I gesuiti accorpano le Province mitteleuropee

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In tempi di declino numerico, i gesuiti compiono un taglio radicale: a partire dal 2021 le Province di Germania, Austria, Svizzera e Lituania-Lettonia verranno accorpate così da formare una sola Provincia costituita da 443 membri. P. Bernhard Bürgler è stato nominato provinciale di questa provincia. Nell’intervista rilasciata a Renardo Schlegenmilch, per la trasmittente Dom Radio di Colonia, spiega di cosa si tratta e le ragioni per cui è stata presa questa decisione. La traduzione è di Antonio Dall’Osto.

  • Padre Bernhard, la fusione delle province dell’Europa centrale è in programma già da alcuni anni. Come si è giunti a questa decisione?

Il retroscena è naturalmente la diminuzione del numero dei membri in diverse regioni del mondo e in varie Province. Lo scopo, inoltre, è anche di creare una struttura che serva alla nostra missione. Questo attualmente in alcune regioni e province non è più possibile.

Si poneva così l’interrogativo: come potrebbe configurarsi questo progetto in Europa centrale? Ci furono vari incontri tra le Province per discutere quali e con quali di esse si poteva costituire un’unità in vista del futuro. Si è così giunti alla determinazione di unificarsi. Le Province tedesca, austriaca, svizzera e lituana-lettone hanno detto: dobbiamo iniziare insieme questo processo e insieme continuarlo e, alla fine, il risultato sarà la nascita della Provincia mitteleuropea.

  • Lei parla di «una struttura che serva alla missione», quand’è che ciò non è più possibile?

Più una Provincia si fa piccola, più difficile diventa anche la missione. Pensiamo, per esempio, al fatto di una Provincia che ha delle istituzioni per le quali ci sono sufficienti membri capaci e impegnati. Se si è in un’unità più grande, è più facile trovare confratelli del genere. Perciò è più agevole anche portare avanti la missione che si desidera.

Al contrario, è anche vero che, se in una Provincia ci sono persone con particolari talenti, in una unità più piccola potrebbe non esserci un posto adatto per loro. In un’unità più grande, questo è più facile. Ecco una delle ragioni che suggeriscono di dar vita ad un’unità più grande costituendola come Provincia.

  • È certo che anche la collaborazione internazionale ha un ruolo più grande in un’epoca in cui le tendenze nazionaliste si stanno rafforzando. Come gestire questo conflitto, questa sfida?

Concordo con lei sul fatto che lo spirito del tempo porta a chiudersi nel proprio contesto nazionale. Il carisma del nostro ordine va fin dall’inizio in direzione opposta. I primi compagni del nostro fondatore Ignazio di Loyola provenivano da diverse nazioni. Ignazio non ha mai pensato in termini nazionali, ma in senso universale. Sia per quanto riguardava le regioni dove ha inviato o voleva inviare le persone, sia anche da dove queste provenivano.

Strettamente parlando, noi come religiosi non entriamo in una Provincia, ma nella Compagnia di Gesù. Con tutto il rispetto per la nazionalità, la cultura, le condizioni del luogo, ciò che è importante per Ignazio lo è anche per noi. Penso che proprio per questo tempo la nostra scelta possa essere un segnale che invita a superare i confini nazionali. La nostra scelta può mostrare che una visione più ampia ha dei vantaggi e corrisponde meglio anche alla visione cristiana.

  • Ciò deve servire anche a preparare l’ordine dei gesuiti per il futuro. Come si prospetta la vostra visione dell’ordine e della Chiesa per il futuro?

Come ordine, naturalmente rispettiamo le nostre risorse sia finanziarie sia personali. Ma mi auguro di poter essere presenti, rilevanti ed efficaci nei più svariati settori.

Noi abbiamo collegate tra loro tre aree: spiritualità, istruzione e ambito sociale. Se consolideremo queste aree, allora credo che potremo offrire un contributo alla gente e anche nella Chiesa e per la Chiesa.

  • Come provincia dell’Europa centrale del più grande ordine maschile cattolico, voi avete anche il peso della Chiesa mondiale, soprattutto perché con papa Francesco avete per la prima volta un gesuita come papa. Volete far sentire anche in Vaticano la vostra voce, o guardate prima al vostro interno per tenere unite le comunità?

Penso che tutti e due gli aspetti siano importanti e io li considero ambedue come mio compito. Naturalmente, prima di tutto dobbiamo guardare all’interno, cioè nei luoghi in cui operiamo, ma dobbiamo anche aprirci all’esterno.

Non siamo qui solo per noi stessi, ma per la gente e lo facciamo a servizio alla Chiesa. Per questo, credo che sia una buona cosa essere una voce nella Chiesa e una voce anche per la guida della Chiesa.

  • La sua Provincia dal prossimo anno avrà 443 membri, con cui lei come provinciale dovrà rapportarsi. La preoccupa questo grande impegno?

Ho un grande rispetto per questa sfida. Penso che sia un grande compito, in particolare la cura personalis, come noi la chiamiamo, cioè la cura dei singoli confratelli. Con questo numero e questa dimensione, mi trovo davvero davanti ad una grande sfida.

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