
Foto di Geoffroy Hauwen su Unsplash.
Si terrà il 24 febbraio 2026 presso la Pontificia Università Antonianum, la Giornata di studio Giuridico-Pastorale organizzata dalla Facoltà di diritto canonico della stessa Facoltà, con il gratuito patrocinio dell’Associazione Canonistica Italiana, dal titolo “Discernere e accompagnare nella verità, la fragilità matrimoniale tra procedura giuridica e cura pastorale”. La Giornata si svolgerà in due modalità: in presenza o online per la sessione mattutina e solo in presenza per la sessione pomeridiana, ove sono previsti due laboratori da scegliere al momento dell’iscrizione all’indirizzo antdiritto@gmail.com inserendo come oggetto “24 febbraio 2026 – PUA”. Nel momento dell’iscrizione si prega di specificare non solo la modalità di partecipazione, ma possibilmente anche la propria provenienza e attività ecclesiale che si svolge. Di seguito una intervista ai due organizzatori della Giornata di studio, i professori Sardella e Tupputi, che ringraziamo per le loro risposte e a cui auguriamo una favorevole riuscita dell’evento.
- Professore Sardella, come nasce l’idea di questa giornata di studio giuridico-pastorale? Quali i temi che verranno trattati?
L’iniziativa scaturisce da un’esigenza pastorale concreta: osserviamo quotidianamente quanto sia diffusa la crisi matrimoniale, fenomeno che tocca non soltanto la società civile ma anche le comunità ecclesiali. Di fronte a questa realtà, la Chiesa non può limitarsi a un approccio puramente normativo o, al contrario, meramente consolatorio. Serve piuttosto un discernimento che sappia integrare sapienza teologica e prassi giuridica.
La giornata è stata strutturata secondo una logica progressiva. Nella sessione mattutina affronteremo innanzitutto il fondamento biblico del matrimonio, per poi esaminare l’evoluzione del magistero pontificio da Familiaris consortio fino ad Amoris laetitia. Concluderemo con un’analisi delle innovazioni introdotte dal motu proprio Mitis Iudex Dominus Iesus, che ha profondamente rinnovato i processi matrimoniali orientandoli verso una maggiore prossimità pastorale.
Nel pomeriggio privilegeremo il confronto pratico attraverso workshop dedicati: uno focalizzerà sull’accompagnamento delle coppie nei percorsi canonici, l’altro esplorerà metodologie innovative per la pastorale familiare contemporanea. L’intento è fornire agli operatori ecclesiastici competenze operative concrete e, al contempo, promuovere una riflessione sulla necessaria armonia tra dimensione giuridica e sollecitudine pastorale.
- Professore, qual è lo stato attuale e il ruolo del Codice di Diritto Canonico nella Chiesa di oggi? Quale l’approccio che si ha nella Facoltà di Diritto Canonico della Pontificia Università Antonianum?
Il diritto canonico attraversa una fase di particolare vitalità. Lungi dall’essere un repertorio di prescrizioni immutabili, esso si configura come strumento dinamico al servizio della comunione ecclesiale e dell’annuncio evangelico. Le recenti riforme pontificie hanno accentuato questa prospettiva, specialmente nell’ambito matrimoniale, dove si è privilegiata un’interpretazione che valorizza tanto la ricerca della verità quanto l’esercizio della misericordia.
Il Codice attuale assume pertanto una funzione di orientamento per la vita ecclesiale, garantendo che le strutture giuridiche non costituiscano ostacoli alla salus animarum ma ne facilitino piuttosto il perseguimento.
Il nostro percorso formativo riflette questa visione. Non ci proponiamo di preparare meri tecnici del diritto, bensì canonisti capaci di coniugare competenza scientifica e attenzione alle persone. La metodologia didattica privilegia il dialogo interdisciplinare: ogni insegnamento si apre al confronto con altre scienze ecclesiastiche, dalla teologia alla pastorale. Questo approccio risente certamente dell’ispirazione francescana che permea il nostro ateneo: educhiamo i futuri canonisti all’arte dell’ascolto, alla capacità di discernimento nei casi complessi, alla ricerca di soluzioni che onorino simultaneamente le esigenze della giustizia e quelle della carità pastorale.
La giornata odierna rappresenta emblematicamente questa filosofia formativa: il diritto canonico come sapienza pratica che accompagna il popolo di Dio nel suo pellegrinaggio di fede.
- Professore Tupputi, lei terrà una relazione in cui affronterà il tema del discernimento giudiziale e l’accompagnamento pastorale, due dimensioni richiamate nel MIDI e in AL in che modo sono recepite giustizia e pastorale nella Chiesa in questo cambiamento d’epoca?
In un processo di discernimento e di accompagnamento giustizia e pastorale sono due facce della stessa medaglia che non possono essere messe in opposizione, ma al contrario in connessione tra loro, facendo salvo sempre il perseguimento della verità in una determinata situazione di fragilità dei legami matrimoniali. Pertanto, possiamo affermare ed evidenziare come questo logica di connessione e reciprocità tra giustizia e pastorale sia sempre più parte dell’azione ordinaria nella Chiesa, grazie al magistero plurisecolare della Chiesa che è stato ben ribadito, ripreso e ampliato nei due documenti (MIDI e AL) del compianto papa Francesco. In questi due testi pontifici si evince chiaramente l’idea del legislatore di ribadire il connubio tra diritto e azione pastorale nella Chiesa, cosi come l’importanza di recuperare uno stile di prossimità e di reciprocità che ponga al centro la persona e la sua salus nella condizione umana che la vede come creatura.
Detto ciò, mi piace vedere la giustizia canonica come una stadera capace di armonizzare dimensione umana/pastorale con la dimensione giuridica per il bene delle anime, suprema legge della Chiesa. In tal senso, è necessario fare in modo che nella Chiesa la pastorale si serva del diritto che come un suo distillato, uno strumento chiaro, appunto giuridico, può aiutare a procedere su un terreno accidentato qual è il mondo e divenire, così, uno strumento che facilita la vita cristiana. Una buona conoscenza del diritto, infatti, risparmierebbe molte fatiche pastorali: nel diritto è già delineato molto, vengono offerti gli strumenti per la gestione pastorale delle varie situazioni.
Per poter fare ciò credo sia, ancora, molto importante superare un certo pregiudizio nei confronti della scienza canonica e coglierne il suo significato pastorale e, parimenti, il nesso stretto tra pastoralità e giuridicità evitando così una tendenza spiritualista disincarnata che avvolte esalta la carità contro la giustizia, la Chiesa della carità, della misericordia contro la Chiesa della giustizia.
Per cui, come ebbe a dire il teologo Louis Bouyer (1913-2004): «pensare che basterebbe rifiutare nella Chiesa il diritto per ritrovare la Chiesa della carità, sarebbe infilare la strada delle più rovinose illusioni. Una Chiesa che ripudiasse il diritto correrebbe il rischio di essere non la Chiesa della carità, ma la Chiesa dell’arbitrio».
- Professore quel è la sua percezione del Vangelo della famiglia oggi? Qual è il ruolo del canonista, del parroco e della pastorale familiare di fronte alla famiglia e in modo particolare nei confronti delle situazioni di crisi coniugale o di fallimento matrimoniale?
Leggendo il cap. II di Amoris laetitia (AL) e guardando l’attuale contesto storico-ecclesiale ci si può rendere conto che l’attuale situazione delle famiglie cristiane e la vita familiare incontra molteplici crisi culturali, sociali e, soprattutto, spirituali. La caduta a picco della celebrazione del sacramento del matrimonio, l’inverno demografico, l’emergenza educativa sono alcune delle sfide che la Chiesa è chiamata ad affrontare con attenzione e coraggio. Si può constatare come il settore della pastorale familiare sia in forte emergenza. Tuttavia, di fronte a questo cambiamento antropologico e culturale, benché le sfide ci possano preoccupare non possiamo e non dobbiamo cadere nella trappola di lamenti autodifensivi, ma dobbiamo compiere uno sforzo più responsabile e generoso che consiste «nel presentare le ragioni e le motivazioni per optare in favore del matrimonio e della famiglia, così che le persone siano più disposte a rispondere alla grazia che Dio offre loro» (AL 35).
La Chiesa è chiamata ad accompagnare le famiglie con tenerezza e fermezza, con chiarezza e compassione, lungo il loro cammino tra luci e ombre. Occorre che la Chiesa tutta, famiglie, consacrati/e, ministri ordinati, individui come anche comunità, movimenti e istituzioni siano coinvolti in un movimento che non può che essere sinodale, ovvero di ascolto e discernimento comunitario. Occorre, insomma, risvegliarsi tutti, prendere atto del cambiamento d’epoca e raccogliere le energie necessarie perché come Chiesa locale (in base ai propri costumi, bisogni, sfide locali e culture) si abbia lo slancio di avviare un processo di ripensamento dell’azione pastorale matrimoniale. Questo comporta, da parte di coloro che accompagnano i futuri sposi di compiere un maggiore sforzo nell’accertarsi che i contraenti conoscano (non solo teoricamente ma soprattutto praticamente) la natura e le implicazioni del matrimonio.
In questo percorso, di conseguenza, siamo invitati tutti (clero e operatori pastorali e della giustizia) a guardare la famiglia con realismo e speranza e non contrapporre misericordia e verità nelle varie situazioni della famiglia e delle sue fragilità. Come Chiesa siamo chiamati, come esorta papa Leone XIV, ad essere “pescatori di famiglie” mettendoci accanto alle varie situazioni matrimoniali, senza perdere la speranza, offrendo ad ogni fedele con cui interagiamo l’incontro con la tenerezza di Dio. Nell’azione pastorale, dunque, elemento imprescindibile per questo processo di rinnovamento e di conversione ecclesiale deve restare la formazione specifica e sinodale per i presbiteri, laici e operatori pastorali e della giustizia (in materia di pastorale giudiziaria matrimoniale e di pastorale familiare), così come favorire una sinergia tra pastorale giudiziaria, intesa come azione capace di facilitare la vita cristiana, e l’agire della pastorale familiare al fine di colmare il divario spesso esistito tra la vita quotidiana dei fedeli, la pastorale ordinaria e i Tribunali ecclesiastici.
A tal riguardo, e nel rispetto dei diversi membri della comunità cristiana, importante è l’apporto che può dare, ad esempio, un Tribunale ecclesiastico ai pastori e agli operatori pastorali impegnati nella cura pastorale offrendo una consulenza specializzata non solo per l’avvio di un processo di nullità, ma anche consigli concreti per migliorare il percorso di formazione dei fidanzati al matrimonio che, alla luce delle carenze e dei fallimenti riscontrati nei processi matrimoniali, comporta un atteggiamento mentale ed un serio momento di riflessione che permetta ai futuri sposi di approcciarsi alle nozze con un adeguato e congruo discernimento.
In tal modo si comprenderà, da un lato, che la giustiziale ecclesiastica non è un apparato burocratico, ma un servizio alla Chiesa e alla dignità del matrimonio. Dall’altro lato, che la formazione solida, trasversale, interdisciplinare e permanete di presbiteri, laici e operatori pastorali e della giustizia è imprescindibile per evitare interpretazioni distorte del magistero e della normativa della Chiesa in materia matrimoniale e cosi tutelare sinceramente la verità del sacramento del matrimonio. In tutto questo grande responsabilità sarà quella di ogni singolo vescovo che, sull’esempio del Buon Samaritano, deve garantire sempre una prossimità e una cura pastorale in cui giustizia e misericordia siano segno concreto e tangibile della vicinanza della Chiesa ai sui figli. Di una Chiesa madre e maestra che non rinuncia alla verità dottrinale ma pone al centro la realtà concreta delle famiglie, con le loro ferite, le loro ricerche e le loro speranze.
- Pubblicato sul sito Vox Canonica (qui).





