dei determinismi sociali […], la psicologia deve rifiutare una volta per tutte l’individualismo astratto che l’ha determinata fino ad oggi mettendo a fuoco l’essere umano a partire dalla sua situazione e dalla sua storia reale, che è una situazione e una storia sociale» (Psicología, ciencia y conciencia, San Salvador, UCA editores, 1977, p. 19)

L’idea di promuovere la Cattedra internazionale Ignacio Martín-Baró fa parte dell’eredità dei dirigenti del Dipartimento di Psicologia Sociale della Pontificia Universidad Javeriana di Bogotà ed è stata alimentata da diversi scenari ed eventi nella storia della Psicologia sociale nella facoltà.

In questo percorso si incrociano fatti che coinvolgono incontri, dibattiti e conversazioni con Ignacio Martín-Baró, tra il 1977 e il 1979, negli anni in cui lavorava nella nostra università; così come le discussioni del gruppo accademico degli insegnanti impegnati nel progettare una formazione orientata ai principi e alle riflessioni della teoria, della pedagogia e della psicologia latinoamericane, in cui i contributi di Paulo Freire e Ignacio Martín-Baró sono centrali.

Altri eventi hanno caratterizzato la creazione della Cattedra: la riprogettazione del programma formativo dal 1981, che definisce la psicologia sociale come un asse trasversale della formazione; la riformulazione dei piani di studio per una prospettiva sociale nella psicologia e la dinamizzazione del lavoro interdisciplinare.

Di questo tessuto collettivo fa parte anche lo sviluppo di azioni congiunte che rendano visibile una linea di pensiero psicologico interessata ad analizzare le molteplici espressioni e dinamiche dei nostri disordini sociali e culturali, sotto la spinta della sfida di creare possibili modi di vivere insieme nella nostra società. Da qui è cominciato un dialogo con l’Università Centroamericana José Simeón Cañas di El Salvador, la Pontificia Universidad Javeriana nella sezione di Cali e l’Università Alberto Hurtado del Cile, che hanno sostenuto la Cattedra come parte integrante delle loro impostazioni accademiche.

30 anniversario strage UCA

La Cattedra internazionale Ignacio Martín-Baró è uno spazio accademico interdisciplinare che promuove la riflessione collettiva, rigorosa e sistematica, attorno a questioni relative alle condizioni di violenza sociopolitica, al disagio etico e al suo rapporto con la salute mentale, nel contesto delle società latinoamericane.

La sua impostazione è di alta qualità accademica, rispetto della condizione umana e ricerca di alternative alle problematiche di natura psicosociale nella Regione.

In questo modo la Cattedra incorpora diversi saperi: quello accademico, quello di coloro che vivono gli effetti di diverse violenze e quello dei diversi attori sociali, con l’obiettivo di proporre vie di uscita dignitose e praticabili nei settori dell’assistenza psicosociale, delle politiche pubbliche, della convivenza dei cittadini.

Con questi scopi, dal 2006 sono stati sviluppati nell’ambito della Cattedra le seguenti attività:

  1. i dialoghi (incontri durante l’anno con l’obiettivo di far riflettere insegnanti e studenti attorno ad argomenti di interesse teorico e di ricerca per la Psicologia sociale nel contesto della realtà nazionale e latinoamericana);
  2. la Cattedra virtuale (con professori del Dipartimento di Psicologia della Pontificia Universidad Javeriana sezione di Cali, della Pontificia Universidad Javeriana di Bogotá e la Universidad José Simeón Cañas di El Salvador). Lo scopo è sviluppare uno spazio per l’apprendimento e la riflessione congiunta su ruolo e sfide della psicologia sociale in contesti latinoamericani, partendo dall’analisi critica delle condizioni di violenza sociale e politica che le caratterizzano.

L’evento centrale della Cattedra internazionale Ignacio Martín-Baró, che si tiene ogni anno, è inteso come uno scenario di discussione culturale e delle tematiche che meritano un posizionamento politico-pubblico in riferimento a decisioni che incidono nel benessere collettivo. In breve, è soprattutto un esercizio di cittadinanza democratica nel senso più ampio. La sua struttura ha un carattere polifonico che si esprime nella creazione di una varietà di scenari, con differenti punti di vista e forme di espressione. Durante la sessione di due giorni si lavora in maniera interdisciplinare per la costruzione collettiva di un pensiero complesso.

A partire dal 2008 questo evento ha iniziato a tenersi contemporaneamente nelle sezioni di Cali e Bogotà della Universidad Javeriana e all’Università Alberto Hurtado del Cile. In questo ambito sono state prodotte le seguenti pubblicazioni: Vigencia del pensamiento emancipatorio (2005, Impresa); Historia, memoria y ciudadanías: Memorias Cátedra IMB 2006 (Cd); Violencia sociopolítica, malestar ético, salud mental: Memorias Cátedra IMB 2007 (Cd); Acciones colectivas por la memoria y la identidad: Memorias Cátedra IMB 2009 (Cd); Reconfigurando la esperanza: prácticas sociales de la memoria y procesos de reparación local: Memorias Cátedra IMB 2010 (Cd); Las víctimas: testigos históricos, sujetos de justicia. Tiempos de reflexiones urgentes: Memorias Cátedra IMB 2011 (Cd). Recordar, dignificar, reparar: Avances y desafíos desde la perspectiva Psicosocial para la reparación integral: Memorias Cátedra IMB 2012 (Cd), Mujeres que construyen la vida. Historias de resistencia y paz en Colombia: Memorias Cátedra IMB 2013 (Cd) y Notas en clave de Psicología: Reflexiones urgentes en torno a la violencia sociopolítica y el malestar ético, Cátedra Internacional Ignacio Martin Baro (2012, impresa) Cátedra IMB 2014. Ampliar el presente. Conversaciones para tiempos de paz en Colombia. Cátedra IMB 2015. Memorias y Reconciliación. Hilando las texturas de un país posible. Cátedra IMB 2016. Polifonías de la reconciliación y poéticas para la paz. Cátedra IMB 2017. La vida cotidiana en la urdimbre de la paz. Cátedra IMB 2018. Quehaceres, devenires y desafíos de los Acuerdos de paz en Colombia.

Nel contesto colombiano

Ed ecco alcune riflessioni sull’importanza, oggi, dell’opera di Ignacio Martín-Baró, calate nel contesto sociale della Colombia che vive una complessa transizione verso una pacificazione sociale dopo decenni di guerra civile.

Il pensiero di Ignacio Martin Baró e i suoi sviluppi ci hanno permesso di comprendere la natura del danno, il riconoscimento delle vittime, gli esercizi di memoria e le sfide della costruzione della pace in Colombia. Consapevolezze che dialogano con le politiche pubbliche, le istituzioni, le organizzazioni delle vittime, le organizzazioni di base.

Il riconoscimento di queste realtà sociali legate alle nostre pratiche pedagogiche ha arricchito il lavoro con i nostri studenti, invitandoci a continuare l’impegno verso una conoscenza che stimoli ad immaginare altri scenari e mondi possibili, articolando azioni che ci aiutino a pensare a programmi comuni di impatto su questi temi chiave della realtà colombiana. Abbiamo una Cattedra virtuale che affronta il pensiero di Ignacio Martín-Baró e una rete di lavoro collaborativo con università affiliate e organizzazioni sociali.

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Ignacio Martín-Baró

Ora, se guardiamo ai “protagonisti” del contesto colombiano, entriamo in contatto con le dinamiche e le logiche della guerra e della violenza; dobbiamo capire che l’insieme delle relazioni sociali è attraversato da queste dinamiche e da logiche che si installano nei processi relazionali, segnati dalla paura e dalla diffidenza; con effetti che vanno oltre gli individui e trascendono i collegamenti e i vari campi di interazione, costruendo soggettività, linguaggi e pratiche sociali, che sono espresse nel modo in cui le persone percepiscono il mondo, definiscono le modalità per interpretarlo, agire dentro di esso, trovare il proprio posto lavorativo e professionale.

Per quanto riguarda la costruzione della pace nella situazione della Colombia, la firma dell’accordo tra il governo e le FARC, i risultati dell’approvazione dello stesso e le condizioni per la sua implementazione ci mostrano, da un lato, una società divisa dalla promessa di passare ad uno scenario di riconciliazione e costruzione della pace; dall’altro lato, abbiamo un assetto istituzionale che non ha la capacità di creare le condizioni che rendano possibile l’attuazione dell’accordo, con la resistenza a trasformare quei problemi strutturali all’origine della violenza sociale e politica che è a sua volta alla base del conflitto armato.

Ripristinare le relazioni di una società colpita dalla guerra implica il passaggio da una grammatica della guerra a una grammatica della pace, creando le condizioni per la rottura definitiva del legame tra armi e politica.

Per quanto riguarda la giustizia della fase di transizione e i suoi meccanismi legali di chiarimento storico, memoria e riparazione, è importante favorire il riconoscimento dei diritti delle vittime alla verità, alla giustizia, alla riparazione e alla non ripetizione; riconoscere le gravi violazioni dei diritti umani, assegnando le responsabilità per alcune di queste violazioni, rendendo visibile una storia ancora non riconosciuta che faccia vedere e sentire l’entità del danno e il dolore causato.

Tuttavia è necessario sapere che il linguaggio dei diritti legali e umani ha dei limiti, “rende leggibili” alcune forme di sofferenza e ne rende altre “illeggibili” a causa della priorità data alla “necessità della riconciliazione nazionale” rispetto agli altri bisogni delle vittime: distorce le loro narrazioni (modifica i significati, ignora la dimensione emotiva del danno). Non è necessariamente un’opportunità per curare le ferite o ricomprendere il significato della sofferenza emotiva.

Nelle parole di Rebecca Saunders (docente alla Illinois State University, ndt) è necessario «considerare cosa si guadagna e cosa si perde quando le espressioni legate alla sofferenza sono tradotte nel linguaggio normalizzato dei diritti umani».

Infine, per quanto riguarda la trasformazione delle relazioni frantumate, il compito di creare fiducia nello Stato e nella società suppone di percorrere un complesso cammino per «coltivare lo spirito di cittadinanza, un dibattito pubblico, pluralismo e inclusione».

Nel campo della formazione è necessario continuare ad avanzare in tre ambiti:

– sviluppare una sensibilità etico-politica (impegno ad una lettura sistemica del danno, trasformazione degli spazi di accompagnamento riconoscendo le diverse dimensioni dei danni, necessità e diritto di tutte le vittime all’aiuto e al supporto psicosociale);

– lettura del contesto come luogo di scambi, interazioni e scenari in cui i fatti si verificano e hanno significato e dove si elaborano le differenti versioni dei fatti stessi;

– sviluppare abilità e capacità per comprendere, assistere e accompagnare i gruppi e le organizzazioni, per favorire azioni come la caratterizzazione psicosociale, workshop di riflessione, esercizi di memoria, elaborazione di mappe a partire dalle reti sociali, dialoghi significativi per la vita personale (Marcela Rodríguez Díaz, Maria Margarita Echeverri Buriticá, Maria Lucia Rapacci Gomez).

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