Gesuiti spagnoli: riconoscere per guarire

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gesuiti abusi

È la prima indagine organica sugli abusi sessuali da parte di un ordine religioso in Spagna. Le province dei gesuiti hanno pubblicato il 21 gennaio un rapporto sugli abusi commessi dai propri religiosi. Dal 1927 al 2020 hanno subito violenze 81 minori e 37 adulti da parte di 96 religiosi gesuiti.

Nella conclusione del testo (24 pagine di scritto e tabelle) si dice: «Lo studio è limitato, ma è un tentativo di camminare verso la verità. In futuro sicuramente sorgeranno nuove domande. Non affermiamo che quanto scritto è tutto ciò che è successo, ma è tutto quello che abbiamo saputo finora. Non pretendiamo che il presente possa cancellare il passato. Il passato, disgraziatamente non si può cambiare. Vi sono in esso dolore, storie di abusi come anche risposte insufficienti che hanno aggravato la sofferenza delle vittime. Per quello che ci riguarda chiediamo perdono.

Come Compagnia di Gesù in Spagna vogliamo esprimere in forma inequivocabile la nostra determinazione di contribuire alla lotta contro la tragedia degli abusi. È l’intera società che deve prendere consapevolezza. È l’insieme della cultura che si è mostrata insufficiente per proteggere quanti, in determinati momenti, erano in situazione di vulnerabilità. Non ci spetta pretendere responsabilità da altri senza chiederla a noi stessi. Dobbiamo guardare in faccia quello che è successo. Non dobbiamo minimizzarlo né accontentarci se i dati sono più o meno rilevanti. Non sono comunque tollerabili. E non sono cifre. Sono vite e storie reali. Storia di uomini e donne che hanno subìto come la mancanza di limite di quanti dovevano saperlo li ha sottoposti all’abuso.

E la storia di quanti, incapaci di riconoscere il limite, sono diventati aggressori, provocando ferite che a volte persistono per tutta la vita. La storia di quanti denunciarono e furono ascoltati e di quanti lo dissero e furono scarsamente seguiti. La storia di decisioni insufficienti, che affrontavano gli abusi senza avvertirne la gravità. E di quanti non seppero vedere o non volevano credere. Dietro le cifre ci sono tutte queste storie. Speriamo diventino una memoria lucida e una scuola per l’oggi e il futuro perché non accada di nuovo. Ancora una volta esprimiamo la nostra richiesta di perdono, il nostro dolore per quello che è successo e il nostro impegno a contribuire con quanto è in nostro potere per camminare verso una società libera dagli abusi».

Progressiva chiarezza

Davanti alle prime denunce c’è stato nella Chiesa una diversificata reazione: dallo scetticismo all’incredulità, dalla negazione alla rabbia. Per molti non era possibile che fosse successo. Per altri si sarebbe dovuto riconoscere il legame necessario fra celibato e abuso. Qualcosa di simile è successo anche nella Compagnia, che obbliga ora ad ascoltare la voce delle vittime e il loro dolore. «E ci fa male che dei nostri confratelli gesuiti con cui abbiamo vissuto e condiviso la missione abbiamo superato quelle linee che non vanno mai oltrepassate».

Vi è stato negli ultimi decenni un cambiamento di sensibilità che ha mostrato l’insufficienza delle misure allora in vigore: avvertimenti, cambio di sede, invito al silenzio. La richiesta di perdono per non essere stati all’altezza del Vangelo si trasforma in decisione perché le strutture della Compagnia diventino luoghi sicuri per i minori e i vulnerabili. Con discipline e protocolli da aggiornare via via.

Il testo parla di abusi in un’accezione molto ampia (sessuali, di potere, di condizionamento ecc.) ed è stato elaborato in base agli archivi della Compagnia, alle memorie dei provinciali, all’ascolto delle vittime che si sono presentate, di gesuiti e laici che potevano sapere qualcosa e attraverso i media. È probabile che qualcosa sia sfuggito. Si parla di numeri e cifre, ma non si fanno nomi. Perché molte vittime l’hanno chiesto, perché alcuni casi sono già pubblici, perché la profonda diversità degli abusi non uniformi gli aggressori ai casi più gravi.

Come già scritto, le vittime sono 81 minori e 37 adulti in un periodo di 93 anni. Per gli abusi sui minori, 17 riguardano gesuiti viventi (6 ragazze e 11 ragazzi) e 47 gesuiti già morti (12 ragazze e 35 ragazzi). Per gli abusi sugli adulti, 8 riguardano gesuiti ancora viventi e 23 gesuiti morti. Per quanto riguarda le denunce pubbliche: fra il 1967 e il 2012 sono 17: 3 riguardano gli anni ’60, 2 i ’70, 3 gli anni ’80, 3 quelli ’90 e 6 successivamente. In corso vi è un processo civile e un processo canonico. Le denunce riguardanti gesuiti defunti, sempre sui minori, sono 48.

Per quanto riguarda le denunce di abusi sugli adulti: per gesuiti ancora vivi sono 8, per gesuiti già morti sono 23. In 19 casi sono state prese in considerazione anche accuse non circostanziate e mormorazioni diffuse che hanno riguardato 15 religiosi, ma senza esiti convincenti. Vi è il caso di una pretesa vittima che ha accusato 9 religiosi che è stata condannata in tribunale per ricatto.

I predatori: 1,8%

I 96 gesuiti accusati fra il 1927 e il 2020 vanno collocati dentro gli 8.782 religiosi della Compagnia attivi negli stessi anni. Gli accusati rappresentano l’1,08%. Uno studio comparativo su un caso statunitense (John Jay College) offre cifre assai più allarmanti, parlando di una percentuale di aggressori fra i religiosi che sale al 4,2%. I dati vanno comunque presi con cautela perché ci possono essere casi di abusi non ancora censiti.

I luoghi più comuni degli abusi sono le istituzioni educative (collegi, scuole e dintorni) rispetto a cui i nuovi protocolli di comportamento sono già in esecuzione. A seguire, le case delle vittime, che testimoniano una fiducia drammaticamente violata.

Per quanto riguarda le vittime che non portano alcuna responsabilità in ordine agli abusi, il testo lamenta una qualche resistenza dei responsabili a riconoscere il coinvolgimento di comunità e di opere. La volontà della Compagnia è ora di ascoltare le vittime, di risponde alle loro esigenze, di facilitare le cure e, possibilmente, la riconciliazione.

Le province religiose intendono dar vita a un’associazione esterna alla Compagnia, più facilmente accessibile a tutti, anche a coloro che non intendono avere più alcun rapporto coi religiosi. Si sta anche elaborando un protocollo che prevede riparazioni e compensi per le vittime, senza alcuna pretesa di cancellare lo scandalo e la sofferenza.

Il rapporto accenna anche al doloroso rapporto con confratelli che si sono macchiati di abusi, anche se oggi vi è maggior chiarezza nella definizione dei crimini e delle responsabilità. Ma anche nei loro confronti vi è un cammino da perfezionare che trovi l’equilibrio fra esigenze insopprimibili di giustizia e la possibile riconciliazione, fra il rigore dei metodi e la necessità di non sprecare vite e generosità.

La reazione dell’opinione pubblica, spagnola e non, è stata positiva, anche se le associazioni delle vittime avrebbero preferito la pubblicazione dei nomi e un impegno più esplicito per i compensi. Il coraggio della Compagnia dovrebbe fare scuola, anche se le cifre dovessero rivelarsi imbarazzanti. Come ha fatto notare il quotidiano El País. Nei suoi archivi ci sono 123 presunti predatori nel clero, di cui solo 8 gesuiti. Lo studio della Compagnia fa supporre numeri ben più consistenti. Ma la verità è la condizione di ogni fecondità futura.

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